Fukushame

In sala il doc di Tesei e Gagliardi sul disastro giapponese. Quando la realtà impressiona più della fantascienza

24 gennaio 2013
3/5
Fukushame
Fukushame

L’undici marzo del 2011 la centrale nucleare di Fukushima fu travolta da un violento terremoto seguito da uno tsunami, che distrusse chilometri di costa e pianura in Giappone.
Sette mesi dopo il disastro, il fotoreporter italiano Alessandro Tesei, portandosi fino a 1000 metri dalla centrale, riuscì a entrare nella così detta “No-Go Zone”, una zona di restrizione di 20 chilometri di diametro, che venne immediatamente evacuata divenendo territorio off-limits per chiunque. Fukushame (gioco di parole che significativamente accosta il nome della città disastrata con la parola vergogna) è il titolo del documentario che raccoglie le immagini di questo viaggio nel terrore dove le uniche forme di vita che si incontrano sono gli animali sopravvissuti allo stato di abbandono e l’unica verità in mezzo a un mare di menzogne è scandita dai beep del contatore geiger. Grazie al montaggio di Matteo Gagliardi (co-sceneggiatore), agli scatti di Pierpaolo Mittica (fotografo tra i primi ad entrare nella zona proibita), alle interviste inedite al sindaco di Minamisoma Katsunobu Sakurai e all’ex premier nipponico Naoto Kan, all’aiuto delle associazioni animaliste (Animal Forest) che hanno dato il permesso provvisorio di entrare nella zona proibita, alle immagini della grande manifestazione contro il nucleare tenutasi a Tokyo il 19 settembre e alle testimonianze dei tanti abitanti evacuati da Fukushima, il regista compie e ci porta in un inquietante viaggio, filmando con il fish eye (che deforma) la città fantasma (realtà deformata), e denuncia un’emergenza non ancora finita, i cui effetti reali si vedranno tra anni.
Un viaggio tra la vita e la morte, tra la bellezza di un’area rurale immersa nel verde e il pericolo della radiazione nucleare, tra la verità e la menzogna, netta contrapposizione che mette in luce le contraddizioni di un mondo che – come scrisse il giornalista Tiziano Terzani – “è cambiato”, e che probabilmente come citano nel doc, “dobbiamo cambiare noi. Innanzitutto non facendo più finta che tutto è come prima, che possiamo continuare a vivere vigliaccamente una vita normale. Con quel che sta succedendo nel mondo la nostra vita non può, non deve, essere normale. Di questa normalità dovremmo avere vergogna”. Shame (vergogna) che questo documentario ci fa provare: per il cane abbandonato che ci fissa con occhi spauriti e indifesi, per l’anziana giapponese che non può tornare nel suo paese, per la terra non più coltivabile, per le maschere e le tute che si devono indossare perchè l’aria è nociva.
Insomma, non serve un film catastrofista o di fantascienza per avere paura di un’imminente fine del mondo, purtroppo ci pensa già la realtà. Serve solo guardarla. E di sicuro Fukushame la guarda molto bene.

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