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Ruben Östlund sul set di The Entertainment System Is Down - Credit Sina Östlund
Con largo anticipo rispetto alla consueta conferenza di metà aprile dove verrà svelata la line-up del Festival di Cannes (12-23 maggio 2026), proviamo ad ipotizzare quali saranno i film e i registi presenti alla 79ma edizione della kermesse francese.
I papabili già Palmati
Dei 9 registi (considerando i fratelli Dardenne come corpo unico) che vantano fino ad oggi la vittoria di due Palme d’Oro, l’unico che sarà quasi sicuramente della partita è lo svedese Ruben Östlund, pronto a tornare sulla Croisette quattro anni dopo Triangle of Sadness con The Entertainment System Is Down (già acquistato per l’Italia da Lucky Red e Teodora Film), opera che ancora una volta dovrebbe misurarsi con le idiosincrasie dei nostri tempi, attraverso una spietata satira sociale: ambientato su un volo a lungo raggio in cui il sistema di intrattenimento è in panne, il film vedrà i passeggeri costretti ad affrontare l'orrore della noia. Nel cast Keanu Reeves, Kirsten Dunst, Tobias Menzies, Daniel Webber, Daniel Brühl, Nicholas Braun e Julie Delpy.
Nel novero degli altri cineasti già premiati con la Palma d’Oro, e con il nuovo film pronto per Cannes, troviamo anche Cristian Mungiu con Fjord, dramma incentrato su una famiglia di immigrati rumeni residenti in Norvegia, sottoposta a indagine e al vaglio del sistema giudiziario locale. Nel cast la sempre più lanciata Renate Reinsve e Sebastian Stan.
Ci sarebbe poi il “nuovo” (considerando che la post-produzione dura da oltre sei anni) di Terrence Malick (che nel 2011 vinse il Festival con The Tree of Life), The Way of the Wind, “una rivisitazione di diversi episodi della vita di Gesù”. Ma con il regista di La sottile linea rossa e I giorni del cielo, si sa, è impossibile fare qualsiasi previsione.
L’altro iridato con il film sicuramente già pronto è Joel Coen – che con il fratello Ethan vinse la Palma nel 1991 grazie a Barton Fink – è successo a Hollywood – alla seconda regia in solitaria (dopo Macbeth) con Jack of Spades, interpretato da Josh O’Connor, Damian Lewis, Frances McDormand e Lesley Manville.
Il giapponese Hirokazu Kore’eda (Palma d’oro nel 2018 con Un affare di famiglia) è in post-produzione con due film, Sheep in the Box e Look Back: il secondo, adattamento di un manga, potrebbe avere buone possibilità di approdare sulla Croisette.
Chissà poi se il nostro Nanni Moretti – Palma d’Oro nel 2001 (l’ultima per l’Italia…) con La stanza del figlio – deciderà di tornare a Cannes anche quest’anno (come ormai da tradizione ininterrotta dal 1993 con Caro Diario) o aspetterà Venezia per presentare il nuovo Succederà questa notte (nel cast Louis Garrell, Jasmine Trinca, Angela Finocchiaro, Elena Lietti)? Sarebbe un ritorno clamoroso, considerando che manca dal concorso della Mostra dal 1981, quando vinse il Leone d’Argento con Sogni d’oro.
Gli habitué della Croisette
Per quanto riguarda invece gli altri habitué della Croisette, finiti o meno nel palmares negli anni scorsi, troviamo l’iraniano Asghar Farhadi con Histoires parallèles (il cast stellare francese lo posiziona praticamente già in cartellone: Vincent Cassel, Isabelle Huppert, Catherine Deneuve, Virginie Efira, Pierre Niney, Adam Bessa e India Hair), poi il giapponese Ryusuke Hamaguchi, che dopo il Gran Premio della Giuria a Venezia del 2023 (Il male non esiste), dovrebbe tornare a Cannes (premio per la migliore sceneggiatura nel 2021 per Drive My Car) con All of a Sudden, interpretato da Virginie Efira e Tao Okamoto.
