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Ketticè
Nella Palermo del 2012 Gulio è un ragazzo senza interessi: snobba la scuola e lo sport preferendo dedicarsi alla marijuana. I suoi coetanei e compagni di scuola non sono da meno: fra questi compare Ketty, ragazza con cui il protagonista stringe una relazione.
Giovanni Tortorici, al secondo film dopo Diciannove, continua a riflettere sul mondo giovanile realizzando un’altra opera che si concentra sulle vite degli adolescenti e dei giovani adulti durante gli anni Dieci.
Il quadro che emerge è desolato e sconfortante, dato che Ketticè realizza il ritratto di una gioventù superficiale e allo sbaraglio, completamente disinteressata a niente altro che non sia il soddisfacimento immediato dei propri appetiti momentanei. A tal scopo, il regista Tortorici usa sapientemente la narrazione e le musiche: nel primo caso, la storia è costituita da una serie di eventi quotidiani che si susseguono senza soluzione di continuità, dando luogo ad un continuo presente indefinito i cui eventi si appiattiscono per mancanza di intensità e importanza. La vita di questi ragazzi è un deserto senza significato, uno stillicidio di uscite con gli amici, flirt con le ragazze, discoteche, brutti risultati scolastici e tanta droga, dove ognuno di questi avvenimenti non sortisce alcuna vera emozione o imprime una svolta né alla personalità dei protagonisti né alla narrazione.
Le musiche invece sono trattate in modo contrappuntistico perché volutamente intrusive ed esagerate: al racconto costituito dalla quotidianità banale dei ragazzi viene sovrapposto un uso insistito di canzoni ad alto volume, il cui tenore oltretutto non coincide con il contenuto raccontato. Inoltre, queste scene sono frequentemente caratterizzate da un montaggio costituito da alcuni elementi propri delle forme brevi come il videoclip, ad esempio l’uso marcato del ralenti o la presenza di numerose inquadrature di brevissima durata montate in modo concitato. Così, eventi normalissimi come passeggiare in centro, andare in discoteca o passare a prendere il proprio amico vengono raffigurati in modo barocco grazie a questi elementi stilistici che li enfatizzano in modo eccessivo, costituendo un contrappunto rispetto alla superficialità e alla mancanza di interesse per la vita espressa dai personaggi del film.
Al contempo questi espedienti registici sottolineano e portano ad emergere la componente formale del film, collegando così la superficie del lungometraggio alla superficialità dei ragazzi che lo popolano, entrambi caratterizzati dalla completa assenza di qualsivoglia contenuto che vada oltre l’immediatezza del momento presente vissuto in quanto tale. In questo modo, Tortorici riesce brillantemente a raccontare e a descrivere una gioventù a una dimensione, cioè completamente priva di ideali e di coscienza sociale perché appiattita sui propri appetiti immediati, cioè interessata solo alle ragazze, al divertimento e alle canne.
