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Rachel McAdams in Send Help © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved.
A diciassette anni di distanza dall’infernale e straordinario Drag Me to Hell, Sam Raimi torna all’horror con Send Help, nientemeno che una costola di quello sguardo così cupo e disperato sulla crisi del sistema bancario statunitense del 2009, concentrato questa volta sulle questioni sociopolitiche generate dal Me Too e trascinatesi fino ad oggi, tra inefficaci, o peggio, pavide cacce alle streghe e legittimi processi. Qui Raimi innesca ed esaspera un feroce ed esilarante scontro tra sessi che passa per i linguaggi del survival movie, della commedia e del gore, osservando gli scenari degradanti e perlopiù misogini della “libera” molestia sul luogo di lavoro. Nel caso di Send Help, di certo non impunita.


L’infelice, maldestra e apparentemente timorosa Linda Liddle (Rachel McAdams come non l’avete mai vista) è ormai abituata a subire mobbing quotidiano tra i corridoi dell’azienda in cui lavora da una vita. Situazione destinata a peggiorare sempre più a partire dalla morte dell’anziano proprietario, cui succede Bradley (Dylan O’Brien), il figlio: un giovane inetto, spietato, oltreché misogino, fino a lì tenuto a distanza dagli affari di famiglia. Nonostante il dileggio continuo, Linda rappresenta per l’azienda un valore aggiunto, o meglio, irrinunciabile; ecco perché si ritrova su un volo per Bangkok in compagnia di Bradley. Volo destinato, loro malgrado (o forse no?), a precipitare, conducendoli a una forzata “convivenza” dagli esiti allucinati e iperviolenti.


Cosa accadrebbe se Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller incontrasse Misery non deve morire di Rob Reiner? Ancora una volta cinema di denuncia sociopolitica, sospeso tra erotismo e comicità, oppure un’osservazione ben più claustrofobica e infernale sul male che gli uomini fanno, se posti nelle giuste condizioni di prigionia, disagio psichico e amor non corrisposto? Sam Raimi sembra essersi posto almeno uno di questi due interrogativi, dirigendo un lungometraggio d’altri tempi, capace comunque di affondare i denti nel presente, specialmente rispetto al loro (e nostro) sguardo sui corpi, qui incessantemente esibiti, seppur deperiti, insozzati e solo raramente animati da sensualità o goffe pratiche di seduzione.


Alle grida disperate e ai toni irrimediabilmente oscuri e nichilisti di Drag Me to Hell, Raimi preferisce questa volta — e di gran lunga, verrebbe da dire — l’umorismo sagace, irrazionale e tragicomico che ha contraddistinto moltissimo suo cinema, a partire da titoli quali I due criminali più pazzi del mondo, Soldi sporchi e Spider-Man. Per questa ragione, in aperto scontro con la straordinaria magnificenza degli scenari naturalistici nei quali Linda e Bradley prendono a muoversi, rintracciandone via via doni e insidie, Raimi, supportato da una chimica estremamente riuscita e spassosa tra i due interpreti, genera tutta una serie di situazioni nerissime e ai limiti dell’assurdo, destinate a detonare, in sospeso sempre tra i toni della tragicommedia e quelli del cinema splatter.


L’impronta autoriale è immediatamente riconoscibile, eppure persiste la sensazione che Raimi abbia rivolto ben più di uno sguardo a Revenge, il feroce esordio dell’ormai chiacchieratissima Coralie Fargeat, qui certamente rielaborato. Non in chiave di rape & revenge (appunto), semmai di catartico e sanguinolento mayhem tra attori aziendali. In apparenza il film di Raimi, fino a qui, è il più manifesto in termini di target di riferimento — giovanile, questo è certo, ma non solo — scavando a fondo, però, risulta evidente quanto Send Help celi con astuzia tutta un’altra dimensione, decisamente più adulta e politica, che ragiona e lavora sui corpi e gli istinti dell’uomo, da quelli realmente orridi e ingannevoli fino ai più sagaci, singolari e prodigiosi.


Il corpo, dunque, come strumento e luogo di fascinazione e, all’occorrenza, perfino di deformazione, mentre la mente non soltanto resta al riparo, ma genera senza sosta alcuna infernali strategie di violenza, manipolazione e soggiogamento. Send Help è un’esperienza esilarante e folle che vale la pena d’essere vissuta. Per stomaci forti, proprio come il Raimi delle origini. Il maestro è tornato.
