Una “bella cosa” italiana

"Film che nasce dal desiderio di far pace con la vita, di ritrovare una casa", dice Virzì del suo nuovo film. "Kolossal alla livornese" per sfidare Avatar
12 Gennaio 2010
Una “bella cosa” italiana
Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti

«La senti questa voce / chi canta è il mio cuore / amore amore amore / è quello che so dire», cantava Nicola Di Bari. E Paolo Virzì, dopo Tutta la vita davanti, torna nella sua Livorno per raccontare La prima cosa bella, scritto insieme a Francesco Piccolo e Francesco Bruni, che Medusa porterà in circa 400 sale dal 15 gennaio: “Non è un film autobiografico, più che altro un mescolarsi di elementi di vita con elementi del racconto – dice il regista -. E’ normale che si pesca nel vissuto e che passo dopo passo il film si nutra di qualcosa di autentico, soprattutto in un momento di sfiducia come questo, animato dal desiderio di far pace con la vita, di ritrovare una casa, una patria, qualcosa da cui ripartire”. Tutto ha inizio nell’estate del ’71, con l’elezione di Anna Nigiotti in Michelucci (Micaela Ramazzotti) quale “mamma più bella” nello stabilimento balneare Pancaldi: l’avvenimento porterà un tale scompiglio in famiglia da costringere la donna e i due figli, Bruno e Valeria (gli esordienti Giacomo Bibbiani e Aurora Frasca, poi Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi), ad un’avventura che si concluderà nei giorni nostri, con Anna (Stefania Sandrelli) gravemente malata e i due fratelli di nuovo insieme per starle vicino: “Una grande storia d’amore ma non fra due partner – racconta Mastandrea – un film che si concentra su quella formula base, sul principio attivo di un sentimento talmente forte e viscerale che molto spesso è anche difficile esprimere. A mia madre avrò detto ‘ti voglio bene’ solamente un paio di volte in 38 anni e credo che d’ora in poi lo farò più spesso. Il dialetto livornese? Sul set mi prendevano in giro, dicevano che parlavo pisano”.
In questo continuo gioco di salti tra differenti piani temporali, tutto ruota intorno alla figura di questa madre, bellissima e vitale, ingenua e a tratti frivola al limite dell’imbarazzante, incarnata “contemporaneamente” da una delle giovani attrici in ascesa del nostro cinema e da un mostro sacro come la Sandrelli: “Per interpretare il ruolo di Anna – dice Micaela Ramazzotti, moglie di Virzì e in dolce attesa – ho rivisto tutti i film interpretati da Stefania negli anni ’60 e ’70, cercando di carpire alcuni suoi modi di fare, qualche gesto”, mentre l’attrice di capolavori quali Sedotta e abbandonata, Io la conoscevo bene e C’eravamo tanto amati – che ha raggiunto Livorno per le riprese del film non appena terminato il suo Christine, Cristina, esordio dietro la macchina da presa – non fa mistero della sconfinata passione verso il cinema di Paolo Virzì (“il mio regista preferito”) e nota le profonde corrispondenze tra La prima cosa bella e se stessa: “E’ stato un grande regalo, lo stesso che secondo me viene fatto allo spettatore – dice la Sandrelli – perché è uno di quei film in cui non si fa in tempo a piangere che un attimo dopo si torna a ridere, e viceversa. Particolarità, questa, che avevano proprio le commedie all’italiana di serie A”. Ma guai a parlare di “film nostalgico” o cose simili: “La nostalgia non mi affascina – spiega infatti Virzì – ed è evidente come nel film il passato non venga mai raccontato in maniera elegiaca; il rapporto col passato dei vari personaggi è anzi conflittuale e la fine della storia conduce al presente, dove avviene questa riconciliazione per provare ad andare avanti con fiducia”. Stessa cosa che proverà a fare il regista toscano, da venerdì nelle sale contro il colosso Avatar, previsto in oltre 800 copie: “Il nostro è un kolossal alla livornese – scherza Virzì – ma di certo contro Cameron sarà dura. Di sicuro comunque lo andrò a vedere, e credo anche mi piacerà molto”.

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