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Fabrizio Gifuni in Portobello
Nello scorso dicembre è arrivata la notizia che Netflix aveva raggiunto un accordo con la Warner Bros-Discovery. Alla modica cifra di 82.7 miliardi Netflix ha inglobato il progetto di David Zaslav, non solo HBO e HBO Max, ma anche gli studi televisivi e cinematografici vincendo su competitor come Paramount e Comcast. Potrebbe volerci un trimestre o forse più, per questa fusione, ma HBO Max, nell’attesa, sbarca in Italia per non fare prigionieri: non solo i prezzi non sono competitivi (non ci sono periodi di prova) ma per quanto sia ancora “esiguo” il catalogo (esattamente come Netflix Italia all’inizio) ha una identità ben precisa che sembra intenzionata a mantenere. Il meglio, o il prodotto hype del momento, lo paghi (vedi Euphoria).
Diciamolo, la Warner Bros-Discovery ha tra le sue produzioni alcune delle serie e dei film più amati dal pubblico: dagli storici Friends e Sex and the City a Il trono di spade, passando per il recente e pluripremiato The Pitt, l’atteso Cavaliere dei Sette Regni, il neopremiato ai Golden Globe il film Una battaglia dopo l’altra, tutti i film di Harry Potter, l’ultimo Superman, e da febbraio la serie nostrana sull’arresto di Enzo Tortora, Portobello.


A Knight of the Seven Kingdoms
(Steffan Hill/HBO)Cosa cambia e cosa sta cambiando?
Se avete Netflix, Sky o Now vi sarete resi conto di come tra dicembre 2025 e gennaio 2026 il catalogo sia cambiato. Quando è apparso su Netflix l’annuncio che Friends sarebbe scaduto il 30 dicembre sono rimasta perplessa: era dal primo vagito della piattaforma che Friends era lì, una delle colonne portanti insieme a Una mamma per amica (quest’ultimo anche su Disney+). Dopo la maratona su Sky Collection a dicembre, prossimamente, Friends sparirà anche da Sky, così com’è successo per Sex and the City e i Soprano. Diverso il caso di The Pitt, di cui rimarrà fino alla scadenza la prima stagione, mentre su HBO Max è già presente la seconda.
Dopo i due precedenti accordi fallimentari con AOL nel 2001, il successivo nel 2018 con AT&T (con un totale di perdite per più di 100 miliardi di dollari) questa lenta transizione con Netflix che, in teoria, dovrebbe completarsi in primavera, sembra destinata a funzionare. Non solo Netflix così distacca i competitors storici come Amazon Prime Video e Hulu (Disney+) negli Stati Uniti, ma anche globalmente si impone come major rispetto agli altri sia in termini di distribuzione on-demand che di produzione e distribuzione, assicurando alla Warner il giusto passaggio dei suoi film nelle sale cinematografiche.
Nonostante i colpi maggiori, almeno in termini di serie e cinema, sembrano subirli Sky e Now, neanche Netflix sembra esente, per ora, da una forma di competizione tacita con l’immenso e potenziale catalogo che ha ancora Warner Bros-Discovery da sfoderare una volta che vari accordi saranno scaduti (neanche Mediaset è esclusa). Probabilmente l’accordo con Netflix potrebbe rivelarsi l’unico di successo in venticinque anni di vendite e fusioni, sia per espandere Netflix in termini di produzione che la Warner a non rimanere un colosso solo del Novecento.