Dalla Corea del Sud dovrebbe far ritorno Lee Chang-dong (premiato nel 2010 per la sceneggiatura di Poetry), otto anni dopo il meraviglioso Burning: il nuovo film è Possible Love, nel cast Jeon Do-yeon (già miglior attrice a Cannes 2007 per Secret Sunshine): le strade di quattro sconosciuti si incrociano per caso, dando vita a complessi coinvolgimenti emotivi che mettono a dura prova le loro relazioni esistenti e li costringono ad affrontare scomode verità sull'amore e l'impegno. Unico possibile impedimento ad una selezione (in gara) sulla Croisette (che potrebbe quindi favorire l’approdo al Lido, dove farebbe ritorno 24 anni dopo Oasis, Leone d’Argento per la regia) è il distributore americano del film: Netflix.
Attenzione poi a Pedro Almodóvar con Amarga Navidad: la release del film è già fissata per il 20 marzo in Spagna (21 maggio in Italia), ma proprio come accadde con Dolor y Gloria nel 2019, film che in patria uscì a marzo e poi partecipò in gara, peraltro con Antonio Banderas premiato per la migliore interpretazione maschile, il Festival potrebbe optare per la premiere internazionale anziché la canonica mondiale. E negli ultimi anni questa possibilità è stata data solamente al regista spagnolo e al nostro, già citato, Moretti.


Quattro anni dopo Armageddon Time potrebbe poi far ritorno in concorso lo statunitense James Gray, con Paper Tiger e cast all star: Scarlett Johansson, Adam Driver e Miles Teller. Tra i produttori anche l’italiana Leone Film Group (attenzione perciò anche qui ad eventuale approdo lagunare, per Gray sarebbe un ritorno alla Mostra sette anni dopo Ad Astra).
Stesso discorso potrebbe valere per 1949/Vaterland di Pawel Pawlikowski (che nel 2018 vinse il premio per la migliore regia con Cold War): ambientato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, il film racconta il rapporto tra lo scrittore Thomas Mann (Hanns Zischler) e sua figlia Erika (Sandra Hüller), attrice, giornalista e pilota di rally. A bordo di una Buick nera intraprendono un viaggio attraverso una Germania in macerie: da Francoforte, sotto influenza statunitense, fino a Weimar, controllata dai sovietici. Il film è una coproduzione tedesco-italiano-polacco-francese (per l'Italia OUR Films di Mario Gianani e Lorenzo Mieli).
Anche l’ungherese László Nemes (Grand Prix nel 2015 con Il figlio di Saul, poi due volte a Venezia con Tramonto e il recente Orphan) prosegue sul sentiero del period drama con Moulin, film incentrato sul partigiano francese Jean Moulin (lo interpreta Gilles Lellouche), catturato e torturato nel 1943 dal capo della Gestapo, Klaus Barbie (Lars Eidinger). La release in Francia è fissata per fine ottobre 2026.
Dopo il passaggio all’imminente Berlinale di At the Sea, il prolifico ungherese Kornél Mundruczó potrebbe tornare in gara a Cannes (manca dal concorso dal 2017) con Place to Be, interpretato da Ellen Burstyn, Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett e Maika Monroe. Storia di una donna anziana e un uomo di mezz’età in viaggio da Chicago a New York con un piccione da corsa smarrito.
Altro papabile per un ritorno in gara dopo Close (Grand Prix nel 2022) è il belga Lukas Dhont con Coward, film ambientato durante la Prima Guerra Mondiale (1916), dramma incentrato sullo stato d’animo dei soldati dietro le trincee.
Anche il connazionale Felix Van Groeningen (che nel 2022 era in gara con Le otto montagne) è in post-produzione con Let Love In (coproduzione Italia/Belgio), storia di una coppia che, dopo la confessione di una relazione segreta durata anni, si ritrova a mettere in discussione tutto ciò che dava per scontato. Protagonisti Luca Marinelli e Charlotte Vandermeersch (che aveva codiretto Le otto montagne).
