Un posto sicuro

Opera di belle intenzioni, che ricorda le vittime dell'Eternit. Esordio alla regia di Francesco Ghiaccio, con Marco D'Amore protagonista e sceneggiatore

2 Dicembre 2015
3/5
Un posto sicuro
Un posto sicuro

Casale Monferrato, anno 2011. Eduardo e Luca, padre e figlio, si sono allontanati da molto tempo. Si riavvicinano quando il padre, da tempo ammalato, si aggrava e viene ricoverato. Luca sa che si tratta di una malattia causata dalle esalazioni dell’amianto respirate dall’uomo in trenta anni di lavoro in fabbrica. Luca è oggi disilluso e pessimista, uno sconfitto anche perché ha dovuto rinunciare alla passione per il teatro che amava tanto. Tuttavia Eduardo, prima di morire, gli fa la sorpresa di mettergli a disposizione un palcoscenico, dove Luca potrà riprendere il rapporto con il pubblico.
Vengono ripercorse le tragiche vicende che hanno segnato la vita della Eternit, uno degli stabilimenti di produzione di cemento-amianto più grandi d’Europa, al cui interno, alla fine degli anni Settanta, si fece strada la consapevolezza che le esalazioni dell’amianto provocavano terribili e letali tumori. Se il punto di partenza è autentico, la scelta di Francesco Ghiaccio va nella direzione di mettere insieme verità, finzione, cronaca, storia, poesia e dramma sociale. Ricorrendo anche al recupero di spezzoni di cinegiornali d’archivio e alle testimonianze dei sopravvissuti. Esordiente, dopo un diploma alla Scuola Paolo Grassi di Milano, in sintonia artistica con Marco D’Amore, con cui scrive il copione, Ghiaccio si accorge di avere molti materiali da utilizzare e sembra in difficoltà sulle scelta da compiere in senso espressivo.
Il binario del cinema di denuncia (che sembrerebbe il più logico) viene scavalcato, dalle amarezze del rapporto padre/figlio, dalle forte stato di destabilizzazione di Luca ragazzo alla deriva nella vita, nelle passioni, negli affetti. Il dolore pubblico dei cittadini si confonde con quello privato tra Eduardo e Luca, e il riscatto resta un po’ fine a se stesso, lasciato come sospeso a mezz’aria da immagini non sempre coerenti o robuste. Ne esce alla fine un’opera di belle intenzioni umane e solidali, che ricorda eventi e vittime per molti oggi dimenticati, e tuttavia resta alquanto sospeso tra decisione e incertezze. Giorgio Colangeli è Eduardo, come sempre intenso, e capace di trasmettere una forte carica drammatica; Marco D’Amore è Luca, con qualche eccesso di compiacimento interiore. Di sfondo Matilde Gioli, la ragazza che si innamora di Luca.

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