Vinterberg: “Un altro giro, omaggio alla vita”

"È un film difficile da definire: parla di qualcosa che è incontrollabile, come quando ci si innamora" spiega il regista del film con Mads Mikkelsen presentato alla Festa del Cinema di Roma
Vinterberg: “Un altro giro, omaggio alla vita”
credits: Henrik Ohsten

“All’epoca del Dogma 95, volevamo svestire il cinema. Ci siamo imposti di correre un rischio, di fare un esperimento: come fanno i personaggi del mio film”. A parlare è Thomas Vinterberg, arrivato alla Festa del Cinema di Roma per presentare Druk, che in Italia sarà distribuito con il titolo Un altro giro da Movies Inspired (prossimamente la data).

“Quando feci Festen – ricorda il regista – i miei colleghi ci credevano pazzi: pensavano fosse un suicidio creativo, sostenevano che avrei distrutto il mio cinema e il cinema in generale. Ma non ero solo, c’erano altri autori che aderivano al manifesto, c’era l’idea di fare le cose insieme. Dogma era un tentativo di sganciarci dalla mediocrità di un cinema che era troppo conservatore. Al Festival di Cannes del 1998, grazie al successo, era sparito il pericolo, il Dogma era diventato bellissimo e la nudità non c’era più: avevamo creato un abito. Se dovessi fare oggi un film di Dogma, non sarebbe un cinema nudo ma vestito con un vecchio e strano. Non sarebbe esplorativo. Il mio intento è sempre quello di cercare la purezza, la vulnerabilità, l’umanità, come vediamo con gli straordinari attori di Un altro giro“.

Il film parte dalla teoria secondo la quale nasciamo con una piccola quantità di alcol nel sangue e una moderata ubriachezza che ci spalancherebbe al mondo, riducendo i problemi e aumentando la creatività. Quattro amici, tutti demotivati insegnanti delle scuole superiori, intraprendono un esperimento mirato a mantenere un livello costante di alcol nel sangue per tutta la giornata lavorativa. Inizialmente i risultati sono positivi e il piccolo progetto si trasforma in un vero studio accademico. Ma l’esperimento causerà conseguenze inattese.

Thomas Vinterberg – Photo by Anders Overgaard

“Ho cominciato ad analizzare – spiega Vinterberg – alcune figure storiche, rendendomi conto che tante persone avevano raggiunto molti risultati da alcolizzati. Abbiamo capito che l’alcol può rappresentare un vantaggio ma può anche distruggere le società e le famiglie. Quindi abbiamo ampliato la nostra ottica per fare un film sulla vita. Al centro ci sono persone che sono arrivate a un punto cruciale della vita: hanno perso l’ispirazione, il gusto di prendere rischi, vivono esistenze ripetitive: usano l’alcol per cercare di riprendersi”.

Presenti alla Festa anche gli attori Mads Mikkelsen e Magnus Millang. Mikkelsen, perno della narrazione, è protagonista di un momento del film in cui il suo personaggio, dopo molta attesa, finalmente danza: “Era una scelta che piaceva a Thomas – rivela – mentre io ero più restio, pensavo ci fossero altre soluzioni migliori, perché in un film realistico è molto difficile risultare convincenti in queste situazioni. Poi mi sono arreso e quando ho visto il film mi sono reso conto che aveva ragione lui”.

Millang ammette di essersi subito innamorato della sceneggiatura: “Una storia veramente solida, all’inizio non erano insegnanti. Capisco bene la routine che può nascere durante una giornata lavorativa. E sappiamo tutti che sensazione si prova quando si beve un bicchiere di vino. La filosofia del film è chiara: quando hai una relazione importante, al tuo risveglio guarda attentamente quella persona. Un film che parla di storie che ci toccano da vicino”.

Com’è stato interpretare dei personaggi così dediti all’alcol? “Avevamo di fronte la centenaria esperienza da ubriachi degli autori” scherza Mikkelsen, sottolineando le difficoltà dei movimenti nella soglia tra 0,5 e 0,8 di tasso alcolemico. “Dovevamo arrivare a diversi livelli di ubriachezza – interviene Millang – e la parte più difficile era risultare completamente sbronzi: c’era il rischio di cadere nel ridicolo e nella macchietta ma ci ha aiutato guardare molti video di russi che bevono”.

Mads Mikkelsen – credits: Henrik Ohsten

“Recitare è nascondere – aggiunge Vinterberg – quindi se vuoi dare l’idea di un innamorato, devi far vedere che se ne frega; se lo vuoi ubriaco, devi nascondere l’ebbrezza. Ma questa cosa è possibile fino a 0,9, massimo 1,2 di tasso. Dopodiché si scatena un balletto tragico. Un altro giro non è una commedia, è difficile da definire: parla di qualcosa che è incontrollabile, come quando ci si innamora. Gli inglesi, infatti, dicono ‘fall in love’, cadere nell’amore: è qualcosa di non programmabile per il tuo corpo. Per il pubblico è un film commovente perché è fatto da uomini che combattono, quattro archetipi della società occidentali: ma i miei film non nascono da urgenze sociali, sono celebrazioni della vita”.

“Mads – continua Vinterberg – sostiene che abbia fatto un film italiano. Forse c’è un rapporto con i film italiani. C’è sicuramente un omaggio a La grande abbuffata ma abbiamo rivisto anche Fight Club e Mariti“. “Non è questione di ispirarsi a un film in particolare – interviene Mikkelsen -: nella mie mente c’erano quei film italiani che pur raccontando storie tristi fanno un omaggio alla vita”.

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