Pietro Arca e il figlio Giuliano vivono con i loro animali in un casolare, attirando l’odio della famiglia Nonne che cerca di cacciarli con la violenza. Anni dopo, Michele Nonne e Maddalena Branca preparano il loro matrimonio.

Salvatore Mereu realizza con Alberi erranti un nuovo tassello di una filmografia estremamente coerente perché caratterizzata da una serie di elementi ricorrenti e strutturanti le sue opere. Fra queste, è possibile citare il radicamento geografico, determinato dalla centralità della Sardegna come paesaggio e luogo che ospita le vicende raccontate nei suoi film, oppure la consuetudine di dare luogo ad adattamenti letterari, dato che anche questo lungometraggio deriva da un romanzo (Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta) come molti dei suoi precedenti (Sonetàula è tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Fiori e Bellas mariposas deriva dal racconto di Sergio Atzeni con lo stesso titolo). Più in profondità, il cinema di Mereu si caratterizza per una componente fortemente leopardiana, intendendo con questo concetto la contrapposizione fra natura e ragione, cioè il contrasto tra, da una parte, la capacità di meravigliarsi di fronte alla realtà e di reinterpretarla in senso immaginifico, caratteristiche proprie del mondo arcaico e fanciullesco, e, dall’altra, la rigidità moderna e borghese, fondata su un razionalismo freddo e arido che porta l’animo umano ad avvilirsi e a perdere la capacità di provare stupore immaginifico verso il mondo.

Questa contrapposizione duale e manichea determina la natura profondamente fiabesca di “Alberi erranti”, in cui il mondo arcaico è rappresentato dalla famiglia Arca, capace di vivere in simbiosi con la natura e con il mondo animale, mentre la modernità è rappresentata dai Nonne, incapaci di comprendere la simbiosi con l’elemento naturale che caratterizza i primi, motivo per cui reagiscono con una violenza efferata e senza scrupoli a tutto ciò che esula dalla loro visione razionale e utilitaristica della realtà.

La componente arcaica e tradizionalista si lega al mondo infantile: il film si caratterizza per numerosi personaggi bambini, intendendo con questo concetto sia i molti attori in età infantile che la capacità degli adulti di sorprendersi e di gioire per le piccole meraviglie che la realtà offre. Si tratta dunque dello sguardo carico di meraviglia che contraddistingue non solo Giuliano, tanto che questo personaggio finisce per vivere in un mondo fatato composto da una comunità di bambini radicati in un bosco magico, ma anche di Maddalena, trait d’union fra i mondi contrapposti rappresentati dalle due famiglie e che, non a caso, al termine del film sceglie il giovane Arca come compagno.

Alberi erranti è quindi una fiaba in forma filmica perché caratterizzata da una forte componente infantile e fanciullesca, a sua volta determinata dal realismo magico che permea tutta la narrazione (dal rapporto misterico con la natura alla comunità dei bambini nel bosco) e dalla natura manichea della trama. Quest’ultimo aspetto, tuttavia, si caratterizza anche per una eccessiva semplicità, cosa che rende il racconto facilmente prevedibile. Inoltre, la lunghezza eccessiva, unita all’ampiezza e alla calma del respiro narrativo porta Alberi erranti non solo ad avvicinarsi allo slow cinema, ma anche a rendere difficoltosa o quantomeno impegnativa la visione.