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Nell’ultima stagione di Call My Agent si ipotizza un nuovo Romanzo criminale. Ma alla presentazione ufficiale alla stampa c’è una sorpresa: le vecchie glorie sono state soppiantate dalle nuove generazioni. E le conseguenze saranno esplosive. In Gomorra – Le origini, con ovviamente un netto cambio di tono, succede qualcosa di simile.
Si riparte dalle fondamenta dei Savastano, da quando Pietro aveva sedici anni nel 1977. Secondigliano è un luogo povero, in cui i boss si contendono le strade. Al momento la guerra non è ancora iniziata, anche se la nascita della Camorra come la conosciamo (e come racconta Saviano proprio nel suo libro Gomorra) è alle porte. Pietro si avvicina alla violenza, si scoprono le sue radici, ma anche le sue fragilità.
Per il prequel cambiano le linee guida, lo sguardo sul progetto. La prima stagione era cupa, a tratti brutale, si muoveva tra il mondo noir e la criminalità organizzata. Gomorra – Le origini è invece più trasversale. A parte una sequenza (molto d’effetto) nella notte, sotto la pioggia, è più luminoso. I contenuti non per tutti si riducono, l’attenzione è più sulla crescita, sul percorso di formazione. C’è spazio anche per una venatura romantica. L’obiettivo è rendere la vicenda più fruibile, rivolgendosi a un pubblico più ampio, con una struttura ammiccante.
Cambia l’immagine del malavitoso. Nell’originale il racconto si svolgeva a misura di clan. Lo spettatore assisteva ai processi decisionali, allo svolgersi delle azioni. E il ritratto era decisamente più sanguinoso, selvaggio. Adesso si torna alla strada, ai blocchi, prima di iniziare a correre. I ragazzini devono ancora entrare nel meccanismo, si potrebbero salvare.
Di sicuro è spiazzante vedere Gomorra – Le origini, specialmente per i puristi della serie. Ma è un’operazione coraggiosa, che evidenzia un cambio di rotta necessario. Per quattro episodi su sei dietro la macchina da presa c’è Marco D’Amore, che aveva interpretato proprio Ciro Di Marzio. E non a caso aveva diretto otto puntate di Gomorra e il lungometraggio L’immortale. D’Amore conosce la materia, la grammatica, e sceglie di stravolgerla. Mantiene le atmosfere, ma sviluppa una cifra più empatica, lontana da quella di Stefano Sollima, più cruda e crepuscolare. Si tratta di una rifondazione, che vedremo dove potrà arrivare.
Le sorprese non mancano, gli appassionati possono scoprire nuovi dettagli sulla vita dei diavoli che li hanno accompagnati. E chi non conosce Gomorra può scegliere di affidarsi a un’inaspettata genesi. Gomorra – Le origini è in ogni caso avvincente e tiene sempre alta la tensione. I presupposti per andare avanti ci sono già. È interessante vedere come ogni episodio abbia un’appendice nel carcere di Poggioreale, seguendo l’ascesa di Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata. Da qui si creano i presupposti per i conflitti a venire, per i morti che faranno piangere Napoli. Da una parte la realtà, dall’altra la finzione, in una storia in cui sembra non esistere riscatto.