Un altro nome da attenzionare è sicuramente quello del dissidente russo Kirill Serebrennikov (attualmente nelle nostre sale con La scomparsa di Josef Mengele), in fase di montaggio audio e video con il nuovo lavoro, Après, girato in francese e con cast transalpino: tra gli altri Fanny Ardant, Louis Garrell e Ludivine Sagnier.
E potrebbe esserci il grande ritorno di un altro regista russo, Andrey Zvyagintsev, ultima apparizione nel 2017 con Loveless, che dovrebbe aver terminato per Cannes il nuovo film, Minotaur, dramma incentrato su un uomo d’affari russo in crisi personale e professionale.
Manca dal concorso dal 2016 Nicolas Winding Refn (nel 2011 premio per la regia con Drive), che con Her Private Hell torna a dirigere un lungometraggio (nel frattempo ha realizzato due serie tv, videoclip e corti) dopo il divisivo The Neon Demon: ancora una volta, verosimilmente dato che la trama è top secret, c’è il mondo della moda al centro del film, protagonista Sophie Thatcher, con Diego Calva e Dougray Scott. Produce Neon, e considerando gli ultimi, ripetuti successi sulla Croisette, non dovrebbe essere difficile ritrovarlo in lizza per la Palma d’Oro.
Anche David Robert Mitchell – a distanza di otto anni da Under the Silver Lake – potrebbe far ritorno con Flowervale Street, film ambientato negli anni ’80, con Ewan McGregor e Anne Hathaway.
Un’altra rentrée in concorso potrebbe essere quella di Bruno Dumont (due volte vincitore del Grand Prix, nel 1999 con L’umanità, nel 2006 con Flandres), che sta terminando Les roches rouges (coproduzione Francia/Italia/Portogallo), film che riporta il regista francese a misurarsi con la violenza nell’età giovanile.
Sul fronte decani attenzione a Werner Herzog (Grand Prix nel ’75 con L’enigma di Kaspar Hauser, Premio per la regia nel 1982 con Fitzcarraldo), che dirige le sorelle Kate e Rooney Mara (più Orlando Bloom) in Bucking Fastard: due sorelle inseparabili, Jean e Joan, parlano all'unisono e condividono lo stesso amore e gli stessi sogni. Iniziano a scavare attraverso le montagne alla ricerca di una terra immaginaria dove l'amore vero può esistere…


Bucking Fastard - @Lena Herzog
E anche Paul Schrader potrebbe essere pronto a tornare (due anni dopo Oh, Canada) con Basics of Philosophy, nel cast Daniel Zovatto, Bill Pullman e Shiloh Fernandez.
Altro habitué del Festival (anche se solamente una volta in gara per la Palma) è Albert Serra, che potrebbe ritrovare il concorso quattro anni dopo Pacifiction: il regista spagnolo è in post-produzione con Out of This World, film incentrato su una delegazione americana che si reca in Russia nel pieno della guerra con l’Ucraina per cercare di trovare una soluzione a una controversia economica legata alle sanzioni. Nel cast, tra gli altri, Riley Keough e F. Murray Abraham.
E a pochi mesi dal Gran Premio della Giuria vinto a Venezia con La voce di Hind Rajab, la regista tunisina Kaouther Ben Hania potrebbe far ritorno in gara a Cannes (nel 2023 presentò Quattro figlie) con Mimesis, ambientato nella Tunisia anni ’90.
Al momento non è chiaro invece lo stato di lavorazione del nuovo film di Mia Hansen-Løve, If Love Should Die, altro titolo che eventualmente potrebbe trovare la selezione al Festival.
Iñárritu, Fincher e Spielberg
Grande curiosità accompagna poi la nuova fatica del regista premio Oscar Alejandro González Iñárritu, che manca dal concorso di Cannes dal 2010 (Biutiful, premiato per l’interpretazione di Bardem), mentre nel 2006 vinse il premio della regia con Babel: il suo Digger, con protagonista Tom Cruise, è tra i titoli più attesi del 2026. Tra gli ostacoli più grandi per una premiere sulla Croisette c’è però la release mondiale già fissata dalla Warner: il 2 ottobre. Data ovviamente più congeniale per un’eventuale promozione al Lido.
