Torniamo indietro di oltre un secolo. I sette quadranti, scritto da Agatha Christie nel 1929, è una di quelle opere deliziosamente retrò che riesce ad essere ancora appassionante, merito del team che ha messo a punto la serie. In streaming dal 15 gennaio su Netflix, con tre episodi e un ottimo cast, tra cui la giovane Mia McKenna-Bruce, Lady Eileen “Bundle”, con uno spiccato senso per risolvere i misteri. E due pilastri del cinema inglese: Helena Bonham Carter, Lady Catheram, madre di Bundle, e Martin Freeman nei panni del sovraintendente Battle.

La storia ha una premessa, che avviene cinque anni prima. Poi, l’azione si sposta nel 1925, nella campagna inglese, dove un gruppo di ragazzi facoltosi viene ospitato in un lussuoso castello. Un giorno decidono di organizzare uno scherzo all'amico Gerald Wade (Corey Mylchreest), posizionando una serie di sveglie nella sua camera da letto, noto dormiglione, per svegliarlo nel cuore della notte.

Nel frattempo, Gerald amico di famiglia dei Catheram, ha combattuto la guerra insieme al fratello di Bundle, che non è più tornato, rivede la ragazza e scoppia la scintilla fatale. Bundle sfacciata gli chiede di invitarla a cena, la sera ballano felici mentre sognano fidanzamenti e matrimoni. Il giorno dopo, viene trovato il cadavere di Gerald. Bundle disperata, non riesce a rassegnarsi e raccoglie una serie di informazioni che la porteranno alla scoperta di una setta che vuole impossessarsi di una formula. E vari altri segreti, per la ragazza impensabili, che le stravolgeranno la vita.

Il finale suggerisce un seguito, dipenderà dal successo della fiction, convenzionale ma ben realizzata (costumi, scenografie) e davvero ben recitata. Non sorprende che tra i produttori esecutivi della serie sia presente anche un componente della famiglia, James Prichard, pronipote di Agatha nonché CEO della compagnia Agatha Christie Limited. La regia è opera di Chris Sweeney, mentre l'adattamento è firmato da Chris Chibnall, terzo showrunner di Doctor Who e creatore di Broadchurch.

Due parole sulla regina del giallo: Agata Christie aveva il talento fuori del comune di riuscire a depistare il lettore (anche lo spettatore delle magnifiche trasposizioni di Dieci piccoli indiani di René Clair e Testimone d’accusa di Billy Wilder), per rendere l’autore dei crimini una sorpresa totale. E non importa quanto fossero precisi gli indizi, non c’era un singolo libro di cui si poteva indovinare la fine. Scrisse oltre ai 66 romanzi e 153 racconti, opere teatrali e romanzi rosa con lo pseudonimo di Mary Westmacott.