Maleficent

Angelina Jolie nemesi ipnotica della Bella Addormentata tra scenari spettacolari. Con qualche dubbio…

28 Maggio 2014
3/5
Maleficent
Maleficent

Maleficent, una favola alla rovescia: la versione live action con Angelina Jolie offre il punto di vista della strega cattiva Malefica nelle vicende della principessa Aurora, a 55 anni esatti dal debutto de La Bella Addormentata su grande schermo in versione cartoon Disney.
La storia racconta le origini del Male, che affonda le radici in un tempo molto più remoto del classico “c’era una volta” per indagare le ragioni del comportamento di quest’oscuro e potentissimo personaggio. Non si limita ad aggiungere dettagli al sortilegio del fuso avvelenato ma scava in un passato di dolore e tradimento.

La tradizione incontra la modernità a metà strada, e gli elementi del mito originale si mescolano alle novità della trasposizione cinematografica con Elle Fanning (Super 8) nelle candidi vesti di Aurora. Nella versione bambina della principessa compare Vivienne Jolie-Pitt, che a tre anni affianca la mamma sul set perché – si dice – sia stata l’unica a non temerne l’aspetto spaventoso.
Il merito maggiore di questo adattamento va alla realizzazione visiva: in un quadro spettacolare e mozzafiato, esaltato da un magistrale 3D, dipinge un regno lontano diviso a metà tra continue lotte con gli umani, avidi di potere, sempre pronti ad insidiare le confinanti terre fatate per sfruttarne la magia.

Il look di Malefica attrae e terrorizza al tempo stesso con quel fascino ancestrale che Angelina Jolie ha saputo incarnare alla perfezione: cinica, eppure squisitamente ironica, la sua villain è dotata di sfumature mai raccontate anche grazie alla voce della coscienza fornitale dal corvo Fosco (Sam Riley), la sua spalla – e non solo metaforica –in cui il lato oscuro lascia trasparire qualche sprazzo di luce. Meno riuscito quello delle tre fatine buone Fiorina, Giuggiola e Verdelia (Lesley Manville, Imelda Staunton e Juno Temple), esserini irritanti e imbranati scelti come custodi della principessa.
Impossibile resistere alla seduzione della protagonista, incorniciata dalla voce incantevole di Lana Del Rey, a conferma della corrente di pensiero secondo cui non esistono i lupi cattivi, ma solo quelli infelici. La si preferisce alla buonissima, anzi perfetta, Aurora, le cui mille qualità sbiadiscono al confronto con l’animo torturato della sua “aguzzina”.
Nessuno si aspetta ancora che arrivi il principe a salvare la fanciulla in difficoltà: Merida di Brave se la cavava benissimo da sola con arco e frecce e in Frozen Anna scampa il pericolo mortale grazie alla sorella Elsa. Nelle fiabe moderne pare che il “vero amore” assuma declinazioni diverse e sfugga all’ideale classico per cui la felicità sia racchiusa nel bacio del futuro marito, sottintendendo forse che nessuno, alla fine, vive davvero felice e contento per sempre. Succede nei lungometraggi animati al cinema e nelle avventure delle favole a puntate in tv (come insegna C’era una volta – Once Upon A Time).
Il regista esordiente Robert Stromberg appiattisce le divergenze quando il Male si ravvede, trova pace, diventa Bene, in modo che il pubblico torni a casa cullando l’utopia di essere politicamente corretto. I fusi e le mele avvelenate hanno davvero i giorni contati.

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