Qual è l’anatomia di un dilemma morale? Di sicuro tra i migliori registi per rispondere c’è Park Chan-wook. Il suo cinema non si limita a raccontare storie. Con rigore estetico descrive l’abisso della brutalità umana. L’occasione per riflettere sul suo percorso nasce dall'incontro a La Milanesiana. La rassegna diretta da Elisabetta Sgarbi quest'anno mette al centro il binomio tra "Il desiderio e la legge", un tema affine alla poetica del maestro coreano, in cui la emozioni dell’individuo si scontrano con il divieto.

“Sono arrivato ieri sera da Cannes, sono un po’ disorientato”. Esordisce così Parck Chan-wook, giunto nel capoluogo meneghino direttamente dalla Croisette dove, da presidente di giuria, ha consegnato la Palma d’oro a Fjord di Cristian Mungiu. La sua filmografia si è sviluppata sotto il segno della vendetta, sostengono in molti. In realtà si è evoluta attorno a nodi etici molto più strutturati, come il peso della colpa, l’impossibilità di sottrarsi alle punizioni e la ricerca del riscatto. In film come Mr. Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta, la violenza è la conseguenza tragica per chi è messo di fronte a problemi insolubili. “Quando eravamo giovani, in Corea c’era una grande rabbia. Negli anni Ottanta andavo all’università e c’era la dittatura. C’era una grande manipolazione del pensiero, e un divario netto tra le classi sociali. Gli anni sono andati avanti, e adesso mi sono placato. Ora quando faccio un film penso a tre cose: alla società, all’essere umano e al genere cinematografico”.

Per Park Chan-wook la vendetta è un atto fallimentare in partenza, un tentativo disperato di ripristinare un ordine che finisce invece per distruggere chi lo compie. Questo conflitto è stato progressivamente interiorizzato con Mademoiselle, Decision to Leave e No Other Choice, in cui la tensione si è spostata dall'impatto fisico dei fotogrammi a una dimensione più psicologica. E anche le note giocano il loro ruolo. “Le colonne sonore nei miei film vengono scelte a riprese ultimate. C’è stata però un’eccezione. Per girare La tamburina sono stato a Londra per molti mesi, e sentivo la mancanza di casa mia. Così mi sono rifugiato nella musica anni Settanta, e ho trovato una canzone che ho deciso che avrei inserito nella serie. Ma di solito funziona al contrario. Per Lady Vendetta volevo qualcosa di barocco, così mi sono affidato a Vivaldi. Per No Other Choice ho preferito Mozart”.

Il controllo formale è il fulcro del suo metodo di lavoro. Park Chan-wook trasforma le inquadrature in una scenografia emotiva. La simmetria degli spazi, i movimenti di macchina fluidi ma millimetrici, l'uso drammaturgico del colore non sono elementi decorativi. Ogni dettaglio visivo descrive e anticipa la condizione interiore dei protagonisti, e la regia diventa uno strumento di indagine psicologica. Non c'è spazio per la casualità. “Per ogni film c’è un grande periodo di preparazione. Mi confronto spesso con i miei collaboratori. Essere un regista non è un lavoro razionale. Quindi alcuni dubbi si risolvono in una fase più avanzata. Dal dialogo nascono le idee”, ha ancora spiegato Park, che ha poi aggiunto: “Quando si ironizza sul capitalismo non è facile ricevere investimenti dagli americani. No Other Choice doveva essere girato negli Stati Uniti, ma non avevo abbastanza budget. Quindi sono tornato in Corea”.

Park Chan-wook dimostra come il cinema di genere possa trasformarsi in uno specchio delle contraddizioni umane, in un territorio dove lo spettatore viene rapito dalle sequenze che scorrono sullo schermo per poi essere lasciato solo, senza risposte rassicuranti. Il mezzo cinematografico si spinge dove la parola scritta si ferma. Non ci sono giudizi, ma la rappresentazione della complessità delle persone. Ha spiegato che: “Forse il cinema non può cambiare la realtà. Noi registi dobbiamo essere in ascolto, per capire quali sono le necessità del mondo che ci circonda”. E ancora: “Quando ho iniziato, non avevo grandi budget. I film di Hong Kong avevano successo, e mi chiedevano di seguire quella linea. Non avevo la possibilità di scegliere gli attori. Ma a fare la differenza è, ed è stata, la volontà”.

La dote di Park Chan-wook è quella di toccare i nodi universali e senza tempo della nostra coscienza. Il suo prossimo film sarà The Brigants of Rattlecreek, con Matthew McConaughey, Austin Butler e Pedro Pascal. In Italia arriverà con 01 Distribution. “Si tratta di un western, il genere fondativo per gli americani. Parlerò della violenza da cui tutto è nato, seguendo le orme di Sergio Leone. Non emulerò il suo stile, ma cercherò di cogliere la sua anima”.