Certo c'è meno ardore, meno urticante provocazione, ma nel bel mezzo di The City Below, regia del tedesco Christoph Hochhausler, riappaiono i contorni di Marlon Brando e Maria Schneider stesi sul pavimento a fare sesso. Qua i corpi appartengono a Svenja (Nicolette Krebitz) e Mr. Cordes (Robert Hunger-Buhler): lui cinquantacinquenne, lei sui trentacinque. E se nel film di Bertolucci, sacra iconografia del censurato incensurabile, la carnalità del rapporto era una fuga dal tempo e dalle convenzioni, atto simbolico di rimpianto anticonformismo, in The City Below l'incedere quotidiano della consumazione del rapporto sessuale, che incappa anche nella scena da tappeto, è rinchiuso in una sorta di area spostata verso alto, quasi per non essere contaminata da questo algido mondo della finanza dove lo strano rapporto tra Cordes e Svanja nasce. Lui, un importante banchiere che decide futuro dei dipendenti (tra cui il marito di Svanja, da lei poi non così ambito) e destini del mondo finanziario; lei, una moglie annoiata, eterea, silente, fumatrice anche dei mozziconi rimasti nei portacenere. Lo sfondo è una Francoforte vetro riflettente, traslucida, ripresa spesso dall'alto dei grattacieli bancari. Mai ambiente casalingo, d'ufficio, esterno, erano stati così eleganti, laccati, perfetti, nel cinema tedesco un po' ribelle degli ultimi dieci anni. Hochhausler osa un'ambientazione muta, impersonale, quasi orrorifica, che è già mezzo film. Poi costruisce i personaggi che non riescono a vivere la verticalità delle loro emozioni e passioni. Le anime dei personaggi compiono piccoli movimenti circolari, non avanzano mai, procedono sempre in tondo su se stesse. Sensazione identificabile visivamente in questo montaggio di carrellatine laterali verso destra della stessa scena almeno tre-quattro volte, una dietro l'altra. In più un commento musicale dai brevi tocchi di singoli tasti del pianoforte e da archi stridenti. The City Below, prodotto da Bettina Brokemper, Orso d'Oro 2010 per Honey, è film ambizioso e capzioso, asettico come i suoi ambienti e personaggi, con una chiosa apocalittica, dopo minuti e minuti di sguardi nel vuoto e sesso appeso alla catenella di una fine imminente, declamata da Svenja come fosse un personaggio di un film di George Romero: “sta cominciando”. Cosa? La crisi economica e i relativi tumulti nelle strade. Con i due amanti, non più clandestini, in camera a copulare.