Non sarà invece quasi sicuramente della partita (a meno di non accettare il Fuori Concorso) David Fincher con The Adventures of Cliff Booth (spin-off di C’era una volta a… Hollywood di Tarantino, in gara nel 2019), protagonista Brad Pitt, semplicemente perché il film è targato Netflix.
Il nome che ormai da settimane fanno invece un po’ tutti è naturalmente quello di Steven Spielberg, che proprio qualche giorno fa è diventato un EGOT, avendo vinto i quattro principali premi annuali statunitensi dedicati all'intrattenimento: Emmy Award (televisione), Grammy Award (musica), Premio Oscar (cinema) e Tony Award (teatro).
Il suo Disclosure Day, ritorno alla fantascienza (con alieni!) del regista di E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo. La release mondiale (con Universal) è fissata all’11 giugno, nel cast Emily Blunt e Josh O’Connor. La formula più probabile con cui il grande cineasta USA potrebbe/dovrebbe essere a Cannes (festival che lo premiò nel ’74 per la sceneggiatura di Sugarland Express) sarà quella della premiere fuori concorso del film e consegna della Palma d’Onore.


Esordi per la Palma d’Oro
Tra i tanti registi già ospitati dal Festival di Cannes, mai però chiamati a concorrere per la Palma d’Oro, il nome più altisonante è forse quello di Rodrigo Sorogoyen, che potrebbe quest’anno fare il suo esordio in concorso con El ser querido (The Beloved): Javier Bardem interpreta un acclamato regista che si riunisce con la figlia separata, un’attrice senza successo (Vicky Luengo), per girare un film insieme, affrontando il loro rapporto teso e i problemi irrisolti del passato che nessuno dei due vuole affrontare direttamente. Attualmente la release spagnola è fissata al 28 agosto (con Venezia che quest’anno inizierà un po’ più avanti, il 2 settembre…).
Stesso discorso vale per il giovane (classe 1991) Kantemir Balagov, esule russo, due volte in Un Certain Regard (con Tesnota e La ragazza d’autunno): con Butterfly Jam potrebbe finalmente fare il grande salto. Girato in lingua inglese, protagonisti Barry Keoghan e Riley Keough, il film è ambientato negli Stati Uniti, al centro una comunità molto unita di immigrati circassi e il rapporto complesso tra padre e figlio.
Sarà quasi sicuramente sulla Croisette (da capire se per la prima volta in concorso) l’altro habitué Quentin Dupieux, stavolta con Full Phil: ambientato negli anni ’50, segue un ricco industriale americano in viaggio a Parigi per riallacciare il rapporto con la figlia, ma i piani vengono sconvolti da un “set horror” e da un impiegato d’albergo invadente. Nel cast Kristen Stewart, Woody Harrelson, Emma Mackey e Charlotte Le Bon.
Passata alla Quinzaine nel 2021 con Clara Sola, la regista svedese-costaricana Nathalie Álvarez Mesén è in lizza con The Wolf Will Tear Your Immaculate Hands, film ambientato nel Pacific Northwest del 1860: un'istitutrice nativa americana, istruita in una scuola missionaria cristiana, viene assunta per insegnare alle due figlie di un vedovo britannico. Nel cast Alexander Skarsgård, Darla Contois e Pernilla August. Release in Svezia fissata per maggio 2026.
Dopo il passaggio in Un Certain Regard Cannes nel 2023 con The Mother of All Lies, anche Asmae El Moudir dovrebbe essere pronta con il nuovo film, Don't Let the Sun Go Up on Me, ancora un doc ibrido incentrato su una comunità di giovani adulti chiamata Children of the Moon, costretti a vivere di notte per via di una malattia genetica.
Chi invece non è mai stato selezionato al Festival di Cannes e potrebbe quest’anno finalmente approdarvi è il britannico Andrew Haigh (45 anni, Estranei), che ha ultimato A Long Winter, film tratto dal racconto di Colm Tóibín. Stesso dicasi per Sian Heder (che nel 2021 si impose agli Oscar con CODA – I segni del cuore), nuovamente supportata da APPLE per il nuovo film, Being Heumann, incentrato su Judy Heumann, attivista per i diritti delle persone con disabilità, che guidò un sit-in di 28 giorni al Federal Building di San Francisco. Protagonista l’attrice britannica Ruth Madeley, nel cast anche Mark Ruffalo e Dylan O’Brien.
