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Uma Thurman in Kill Bill
Quando un film diventa un cult, entra nella leggenda. Si inizia a favoleggiare di versioni mai concluse, di lunghezze indefinibili. È il Sacro Graal dei cinefili. Nel caso di Kill Bill, il sogno è diventato realtà: un’esperienza unica, totalizzante e definitiva. Il titolo è Kill Bill: The Whole Bloody Affair, e rappresenta la visione originale che Tarantino aveva immaginato, prima che le esigenze distributive lo costringessero a dividere l'epopea in due capitoli (Kill Bill: Volume 1 e Kill Bill: Volume 2), usciti rispettivamente nel 2003 e nel 2004.
Il progetto di Tarantino non nasce come una semplice operazione autoreferenziale, ma come la volontà di restituire al pubblico il ritmo originario della storia. Se la divisione in due parti aveva creato una frattura tra la cifra nipponica di Kill Bill: Volume 1 e quella più riflessiva e western del sequel, The Whole Bloody Affair riesce a fondere queste due anime. Il risultato è un’esperienza cinematografica di oltre quattro ore, che trasforma la ricerca di Beatrix Kiddo in un viaggio epico dal flusso narrativo continuo.
Ma che cosa cambia concretamente? Tarantino non si è limitato a unire le due parti in fase di montaggio, ma ha apportato modifiche significative. La variazione più evidente riguarda la battaglia alla “Casa delle Foglie Blu". Se nel Volume 1 (solo in Occidente) lo scontro con i Crazy 88 diventava improvvisamente in bianco e nero, per attenuare la violenza e aggirare la censura, qui il brano viene ripristinato a colori. È un’esplosione cromatica che rende giustizia alle coreografie e al gusto estetico del regista per il genere chanbara (cappa e spada giapponese) e i film di arti marziali di Hong Kong.
Inoltre Tarantino ha inserito del materiale inedito, in particolare nel segmento animato curato da Production I.G., che racconta le origini di O-Ren Ishii. La sequenza in chiave anime è qui più lunga di sette minuti, approfondendo ulteriormente il trauma e l'ascesa al potere della criminale giapponese. Sul fronte dei tagli, Tarantino ha scelto di rimuovere alcuni elementi nati specificamente per la divisione in due atti, come il celebre cliffhanger finale del primo volume, dove Bill rivelava che la figlia della Sposa era ancora viva. In questa versione unica, l'informazione viene gestita in modo più fluido, mantenendo alta la tensione senza interrompere bruscamente l’avventura.
L’esistenza di Kill Bill: The Whole Bloody Affair è rimasta a lungo avvolta nel mistero. Per molto si è parlato di proiezioni estremamente ristrette, quasi clandestine. La prima presentazione ufficiale è avvenuta nel 2011, al New Beverly Cinema di Los Angeles, non a caso di proprietà di Tarantino, dove è stata organizzata una maratona. Prima di quel momento, era stata prevista una proiezione ristretta durante il Festival di Cannes nel 2004, ma per quasi quindici anni il film è rimasto un'esclusiva per pochi fortunati. Il lungo silenzio è finito quando Tarantino ha finalmente concluso le trattative legali per entrare completamente in possesso dei diritti del suo film. Questo ha permesso di pianificare una distribuzione globale, che non fosse limitata a sporadici eventi in California.
Oggi l’opera completa arriva anche in Italia, dal 28 maggio al 3 giugno. Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è dunque solo un film più lungo, ma la testimonianza di come un autore agisca testardamente per preservare l'integrità della propria visione. Quello che vediamo è un fiume in piena, incontenibile, trascinante, che dipinge un mondo a parte. A prendere vita è l’amore per il cinema, in una cavalcata verso un orizzonte che non conosce confini.
