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Non è
privo di fascino il lungometraggio d'esordio dei co-sceneggiatori e registi Stergios Dinopoulos e Krysianna Papadakis, Bearcave, film in concorso alle Giornate degli autori, sezione parallela e autonoma del Festival di Venezia 82.Nato dall’omonimo cortometraggio, con le esordienti Xara Kyriazi e Pamela Oikonomaki, ha vinto il premio nella sezione Works in Progress del programma industry del Thessaloníki Film Festival.
La storia si sviluppa in tre capitoli, una sorta di formazione sentimentale. Al centro due amiche, Argiro (Kyriazi), che con il padre manda avanti un’intera fattoria finché il peggio non può essere più fermato, e Anneta (Oikonomaki), ragazza amante della moda, impetuosa e ribelle. Entrambe vivono in un remoto villaggio di montagna nel nord della Grecia. Parlano. Giocano, sognano un futuro migliore, che è all’inizio individuale poi incomincia a diventare qualcos’altro.
In breve tempo le cose cambiano, Anneta scopre che non ha alternative se non iniziare una nuova vita in città con il fidanzato poliziotto, Argiro sente di avere un legame con l’amica che trascende generi ed etichette.
L’ultima promessa è un'escursione verso una misteriosa grotta di orsi (Bearcave, appunto), un pezzo di storia popolare che le ha affascinate fin dall'infanzia. L’esperienza della grotta (molto suggestiva) dà origine a una serie inaspettata di fraintendimenti, mettendo a dura prova le fondamenta della loro amicizia. Ma quando tutto sembra precipitare e Annetta prende una decisione drastica e così Argiro, spinta dagli eventi: i loro veri sentimenti escono alla luce e le due amiche devono confrontarsi con una domanda che definirà le loro esistenze.
Paesaggi a volte stordenti, protagoniste molto brave e una trama che contiene déjà-vu e qualche lungaggine di troppo (dura oltre due ore). Che propone però una visione interessante offre una sulle giovani donne nella Grecia rurale.