Tutto in una notte, dal tramonto all’alba, nella New York in cui chi sogna l’amore spera sempre di incontrare qualcuno con cui darsi un appuntamento sull’Empire State Building. Colpa del cinema classico, come ci spiegò la mai troppo rimpianta Nora Ephron. E però non è più tempo d’insonnia d’amore, tant’è che i grandi film della golden age possono essere giusto evocati nelle cartoline in vendita nei convenience store (il bacio tra Cary Grant e Deborah Kerr nel finale di Un amore splendido). L’insonnia, piuttosto, tocca quest’America contemporanea dove tutto è distopia al punto che è il governo stesso a decidere la vita privata delle persone single.

Poiché il sesso fuori dal matrimonio è illegale per decreto, i single possono fare consumare come, dove, quanto e con chi vogliono (ovviamente protetto, infatti i preservativi vanno a ruba) solo una notte all’anno, One Night Only appunto, dal tardo pomeriggio alle sette della mattina seguente. Niente sgarri: tutti i cittadini sono controllati tramite un biosensore tatuato sul polso. Praticamente La notte del giudizio con il sesso al posto degli omicidi. Naturalmente, essendo in una rocambolesca commedia romantica, capiamo subito che i nostri protagonisti non solo sono destinati a qualcosa di diverso dall’annuale incontro occasionale ma devono attraversare mille prove per capire che la vita è sempre un gioco del destino e della fantasia.

© Universal Studios. All Rights Reserved.
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One Night Only

Come tutte le romcom che funzionano, One Night Only si regge sulla chimica dei due protagonisti, perfetti perché colti nel momento giusto per età (entrambi trentaseienni), status (star ma non troppo) e allure (bellissimi e consapevoli di esserlo ma con eleganza e ironia). Callum Turner è il prototipo del bravo ragazzo, un pizzaiolo metodico che non avrebbe alcuna intenzione di assecondare l’annuale concessione governativa finché non viene scaricato dalla ragazza desiderosa di fare sesso con il vicino di casa. Monica Barbaro è una cantante che si fa qualche film mentale di troppo e non trova ingaggi migliori dei jingle per le pubblicità, talmente romantica che pensa ancora al ragazzo incontrato nella notte di un anno prima e subito sparito.

Il loro primo incontro è emblematico: si urtano per caso, si piacciono ma si perdono pochi secondi dopo per un inconveniente. Tutto il film si fonda su questo loro perdersi e ritrovarsi, in una New York piena di gente che fa sesso ovunque e senza pudore mentre loro due, incredibilmente, non riescono a farlo. A suo modo è la garanzia del romanticismo, una sfortuna che confligge con lo shock altrui (nessuno si spiega perché due così non stiano facendo sesso con chiunque) e ci fa sperare nella conclusione ideale per una storia del genere: a noi è chiaro che i due si piacciano, esteticamente ma soprattutto emotivamente, anche perché chiacchierano talmente tanto che, all’alba, si conoscono più di quanto pensano.

© Universal Studios. All Rights Reserved.
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One Night Only

Prodotto e diretto da Will Gluck, tornato in auge grazie al successo della commedia romantica e birichina Tutti tranne te (simpatici i cammei fotografici di Glen Powell e Sydney Sweeney), One Night Only (sottotitolo italiano anodino: Quando tutto è possibile) è divertente e incalzante, un piacevole intrattenimento che addomestica l’inquietante presupposto iniziale (come vivere in una società che decide sulla nostra vita privata, in cui la gente si sposa solo per non consumare nell’illegalità?) piegandolo verso qualcosa di meno chiaro (la castità come occasione per conoscersi meglio?). Funziona perché utilizza bene i cliché e le convenzioni del filone, con il desiderio di diventare un piccolo classico. Da segnalare una pletora di apparizioni, da quelle non accreditate di Bobby Cannavale e Pete Davidson a Nicolas Braun che in meno di minuto si dimostra il solito fuoriclasse del disagio.