Mektoub, my Love: Intermezzo

Sfiancante e punitivo, con tanto di "intermezzo" platealmente pornografico. Delude il ritorno di Kechiche, in concorso a Cannes 2019

24 Maggio 2019
2/5
Mektoub, my Love: Intermezzo

“…Hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono…”

Siamo ancora all’estate del 1994, Amin (Shaïn Boumedine) fotografa il corpo nudo di Charlotte (Alexia Chardard). Sulla spiaggia, intanto, la solita comitiva con Ophélie (Ophélie Bau), Tony (Salim Kechiouche) e via dicendo fa la conoscenza della 18enne Marie (Marie Bernard), parigina in vacanza a Sète. La stessa sera si ritroveranno tutti quanti in discoteca.

Quasi due anni dopo il Canto uno (in concorso a Venezia), Abdel Kechiche torna in gara a Cannes (nel 2013 vinse Palma d’Oro e Palma per le due interpreti femminili con La vita di Adele) con questo Intermezzo. Lunghezza prevista inizialmente 4 ore, ridotte alla fine a 3 ore e mezza.

L’estate di Saim e dei suoi vecchi amici d’infanzia sta per terminare, siamo a settembre, e con essa sembra stia definitivamente tramontando la spensieratezza della loro gioventù.

Come da titolo, questo lungo, estenuante (sì, purtroppo estenuante) intermezzo viene risolto come segue: 30 minuti in spiaggia (il tempo necessario per far integrare la nuova arrivata nel gruppo), due ore e venti in discoteca (con un quarto d’ora di parentesi in bagno per un selvaggio cunnilingus…), con l’abituale marcatura “a donna” già ampiamente sfoderata nel precedente capitolo, una decina di minuti per la quiete nostalgica di un finale – bellissimo, questo sì – che immaginiamo sancisca il definitivo passaggio della storia dall’estate/adolescenza all’autunno/età adulta.

 

Talmente sorprendente era il primo Mektoub quanto questa via di mezzo finisce per fiaccare ogni tipo di entusiasmo: “Smetti di guardare, vivi!”, si sentirà dire ad un certo punto in discoteca Amin, che è sempre il più desiderato, ambito, ma che ancora una volta non riesce realmente a lasciarsi andare, immobile nei suoi pensieri e sempre rapito da quello che vede accadere intorno a sé. Come se non bastasse, sarà l’unico a cui Ophélie confiderà di essere incinta di Tony, quando tra due settimane dall’Iraq tornerà Clement, che a breve diventerà suo marito.

Certo, tra le infinite danze di fondoschiena impegnati in roboanti twerking e tra qualche clamorosa hit di quel periodo (come The House of House) è ancora possibile scorgere la luce filtrata dagli occhi del protagonista, come è sempre intatta la straordinaria capacità del regista di Cous Cous e Venere nera di cogliere uno stato d’animo, una frizione o l’improvvisa esplosione di gioia dei suoi meravigliosi personaggi.

Ma alla fine, mai come stavolta la visione è punitiva, una sorta di “cura Ludovico” contro il desiderio, che trova il suo punto massimo nella già citata sequenza del cunnilingus, di sicuro la più lunga mai vista in un film, francamente eccessiva e respingente.

(Breve) Intermezzo pornografico di un intermezzo sfiancante. Chiuso dall’immortale Yes Sir, I Can Boogie del duo Baccara, in attesa di un Canto due dal respiro francamente più ampio.

Mister
Your eyes are full of hesitation
Sure makes me wonder
If you know what you’re looking for
Baby
I wanna keep my reputation
I’m a sensation
You try me once, you’ll beg for more

Yes Sir, I can boogie
But I need a certain song
I can boogie, boogie boogie
All night long
Yes Sir, I can boogie
If you stay, you can’t go wrong
I can boogie, boogie boogie, all night long…

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