Una Capitale giovinezza

"Il festival ringiovanisce", dice Piera Detassis. Che presenta la quinta edizione: 4 italiani in concorso, restauri, Acting Award a Julianne Moore e il sesso di Extra
7 Ottobre 2010
Una Capitale giovinezza

“Ringiovanire”. Questa la linea guida – parola del direttore artistico Piera Detassis – della quinta edizione del Festival di Roma, in programma dal 28 ottobre al 5 novembre. “Qualcuno ha parlato di Mamma Roma, io direi anche Roma Capitale, il cui 140° anniversario ricorderemo con un brevissimo montato prima di ogni film”, dice la Detassis, sottolineando che “il festival ringiovanisce con molti autori classe 1964, una madrina come Valeria Solarino e l’Acting Award a Julianne Moore, che porta The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko (Lucky Red); gli Usa sono presenti in forze, con un totale di 7 film nella Selezione Ufficiale più The Social Network di Fincher (Evento speciale, dal 12 novembre in sala con Sony), mentre si potrebbe parlare di  2010: Fuga dall’Italia, perché tre su quattro (c’è anche La scuola è finita di Valerio Jalongo) dei film in concorso non parlano italiano: Gangor di Italo Spinelli (RaiCinema) è girato in hindi, Io sono con te di Guido Chiesa, che racconta la storia di Maria di Nazareth, utilizza l’arabo e Una vita tranquilla (01) di Claudio Cupellini ha per protagonista Toni Servillo che parla per metà del tempo in tedesco”. Tra i 16 titoli in concorso,  Un mondo migliore di Susanne Bier (Teodora), I fiori di Kirkuk di Fariborz Kamkari (Medusa), Rabbit Hole di John Cameron Mitchell, con protagonista e produttrice Nicole Kidman (poco probabile la sua presenza al festival, a differenza del confermato coprotagonista Aaron Eckhart) e in apertura Last Night (Medusa) , che porterà sul tappeto rosso Keira Knightley ed Eva Mendes, mentre fuori dai giochi per il Marc’Aurelio d’oro si vedranno 20′ di Dylan Dog: Dead of Night per celebrare Halloween, La scomparsa di Patò, con Andrea Camilleri che incontrerà il pubblico, Bhutto (incontro con i famigliari, forse anche i figli, di Benazir), la versione cinematografica di Carlos di Olivier Assayas (regista presente al festival, il film verrà distribuito da Paco Pictures) e Chimères absentes, sui Rom capitolini e con Fanny Ardant, anche lei a Roma, Let Me In, remake anglo-americano da Alfredson (Filmauro), We Want Sex (Lucky Red) e per Alice nella città Winx Club 3D (Medusa), nonché l’anteprima italiana di Porco rosso diretto da Miyazaki nel ’92 (Lucky Red).
Sul fronte degli sconfinamenti televisivi, Le cose che restano di Gianluca Maria Tavarelli, “ideale seguito de La meglio gioventù”,dice la Detassis, che ritroveremo in quattro parti su RaiUno, e il pilot della serie HBO  Boardwalk Empire di Martin Scorsese (forse il regista sarà in videoconferenza), mentre tra i restauri spiccano quello de La dolce vita di Federico Fellini a 50 anni dall’uscita, realizzato dalla Cineteca nazionale in collaborazione con la Film Foundation di Scorsese, e quello digitale di Rashomon di Kurosawa, autore tanto caro al presidente Rondi, che conferma la “predilezione per il cinema del passato” anche con il Marc’Aurelio alla memoria di Suso Cecchi d’Amico. Viceversa, nel ventennale della morte, Ugo Tognazzi verrà ricordato con pillole prima di ogni proiezione, il doc Ritratto di mio padre della figlia Maria Sole e  Il padre e lo straniero diretto ad Ricky Tognazzi e tratto da De Cataldo.
Se  per la sezione mercato, il produttore Roberto Ciccutto definisce Business Street “una delle pochissime situazioni in cui privato e pubblico collaborano insieme con mutuo vantaggio: in pochi anni siamo non solo accettati, ma necessari”, il direttore generale Francesca Via dà i numeri di Roma: 160 sponsor, 13,5 milioni di euro di budget, di cui il 70% dall’autofinanziamento, ripartiti in 8,2 mln per il festival, 1,3 per Business Street e 3,8 mln per le attività annuali.
Per concludere, Extra, la sezione curata da Mario Sesti, offre fuori competizione doc quali The People vs George Lucas e Inside Job, sulla crisi globale; il nuovo di John Landis, Burke and Hare, i duetti tra Margherita Buy e Silvio Orlando, Gabriele Salvatores e Giancarlo De Cataldo sul tema della giustizia, gli incontri con Alexandre Rockwell, che porta Pete Smalls is Dead, e lo stesso Landis, il Bruce Springsteen 26 enne “bello e bravo come James Dean” del doc The Promise: The Making of drakness on the Edge of Town, mentre tra i doc in concorso, giudicati da una giuria internazionale presieduta da Folco Quilici, e non un tema guida- dice Sesti – è “la rappresentazione inaudita della sessualità femminile, dal giapponese Yoyochu in the Land of Rising Sex, protagonista un pornografo che filma solo autentici orgasmi femminili, al francese Le sentiment de la chair, in cui anche “la Tac si fa erotica”.  E ancora, sempre in Extra, l’omaggio allo scomparso Corso Salani, con Per Corso, percorso in programma  alla Casa del Cinema, mentre Alice, forte dei 15mila giovani spettatori della scorsa edizione, punta su L’estate di Martino di Massimo Natale, Quartier Lontain del regista di Irina Palm Sam Garbarski e il doc sulla scuola di Davis Guggenheim Waiting for “Superman”.
Come ogni anno, poi, fioccano le iniziative collaterali, come la tavola rotonda “Cinema: innovazione, territorialità e risorse. Dalla produzione al consumo” organizzata il 31 ottobre dalla Fondazione Ente dello Spettacolo in collaborazione con Business Street.
 

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