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Taika Waititi @ Webphoto
Confesso, sono un’anima triste. E c’entra il mio lavoro: non essendo riuscito a diventare un artista, sono finito a fare il critico. Con esiti nefasti sulla mia persona, e sugli altri. Per esempio, Taika Waititi, il regista di Jojo Rabbit e, l’ultima sua prova, Klara e il sole.
Un adattamento del Kazuo, Ishiguro, che ho ribattezzato – vivere a Roma a volte aiuta – Klara e la sòla, assegnandogli dopo la visione alla Festa del Cinema di Roma due stelle su cinque.
Vi riscontravo, tra le altre cose, i danni della GenZ applicata al cinema, ovvero “disagio multilivello, passività aggressiva, sfighe assortite, redenzione meccanica, piagne e incolla, ischemie emotive, sorellanza intersezionale, luminosa oscurità, streaming, anche laddove sala, of consciousness”, e concludevo con un icastico “che palle”.
Non rinnego nulla, solo mi spiace di essere in buona compagnia: su Rotten Tomatoes Klara e il sole ha il 28% di gradimento, desunto da recensioni piovute come pietre. Per una volta, critica e pubblico si tengono per meno: al box office globale la Klara di Jenna Ortega ha sin qui totalizzato un milione e 736mila dollari, a fronte di un budget di produzione di 20 milioni – e complessivo, dicunt, di oltre 40.
Waititi ha rosicato male, e mutuando la “passività aggressiva” di cui sopra ha esondato sui social: “Non leggo recensioni su di me o sui miei colleghi da quasi 15 anni. Ma ascolto le persone. Quindi, questo Halloween, dedichiamo un pensiero a quelle anime tristi e smarrite che, non essendo riuscite a realizzare il sogno di diventare artisti, sono finite a fare i critici. Le stesse persone che hanno odiato anche Jojo Rabbit. Irrilevanti. Scollegate dalla realtà. Obsolete. Da buttare nella spazzatura”.
Le contraddizioni interne allo j’accuse farebbero impallidire, per dirne uno a caso, lo script di Klara e il sole, già, Waititi deve fare pace col cervello: se siamo irrilevanti perché addossarci cotanti strali e siffatto strame?
Anche lui è in buona compagnia: nel 2016 Alex Proyas reagì alle stroncature di Gods of Egypt bollando i critici “avvoltoi malati”; Vincent Gallo, dopo la disastrosa presentazione di The Brown Bunny a Cannes 2003, se la prese con il compianto Roger Ebert tracimando nell’insulto personale; M. Night Shyamalan in Lady in the Water, tanto per gradire, fece uccidere un critico cinematografico; il tamarro teutonico Uwe Boll nel 2006 addirittura portò i detrattori sul ring.
Insomma, Taika rimane un sòla, ma non è solo: ha tanti colleghi insidiati come lui da brutte persone che scrivono di cinema.
Dal basso della nostra irrilevanza, dall’infimo della spazzatura che siamo, rivolgiamo un ultimo pensiero al Waititi che non legge le recensioni ma gliele riporta suo cuggino: Klara è brutto, stacce Torakiki.