C’è poi anche un altro nome che aleggia, ed è quello di Cary Joji Fukunaga (nel 2015 in gara a Venezia con Beasts of a No Nation), che cinque anni dopo No Time to Die (ultimo film della saga 007 interpretato da Daniel Craig) torna con un lungometraggio dal celebre romanzo di Jo Nesbø, Blood on Snow, interpretato da Aaron Taylor-Johnson, Eva Green, Benedict Cumberbatch, Emma Laird e Ben Mendelsohn.
E anche Arthur Harari (co-sceneggiatore premio Oscar di Anatomia di una caduta) dovrebbe aver terminato l’opera terza da regista, The Unknown, storia su un uomo che si risveglia nel corpo di una donna sconosciuta: protagonisti Léa Seydoux e Niels Schneider.
Sul fronte delle opere prime attenzione a Sweetsick di Alice Birch (già sceneggiatrice di Lady Macbeth e Dye My Love, oltre a serie di successo come Normal People e Succession), interpretato da Cate Blanchett, una donna con il dono di vedere ciò di cui gli altri hanno più disperatamente bisogno, pagando però un costo personale molto elevato.
E gli italiani?
Ecco, questa è forse la casella davvero più difficile da riempire: i soliti noti (eccetto il già menzionato Moretti) cari al Festival di Cannes (Sorrentino, Garrone, Rohrwacher) non avranno nulla di pronto, Martone sta per iniziare le riprese di Scherzetto (dal romanzo di Starnone) e il set si chiuderà verosimilmente ad inizio aprile. Quindi le tempistiche non sono così favorevoli.
Gianni Amelio è in corso di riprese con Nessun dolore (nel cast Valerio Mastandrea, Alessandro Borghi e Valeria Golino) e sarà quasi sicuramente a Venezia.
Chi potrebbe avere il film finito per Cannes è Daniele Vicari, che ha ultimato le riprese di Bianco (incentrato sull’alpinista Walter Bonatti, coproduzione Italia/Francia), con Alessandro Borghi protagonista.
Un altro film pronto potrebbe essere Regina di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini.
Stesso discorso potrebbe valere per The Echo Chamber di Andrea Pallaoro (da un progetto incompiuto di Bernardo Bertolucci), interpretato da Alicia Vikander, Luca Marinelli e Susan Sarandon: parliamo però di un regista storicamente “figlio” della Mostra di Venezia. Idem per Artificial di Luca Guadagnino, film incentrato sul creatore di OpenAI, Sam Altman, interpretato da Andrew Garfield. Anche lui già promesso a Barbera?


L'estranea di Paolo Strippoli
Ha già terminato il suo nuovo film, L’estranea, anche Paolo Strippoli, ospitato alla scorsa Mostra di Venezia Fuori Concorso con La valle dei sorrisi. Il regista ritrova Romana Maggiora Vergano, in un cast che conta anche Jasmine Trinca, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi.
Attrice-regista, quest’ultima, notoriamente amatissima dal Festival di Cannes: potrebbe la sua presenza aiutare l’esordiente Stefano Grasso a trovare un posto in selezione con Gli ultimi giorni di vita di Leonardo Revelli, figlio unico, interpretato anche da Valerio Mastandrea e Francesco Gheghi?
Mastandrea è protagonista anche del terzo film da regista di Dario Albertini (Manuel, Anima Bella), Armony, attualmente in post-produzione.
L’altra opera prima da attenzionare è La camera lucida di Lorenzo Tardella.
Stesso dicasi per i nuovi lavori di Alina Marazzi e Irene Dionisio, rispettivamente La ragazza con la Leica e Idda, quest’ultimo interpretato da Romana Maggiora Vergano, Tecla Insolia e Giuseppe De Domenico.


