Sils Maria

Una grande Juliette Binoche per l'Effetto notte di Olivier Assayas

5 Novembre 2014
4/5
Sils Maria
Clouds of Sils Maria

Capitolo 1. L’attrice Maria Enders e la sua assistente Valentine sono su un treno. Destinazione Zurigo, dove la prima è attesa per ritirare un premio. Avrebbe dovuto consegnarglielo un importante regista e drammaturgo, Melchior, che muore però poco prima del suo arrivo. Nel frattempo, a Maria viene proposto di recitare nel remake di una piéce dello stesso Melchior che, 20 anni prima, la rese famosa nel ruolo di Sigfrid, fascinosa ragazza che seduce il suo capo, Helena, portandola poi al suicidio. Proprio a Maria viene chiesto di interpretare stavolta Helena, mentre il ruolo di Sigfrid sarebbe affidato ad una giovane attrice sulla cresta dell’onda, Jo-Ann Ellis, famosa anche, e soprattutto, per gli scandali che la vedono coinvolta nella vita privata. Maria però è troppo legata a Sigfrid e nutre enormi dubbi sul fatto di dover interpretare l’altro personaggio.

Capitolo 2. La vedova di Melchior lascia a Maria e Valentine il cottage a Sils Maria, nelle Alpi Svizzere, dove a pochi passi è visibile lo straordinario fenomeno del “Maloja Snake” (da cui prende il nome la piéce del drammaturgo…), già filmato nel ’24 dal cortometraggio di Arnold Fanck (Das Wolkenphänomen von Maloja): formazioni di nuvole, in transito tra l’Engadina e la val Bregaglia, che assumono via via farie forme, a volte simili ad una poderosa cascata, altre volte ad enormi serpenti, spinte dal variare dei venti. Qui, l’attrice incomincia a prepararsi per la parte, duettando con la sua assistente. In quei giorni, poi, Maria inizia a “conoscere” Jo-Ann Ellis, attraverso alcuni video che sul web impazzano, da interviste impossibili a reazioni a dir poco scomposte nei confronti di qualche fotografo. Poi finalmente le due attrici si incontrano. E Jo-Ann Ellis sembra tutt’altra persona rispetto a quanto Maria aveva visto finora.

Epilogo. Maria è a Londra, mancano pochi giorni all’inizio delle prove. Si incontra con il regista per una cena, ma irrompe l’attualità: la moglie dell’amante di Jo-Ann Ellis ha tentato il suicidio, i paparazzi impazzano. Poi iniziano le prove. La “sua” Sigfrid non esiste più. Ora c’è Helena. E con lei il presente.

Il Festival di Cannes 67 – lo scorso maggio – chiuse il suo concorso trovando nel film di Olivier Assayas, Clouds of Sils Maria, una sorta di testimone ideale della chiusura dell’anno precedente, quando Roman Polanski portò sulla Croisette Venere in pelliccia. Un’altra riflessione sul ruolo dell’attore, sulla persona che si nasconde dietro al personaggio e sul personaggio che non riesce a lasciare andare la persona. Sul testo, sul significato e sul significante. E sul tempo. La sua inesorabilità e il mistero dietro al suo scorrere ineludibile. Come le nuvole che attraversano il passo del Maloja, fenomeno naturale mozzafiato e scientificamente inspiegabile.
E’ un continuo gioco di sovrapposizioni e nuove forme, il film di Olivier Assayas, che chiede ad una Juliette Binoche inarrivabile il non facile compito di ragionare su se stessa, di nascondersi nel ricordo di un ruolo che non le appartiene più e di aprirsi progressivamente ad una nuova consapevolezza di sé, radicata nel presente. Centrale, da questo punto di vista, è il ruolo dell’assistente Valentine (Kristen Stewart, davvero brava, si è definitivamente liberata di Twilight): è lei, infatti, che passo dopo passo quasi smette di preoccuparsi di organizzare l’agenda o gli impegni di Maria e incomincia – nel gioco di ruolo dato dalla “recita” del testo – a trasformarsi nel riflesso della donna, nella Sigfrid che Maria deve imparare a non cercare più. Finendo per sovrapporre (di nuovo) la finzione al vero, e sparire, proprio come una nuvola che solo fino a poco prima sembrava eterna.
Assayas – che a quanto pare ha accettato di dirigere il film partendo da un soggetto pensato proprio dalla Binoche… – non racconta nulla di nuovo, in fin dei conti, considerando quante altre volte il cinema ha saputo confrontarsi con se stesso (da Godard a Fellini, da Truffaut ad Allen), e quante volte i suoi protagonisti hanno “lavorato sul proprio mestiere”. Ma il regista francese dimostra che si può ancora riflettere su un riflesso, giocare su diversi livelli il discorso del doppio (Maria e Valentine, Helena e Sigfrid, Jo-Ann Ellis e Jo-Ann Ellis…), allargando lo spettro d’introspezione: è un film che cala il sipario, Clouds of Sils Maria, per poi riaprirlo nuovamente sul primo piano della Binoche. Che accetta la nuova parte pensata per lei. Dalla finzione. E dalla vita.

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