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Il cinema è un luogo di pareti ripide, di ascese impervie, di cordate in stile Vertical Limit a cui non tutti sopravvivono. Lo sa bene il regista islandese Baltasar Kormákur, che con Apex continua a esplorare uno degli elementi chiave della sua poetica: il conflitto ancestrale tra l’uomo e la natura selvaggia. Questa volta però abbandona le ricostruzioni storiche per tuffarsi nel thriller, con Charlize Theron e Taron Egerton.
L’incubo inizia con una sfida estrema: Sasha, un'atleta malata di adrenalina, sopravvive a una tragica scalata in cui perde il compagno. Decide di portare avanti il suo percorso di espiazione nel cuore selvaggio dell'Australia. L’obiettivo è spargere le ceneri del suo amore perduto. Dovrebbe essere un viaggio solitario, ma a un certo punto Sasha incontra Ben, un ragazzo all’apparenza gentile che si rivela un predatore spietato. È l’inizio di una caccia all'uomo che si sposta dalle vette rocciose alle profondità dei boschi.
Charlize Theron si conferma tra le regine dell’action, immergendosi in un’interpretazione molto fisica, viscerale. Si sporca di fango e sangue, omaggia la sua Furiosa di Mad Max: Fury Road. Il duello è con Egerton, che presta il volto a un cattivo moderno, inquietante nella sua normalità, quasi impacciato, ma dotato di una crudeltà gelida. A guidarli è Kormákur, sempre molto appassionato nell’accostarsi ad ambienti ostili. Riesce a far sentire il peso della fatica, la vertigine e la minaccia costante di una natura che non concede sconti.
Gli amanti del free climbing sentiranno il brivido dell’impresa, ma a essere carente è lo spessore psicologico dei personaggi. Purtroppo, le loro presenze sono solo funzionali all’azione, e manca un vero approfondimento. Il motore dovrebbe essere il senso di colpa, ma resta in superficie. E alcuni passaggi narrativi sono forzati, specialmente nel finale, dove il film scivola in toni grotteschi che rischiano di rompere la tensione accumulata.
Apex evoca altri lavori di Kormákur, come Everest e Resta con me. Ma, se nei suoi film passati la montagna (e non solo) era la vera e unica antagonista, qui il cineasta introduce invece l'elemento del serial killer, adotta una sceneggiatura più superficiale, e realizza un survival movie come tanti. È un’arrampicata che vale la pena di affrontare per godersi il panorama, anche se, una volta arrivati in cima, manca un po' l'ossigeno.

