Soul

Tra l'aldilà e l'ante-mondo, il vero scopo della vita è "semplicemente vivere". Il sequel ideale di Inside Out, firmato Pete Docter (e Kemp Powers), per l'apertura di Roma 2020

15 Ottobre 2020
3,5/5
Soul

Joe Gardner insegna musica in una scuola media. E, senza troppo entusiasmo, riceve la notizia di essere finalmente diventato di ruolo. Lo stesso giorno gli si presenta l’occasione della vita: suonare in un noto jazz club insieme al quartetto della stella del sax Dorothea Williams. Peccato però che, prima dell’evento, Joe finisce in un tombino. E la sua anima si ritrova così su una scala mobile verso l’altro mondo.

È possibile che la vita finisca così? Proprio nel momento in cui si stava per realizzare il sogno di un’intera esistenza?

Naturalmente Joe non ci sta: determinato a ritornare sulla Terra stringe un’insolita alleanza con 22, anima ancora in formazione nell’ante-mondo, restia ad ottenere il pass per entrare finalmente a far parte di un’esistenza umana. E l’incontro tra un’anima decisa a non morire e un’anima decisa a non vivere è la chiave di Soul.

Dopo Monsters & Co., Up e Inside Out, Pete Docter (insieme a Kemp Powers) realizza questa nuova animazione targata Disney/Pixar che oggi apre la XV Festa del Cinema di Roma e che, da Natale, sarà disponibile su Disney+ in tutti i paesi in cui è attivo il servizio.

Soul © 2019 Disney/Pixar. All Rights Reserved

Meno originale e sorprendente dei precedenti, con lo spunto à la Paradiso può attendere che in corso d’opera si mixa con le derive comiche di prodotti stile Vice versa (con le due anime che qui finiscono una nel corpo di Joe, l’altra, quella di Joe, in un gatto vagamente obeso), il film – al quale si perdona qualche leggerezza di scrittura non fondamentale (chi lo paga, e come, quel taxi preso in tutta furia?…) – riesce tuttavia ad inscriversi in un discorso più ampio, più arioso, che da sempre contraddistingue l’opera della Pixar e che, nel caso specifico, sembra diretta derivazione di quel capolavoro che era Inside Out.

Sicuramente più immediato e meno cerebrale del precedente, Soul prosegue sul tracciato che conduce ad una presa di coscienza liberatoria (la sequenza più significativa e commovente dell’intero film, che lacera letteralmente l’anima, solito marchio di fabbrica dei creatori di Toy Story & Company), che contrappone la presunzione (spesso e volentieri indotta) di dover avere a tutti i costi uno scopo nella vita piuttosto che sapersi pieni, realizzati, grazie al fatto di aver conosciuto giorno dopo giorno le piccole gioie che il “semplicemente vivere” può regalare.

Soul

Soul – © 2020 Disney/Pixar. All Rights Reserved.

Il sapore di un trancio di pizza, mezzo bagel donato ad un cantante nella metro, l’ala di una farfalla, un leccalecca: il senso dell’esistenza, la pienezza, la scintilla non è dunque da ricercare in chissà quale oceano irraggiungibile, è già presente nell’acqua in cui nuotiamo ogni giorno.

Il geniale turbinio delle voci di dentro che gestivano la quotidianità dell’undicenne Riley in Inside Out – film che come nessun altro ci ha saputo mettere di fronte alle turbolenze della crescita oltre che confortarci sulla vacuità della ricerca della felicità “imposta” – trova qui una sorta di emanazione nella doppia rappresentazione del mondo “di sopra” e di quello terreno.

Soul

Lassù le sonorità ipnotiche di Trent Reznor e Atticus Ross “muovono” i fili di un’organizzazione che tra l’etereo e la Linea di Cavandoli conteggiano le anime in arrivo, dirette all’altro mondo, ed “educano” le anime in formazione, pronte al grande salto. Qui giù, a New York nello specifico, i rumori e il caos senza distanziamento (pre-Covid) si alternano alla magia di assoli jazz capaci di tirare fuori “quello che hai dentro”.

E quello che hai dentro è ora. Non nell’aldilà, né nell’ante-mondo: nell’anima.

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