Iván & Hadoum è il primo lungometraggio dello spagnolo Ian de la Rosa, che arriva undici anni dopo il cortometraggio d’esordio (Víctor XX, sul tema della transidentità, premiato alla Cinéfondation al Festival di Cannes), una nomination ai Goya nel 2022 con il coming of age al femminile Farrucas e gli otto episodi della miniserie young adult La chica invisible. Iván & Hadoum, presentato nel Panorama di Berlino 76, è un approdo, un’opera prima fortemente legata al percorso del regista che tiene dentro la riflessione melodrammatica sull’identità trans, il racconto di formazione nel crinale tra tarda adolescenza ed età adulta, l’attenzione a un paesaggio culturale ai margini delle metropoli.

Al centro c’è l’amore tra Iván, trentenne trans che vive ancora con la famiglia e lavora in una serra industriale, e Hadoum, collega ispano-marocchina: un idillio sottoproletario nella Spagna profonda tra due corpi divergenti e non canonici, l’uno sul piano del genere e l’altra perché meticcia, che si riconoscono ma pagano lo scotto di immaginarsi felici laddove devono scontrarsi con le ostilità delle rispettive comunità e con le personali aspettative mancate.

Il primo incontro è una delizia: una serata al karaoke, lo svago del popolo che gioca a fingersi star, i primi piani dei due amati che si rivelano a colpi di carrelli in avanti e zoom all’indietro, un artificio retorico per restituire un sentimento nascente senza retorica. de la Rosa gioca con le immagini, ricorre agli infrarossi per osservare il sesso notturno dei due protagonisti e inquadra il negativo fotografico dei loro baci rubati sulla spiaggia, mentre il rumore delle onde si insinua nei loro sospiri e l’oscurità protegge gli amanti clandestini.

È un côté simbolico che irradia Iván & Hadoum per qualche istante, seguendo l’idea che solo strumenti insoliti o comunque meno scontati possano rappresentare qualcosa di diverso rispetto alla norma. Malgrado si afflosci col passare del tempo per recuperare nel finale, si esalta quando maneggia il disorientamento emotivo e la comprensione notturna, le follie romantiche e gli addii che forse non sono tali. È come se soffrisse di un eccessivo controllo, quasi temesse di sbilanciarsi troppo e cedere ai cliché, e nella brace al di là delle immagini lascia intravedere un film più furibondo e sanguigno.