"Se tutti gli immigrati decidessero di fare sciopero, l'Italia si fermerebbe". Sguardi profondi ma vivaci, accento italiano perfetto: non hanno alcun dubbio a riguardo gli africani protagonisti del documentario Il colore delle parole di Marco Simon Puccioni. D'altra parte vivono nel nostro Paese da oltre 30 anni, si sono laureati qui, sono parte integrante della vita socio-politico-culturale italiana. Eppure non sono ancora cittadini italiani. Ne parla soprattutto lo scrittore e operatore socio-interculturale Teodoro Ndjock Ngana, camerunese in Italia dagli anni '70 e "guida ispiratrice" del regista: "Se stai in questo Paese, devi 'vivere' questo Paese".
La premessa è il leitmotiv dell'interessante lavoro del cineasta da sempre impegnato sulla tematica migratoria attraverso l'attività documentaristica ma anche con il convincente lungo di finzione Riparo - Anis tra di noi. Puccioni ha scelto come originale focus de Il colore delle parole le testimonianze di quattro "veterani" immigrati nel nostro Paese: accanto a Teodoro, Steve Emejuru (nigeriano, dottorato in diritto internazionale, in Italia dal 1982), Kongo Martin (congolese, ingegnere, in Italia da oltre 30 anni) e Justin Mvondo (camerunese, architetto, nel nostro Paese dagli anni '70). Scorrendo immagini del passato e del presente, Puccioni rende giustizia a uomini dalla doppia anima, considerati semplici "stranieri" quando arrivarono - e per questo rispettati in pieno periodo di contestazione e valorizzazione delle diversità - e ora, invece, considerati "immigrati". "E' cambiato il modo di concepire la migrazione: in Italia immigrare sta diventando sempre più un reato. E' assurdo, anacronistico, contro ogni diritto umano e civile", dicono in coro. Teodoro ha sposato un'italiana dalla quale ha avuto Angelica, ora studentessa universitaria. Da lui la ragazza ha ricevuto in dono un libro di poesie che Teodoro le ha scritto appositamente: a testimonianza che dove c'è ascolto, dialogo e amore le parole non hanno più colori diversi.