Friends
(Webphoto)La guerra delle quattro rose
In quanto ai piani tariffari HBO Max non è qui per farsi degli amici, ma per intrattenere il pubblico e prenderlo dagli altri.
HBO Max
- Base con pubblicità: 5,99€/mese (2 dispositivi, Full HD)
- Standard: 11,99€/mese (2 dispositivi, Full HD, 30 download)
- Premium: 16,99€/mese 4 dispositivi, 4K UHD, Dolby Atmos, 100 download
- Pacchetto Sport: +3€/mese (eventi sportivi)
Netflix
- Standard con Pubblicità: 6,99€/mese 2 dispositivi
- Full HD Standard: Circa 12,99€/mese 2 dispositivi
- Full HD Premium: 17,99€/mese fino a 4 dispositivi
- 4K Netflix + Sky + Pacchetto Intrattenimento plus (promo per 18 mesi): 14.99 €/mese
Disney+
Al momento Disney è con Prime Video l’unica tra le major a offrire la possibilità di abbonamento annuale.
- Standard con Pubblicità: 5,99€/mese con l’opzione
- Standard: 10,99€/mese o 109,90 €/anno
- Premium: 15,99€/mese o 159,90 €/anno 4K, UHD
Un utente plus per 5,99€/mese con pubblicità o 6,99€/mese per le versioni standard e premium
Prime Video
- 4.99 €/mese oppure 49.90 all’anno
Per i giovani tra i 18 e i 22 e gli studenti c’è un abbonamento agevolato:
- 2,49 €/mese oppure 24,95 all’anno
Prime Video è l’unico a offrire i download insieme a HBO Max.
Comparando i nomi più ricchi quanto a offerta (ho escluso Apple TV e Paramount+) si può capire anche perché Netflix sia leggermente più caro degli altri, benché mantenga l’opzione del rimborso dopo una settimana, togliendo però il periodo di prova gratuito. Benché abbia già perso grossi titoli come Friends, e stia per perderne altri come Rick & Morty, Netflix rimane la piattaforma col catalogo più espanso e al contempo l’interfaccia utente migliore, la più intuitiva.
Prime Video, che iniziò con una interfaccia da incubo in quanto a termini di agevolezza nel cercare o scegliere un titolo, mantiene comunque tra i tanti e i troppi pacchetti che offre (inclusa HBO Max in versione base e standard) un sistema piuttosto dispersivo che non rende giustizia sia all’offerta che alle novità come i canali in diretta (ricalcando il modello di Plex). Stessa cosa vale per HBO Max che mischia nella sezione HBO serie e cinema indiscriminatamente. Sicuramente, per ora, HBO Max ha un tipo di navigazione simile a Prime Video con un netto margine di miglioramento, si spera.


Un oscuro scrutare: chi parte e chi arriva
Al netto delle offerte online dei servizi on-demand, più gli infiniti pacchetti offerti da Prime Video, inevitabilmente delle piattaforme scompariranno. Discovery+ perdendo canali come Giallo (ha un suo sito con dirette streaming) e dovendo “condividere” Eurosport (che Sky ha perso) con TimVision, Prime Video, Dazn e ora con la fusione Warner, ha perso un po’ la sua ragion d’essere nonostante costasse neanche 3 €/mese, almeno il piano base con pubblicità.
Però se gli eventi sportivi, finora, erano centellinati tra le varie piattaforme, HBO Max dopo il colpo del Tour de France ne fa un altro coi prossimi Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 (da venerdì 6 a domenica 22 febbraio). Se Sky reggerà il colpo sarà per i suoi programmi e contenuti originali nel pacchetto base, ma dovrà cercare di giustificare il prezzo che i clienti Sky pagano al mese (dai 30 €/mese in su) rimpolpando la sezione cinema e continuando a produrre serie originali. Paramount+ (che ha la prova gratuita) sembra essere (esclusi South Park e altri titoli) l’equivalente on-demand di Real Time, preferendo concentrarsi su un pubblico giovanile ma più leggero (nel catalogo ci sono tutti gli Shore possibili, dall’italiano al tedesco).
Al momento il quadro generale per un utente medio è piuttosto gravoso in termini di spesa, perché spesso ci si ritrova con la stessa serie in due piattaforme diverse, oppure un tot di stagioni di una serie in una piattaforma e il restante in un’altra o, ancora, metà di una serie inclusa nell’abbonamento e il restante da comprare o abbonarsi a un nuovo catalogo (vedi Will & Grace su Prime Video). Con un tipo di offerta frammentata il pubblico si sente obbligato a sottoscrivere più abbonamenti per avere una esperienza “completa”.
Nel mentre Netflix allunga, sia in termini di premi che di presenze ai festival, mostrandosi un valido competitor anche in sala nonostante non sia l’obiettivo principale dell’azienda. Viene da pensare, però, che piano piano voglia creare un mercato dominato da un duopolio: Netflix e soci contro il colosso Comcast (Sky) oppure un tripolio tra i due già citati in precedenza e Prime Video che contiene già una moltitudine di canali e in quanto a offerta rimane, nonostante l’interfaccia, tra i migliori servizi online.
HBO Max vale la pena? Potenzialmente assolutamente sì, considerato non solo il catalogo pregresso della Warner Bros, ma anche le crescenti attenzioni di Netflix a istituzionalizzarsi e a farsi strada tra le major cinematografiche. Sul lungo periodo l’utente medio dovrà sfoltire la rosa di piattaforme on-demand, non solo per i costi, ma per la ripetitività dell’offerta.
Benché Netflix prometta nel suo comunicato di fusione con Warner Bros-Discovery un catalogo più ricco, permane il dubbio che fagocitando in questo modo la concorrenza, eliminando in futuro – forse – tante piccole e medie realtà on-demand, il pubblico non ci guadagni realmente in termini di quantità. E per la qualità ci tocca solo attendere e guardare.
