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Beyond the Hills
Tornata da un periodo trascorso in Germania, Alina (Cristina Flutur) ritrova Voichița (Cosmina Stratan), ragazza con cui è cresciuta negli anni dell'orfanotrofio, ora novizia ortodossa in un monastero sperduto sulle colline. Dove Alina viene ospitata, ma ben presto la sua permanenza si trasformerà in un incubo. Per tutti, lei compresa.
Cristian Mungiu torna in Concorso a Cannes (dopo la parentesi del 2009 con il collettivo Tales from a Golden Age al Certain Regard) a cinque anni dalla Palma d'oro vinta per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, stavolta mettendo in scena la storia già raccontata da Tatiana Niculescu Bran in Deadly Confession, libro-documento sui fatti avvenuti al monastero romeno di Tanacu, dove una giovane donna in visita ad una novizia subì un presunto esorcismo e morì poche settimane dopo il suo arrivo.
Il racconto di Mungiu, fluviale e impervio (2 ore e 30 minuti la durata del film), parte da un presupposto ancora una volta molto forte: la tensione drammatica della vicenda si sviluppa attorno al sentimento di gelosia provato da Alina nei confronti di un amore verso il quale è di fatto impossibile combattere. Voichita ha trovato la fede, l'amica non ha più il dono delle attenzioni che le venivano rivolte "in esclusiva". E' un film estremamente complesso, a tratti insostenibile, Beyond the Hills, ma che paradossalmente finisce per farsi semplicistico e schematico: le contrapposizioni tra bene e male, tra amore incondizionato e libero arbitrio, si riducono ad un concetto su cui Mungiu è sin dall'inizio abbastanza chiaro. In nome della fede - questo il messaggio che il film non fa mistero di proporre - nel corso della storia sono stati commessi errori imperdonabili, il più delle volte nell'assoluta convinzione di operare per una giusta causa. La stessa convinzione - credere che Alina sia posseduta e quindi bisognosa di un "servizio" - che porterà alle soglie del carcere il priore e le suore presenti: almeno nel film, che si chiude con una simbolica ondata di fango sul parabrezza del furgone di polizia che li tiene in custodia, in attesa di fronte all'ufficio del procuratore. E' solamente una delle numerose trovate stilistiche di Mungiu, esemplare anche in quest'occasione per quanto riguarda la messa in scena, più discutibile sul piano della tenuta del racconto. E sulla programmaticità dello stesso.



