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Tuner @manzopiccirillo
Il passaggio dal documentario al cinema di finzione rappresenta un difficile banco di prova per molti registi. Daniel Roher, cineasta canadese noto per aver diretto Navalny (con cui ha vinto l’Oscar come Miglior Documentario nel 2023), compie questa transizione con un film che prende spunto da un'idea classica del genere poliziesco: la rapina basata sull'abilità tecnica, per poi spostarsi su un piano sensoriale del tutto inatteso. In Tuner - L'accordatore il silenzio smette di essere un'assenza di rumore per diventare una minaccia fisica, o una straordinaria opportunità criminale.
La storia ruota attorno a Niki White, un giovane accordatore di pianoforti di New York con un udito straordinariamente sensibile, costretto a girare per la metropoli indossando tappi nelle orecchie per proteggersi dal caos assordante. È affetto da iperacusia: una ridotta tolleranza a ogni tipo di suono. La sua promettente carriera musicale è ormai finita, e per sopravvivere lavora per il suo vecchio mentore, Harry Horowitz, interpretato da Dustin Hoffman. Il giorno in cui scopre di potere individuare la combinazione delle casseforti grazie al suo orecchio assoluto, la situazione precipita.
Daniel Roher compie una scelta di campo netta rispetto al suo passato da documentarista. Se in Navalny la macchina da presa inseguiva la realtà nel suo farsi cronaca urgente, qui il regista abbraccia la fluidità della finzione classica, guardando a un modello di cinema a medio budget tipico degli anni Novanta, dove il ritmo era dettato dallo spessore dei personaggi e non dalla pura velocità delle scene. Roher flirta con il poliziesco urbano, ma decide di svuotarlo della violenza gratuita, preferendo concentrarsi sul design sonoro come vero motore dell'azione e sul valore dei legami.
La riuscita del meccanismo si deve in gran parte alla caratterizzazione dei personaggi e alle ottime prove del cast. Leo Woodall crea un personaggio fragile e solitario. Al suo fianco Dustin Hoffman, nei panni di Harry, porta sullo schermo il calore e il sentimento quasi paterno che lo lega a Niki, che costituisce una delle parti più riuscite di Tuner - L'accordatore. Un esempio? Le scene in cui i due si trovano a bordo del loro vecchio furgone a chiacchierare sono tra i momenti più sinceri.
Il film patisce una certa prevedibilità narrativa quando segue i binari più tradizionali dei thriller, ma riesce comunque sempre a mantenere alta l'attenzione. Tuner - L'accordatore dimostra di saper unire l'intrattenimento alla sensibilità per l’essere umano, ricordandoci che a volte per capire il mondo non serve guardare meglio, ma imparare di nuovo ad ascoltare.

