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Marco Bellocchio - La porta della realtà (2026)
Fabio Lovino è un fotografo che ha lavorato per vent’anni con Marco Bellocchio e, forte di questa conoscenza radicata nei decenni, decide di realizzare un documentario dedicato al grande regista, senza dubbio il più importante cineasta italiano oggi vivente.
Lovino realizza un documentario di natura ibrida, a cavallo fra saggio cinematografico e raccolta di aneddoti che illuminano la personalità del maestro: il primo elemento è dato dal fatto che il film tratta molteplici aspetti della poetica di Bellocchio, dalle tematiche che la attraversano al rapporto con gli attori passando per caratteristiche specifiche del suo cinema, ad esempio il legame che il regista instaura con la realtà. Al contempo, questo saggio è composto anche da aneddoti, da piccole storie espresse dai numerosi intervistati e relative alla vita e alla personalità del regista, volte ad approfondire la componente umana e personale della sua arte.


Marco Bellocchio - La porta della realtà (2026)
Il documentario è strutturato secondo una forma tradizionale, essendo composto da materiale d’archivio tratto dai suoi film e dal backstage di questi ultimi, montati con numerose interviste fatte a Bellocchio stesso e ad altre persone a lui collegati, come registi (Marco Tullio Giordana), direttori della fotografia (Daniele Ciprì e Beppe Lanci), attori (Pierfrancesco Favino, Roberto Herlitzka, Fabrizio Gifuni) e familiari (i figli Pier Giorgio ed Elena, la moglie – e montatrice - Francesca Calvelli). Si tratta dunque di una struttura classica perché composta da materiale d’archivio montato al fine di vivacizzare e di dare sostanza alle parole dei talking heads, gli intervistati, ritratti mentre discorrono e si esprimono su diversi argomenti: dal tributo che hanno verso il regista alle caratteristiche del suo cinema passando per le esperienze lavorative fatte con lui.
I vari aneddoti espressi da queste persone sono a loro volta intervallate ad alcune grandi tematiche relative al suo cinema che emergono, nuovamente, dalle interviste e che attraversano trasversalmente il documentario costituendone i fil rouge. Ne sono esempi il tema del tradimento, che dalla vita del regista si trasla nelle sue opere, oltre a quello che determina il titolo del documentario, La porta della realtà, cioè il rapporto fra la regia e l’alea, l’imprevedibile determinato dal fatto che un film è il prodotto di una macchina industriale e complessa, soggetta quindi all’imprevisto che scaturisce appunto dall’essere realizzato nella vita reale.
Marco Bellocchio - La porta della realtà è dunque un documentario tradizionale ma estremamente affascinante per chi ama il cinema del grande maestro piacentino, ricco di numerosi argomenti che lo riguardano e, per questo, in grado di arricchire la comprensione della sua persona oltre che quella della sua filmografia.
