Il ragazzo invisibile

L'ennesima "trasformazione" di Salvatores, che apre nuovi scenari sul "cinema fantastico" made in Italy. E vince la sfida

16 Dicembre 2014
4/5
Il ragazzo invisibile
Il ragazzo invisibile

Un cinema “fantastico” è possibile. Anche in Italia. Lo dimostra la nuova fatica di Gabriele Salvatores, Il ragazzo invisibile, che 01 Distribution lancia coraggiosamente nella mischia del cartellone natalizio. Scommessa ardita, da una parte, ma supportata dall’innegabile qualità di un prodotto che, non solo sulla carta, è capace di parlare a varie fasce di pubblico. Agli adolescenti, in primis, che potranno finalmente empatizzare con un coetaneo alle prese con le loro stesse criticità, che siano di natura scolastica, di rapporti familiari o di amicizia.
Il protagonista del film, Michele (l’esordiente Ludovico Girardello), è un ragazzo tutt’altro che “popolare”, preso di mira dai bulletti della classe e incapace di manifestare alla compagna Stella (Noa Zatta, altra debuttante) la propria cotta. Molto, quasi tutto, cambierà all’indomani di una scoperta sensazionale: Michele si guarda allo specchio e si scopre… invisibile! Un “superpotere”, di fatto, che tende quasi ad amplificare il suo status precedente, permettendogli però di scoprire molto di più su stesso, aiutandolo anche a trovare la propria dimensione.
Ed è proprio in questa fase che il film di Salvatores sorprende di più: intanto per la capacità di costruire una sorta di “altromondo” in cui immergere i suoi personaggi e lo spettatore, tirando fuori dal cilindro un antefatto degno di qualsiasi grande comic d’oltreoceano, poi per la grande disinvoltura con cui riesce a gestire la non facile questione degli effetti speciali (tutti Made in Italy) e per la nonchalance con cui si tiene aperta più di qualche porta per l’eventuale (diciamolo pure: certo) sequel già messo in cantiere da Indigo (Nicola Giuliano, a cui si deve la paternità dell’idea del film) e soci (Rai Cinema su tutti).
L’ennesima trasformazione di un regista, Salvatores, che dopo l’Oscar vinto ormai più di 20 anni fa con Mediterraneo, ha giustamente deciso di mettersi sempre in discussione, esplorando strade non sempre battute dal nostro cinema, rischiando molto e convincendo spesso. Come stavolta.

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