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Federico Richard Villa e Nicola Nocella in Lo chiamava Rock & Roll
Uno dei problemi principali che cerca di risolvere ogni sceneggiatore o regista che si trova ad affrontare un racconto sulla malattia è restituire la complessità e la vitalità delle persone affette da certe sindromi, senza cadere nel pietismo, come pure nella romanticizzazione. Lo chiamava Rock & Roll, opera seconda di Saverio Smeriglio, cerca di risolverli puntando sul carisma del suo protagonista, Federico Richard Villa.
Villa, infatti, è un amico del regista e, insieme a Nicola Nocella, ne ha rielaborato elementi della vita, ha aggiunto tocchi autobiografici e ha costruito un road movie tra commedia e dramma leggero che racconta la fuga da una clinica riabilitativa di Mauro (Andrea Montovoli), surfista - come Smeriglio - colpito da un incidente molto grave e che potrebbe non camminare più normalmente, e Federico (Villa), ragazzo colpito da atassia, dal carattere difficile, ma umanamente generoso. Loro complici sono due impiegati della clinica, un infermiere (Nocella) e un’addetta alle pulizie (Ivana Lotito).
Lo chiamava Rock & Roll usa il nutrito modello della fuga dall’ospedale, della ricerca della libertà, per raccontare attraverso due diverse prospettive cosa accade quando il corpo smette di rispondere al cervello, cosa fare quando il corpo ci abbandona dopo avergli dedicato una vita. Per raggiungere l’obiettivo, Smeriglio sceglie i mezzi toni, alternando una leggerezza sempre consapevole e una seriosità mai davvero drammatica, cercando un’equilibrio fin troppo programmatico: sulla carta riesce, ma la resa cinematografica è più debole, troppo affidata al singolo episodio.
Visivamente un po’ deludente, specie per via di certe scelte di colore un po’ forzate e poco naturali, il film sa perfettamente però quali sono i suoi assi nella manica, ovvero il quartetto di attori principali, capaci di un’alchimia che rende il film da subito piacevole, abili nel destreggiarsi fra i registri, capaci di reggere sulle loro spalle il peso dell’intero film: non è chiaro perché il personaggio di Lotito sia rimasto spagnolo, ma i terzetti tra Montovoli, Villa e Nocella sono aria fresca e quest’ultimo dà il meglio di sé cantando una bella versione di Solo d’amore di Mango.
Ecco, forse manca il rock & roll promesso dal titolo, a parte il personaggio di “Elvis” e una versione di That’s All Right Mama cantata da Omar Pedrini, ma c’è il gusto della commedia di caratteri che non indugia troppo in stereotipi e possiamo accontentarci.
