“Amos Gitai è regista, sceneggiatore e documentarista israeliano. Tra le opere più famose: Kippur, Giorno per giorno (Yom-Yom), Kadosh, Verso Oriente (Kedma), Terra promessa, Free Zone e Plus tard, tu comprendras… In tutti i suoi film – prevalentemente dedicati ai problemi della società ebraica (dalla fondazione dello Stato d’Israele sino ai più recenti conflitti con i palestinesi) – ha mantenuto una posizione critica, coerentemente distante sia dalle posizioni ufficiali dei vari governi che si sono succeduti, sia da pregiudizi ideologici che spesso condizionano i sostenitori dell’una o dell’altra fazione in lotta. Questa forma di disincantata lucidità, che lo ha spesso condotto ad assumere posizioni non allineate, dà vita, nel suo ultimo film ANA ARABIA, ad un ritratto partecipe, umanissimo e carico di un’esplicita valenza utopistica, di una piccola enclave di famiglie arabe che convivono pacificamente con parenti ebrei. Lontano da ogni forma di massimalismo, è un film dove la politica assume radicalmente le forme che dovrebbero esserle proprie: quelle della condivisione di scelte alla base delle quali ci sono, prima di ogni altra cosa, gli uomini e le donne, con i loro sogni e desideri, bisogni e problemi quotidiani. Ad oggi, la sua attività conta più di ottanta titoli prodotti nell’arco di quarantuno anni. La sua produzione è sbalorditiva, ma in realtà è la diversità dei suoi film a colpire, considerando la sua opera nell’insieme (al suo interno bisogna includere produzioni video, allestimenti teatrali e libri). Tuttavia, a questa diversità fa da contrappeso un’estrema coerenza. Nel corso degli anni, Amos Gitai ha rielaborato gli elementi fondamentali dei propri lavori, allo scopo di indagare ogni volta, dal punto di vista del reale quanto dell’immaginario, i territori e le domande cui la sua opera si rivolge. Nato in Israele, è figlio dell’architetto del Bauhaus Munio Weinraub e dell’intellettuale Efratia Gitai, insegnante non religiosa di testi biblici. Giovane soldato, viene mandato sul campo di guerra del Golan, nel 1973, dove è testimone della nascente resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana; a queste esperienze cruciali, fondamentali per i suoi film, è necessario aggiungere la sua formazione e vocazione di architetto. Amos Gitai vive tra Haifa e Parigi. La sua opera, che lo pone tra i registi più apprezzati del panorama internazionale, esplora nuovi orizzonti narrativi e stilistici, sempre in relazione con la realtà contemporanea, anche quando i suoi lavori sono ambientati in un passato mitico”.