Parlando dei Due Papi

"Non un film cattolico, ma sulla spiritualità", dice Fernando Meirelles. Che dirige Anthony Hopkins (Ratzinger) e Jonathan Pryce (Bergoglio): "Appena eletto, in rete hanno iniziato a girare foto sulla nostra somiglianza", dice l'attore. Già in sala e su Netflix dal 20 dicembre
Parlando dei Due Papi
I due Papi

“Molti dei nostri leader politici non sono in grado di dire neanche le cose più semplici come: costruite ponti e non muri. Oggi più che mai c’è un grande bisogno di una leadership politica e spirituale”. Lo ha detto oggi in conferenza stampa l’attore Jonathan Pryce, e forse è proprio questo il motivo per cui ultimamente al cinema e in televisione escono tanti film e serie tv che vedono protagonista il Papa.

In questo caso addirittura due Papi. Papa Ratzinger e Papa Francesco, interpretati dai bravissimi Anthony Hopkins e Jonathan Pryce, già sul grande schermo in The Two Popes (I due Papi), diretto da Fernando Meirelles e scritto da Anthony McCarten, in sala dal 2 dicembre e sulla piattaforma Netflix dal 20 dicembre.

Candidato a 4 Golden Globes (tra cui miglior film, miglior attore protagonista e miglior attore non protagonista), il film racconta la storia intima di uno dei passaggi di potere più drammatici degli ultimi duemila anni, con il cardinale Bergoglio (Jonathan Pryce) che succede al “dimissionario” Papa Benedetto (Anthony Hopkins).

“Non è un film cattolico, ma sulla spiritualità”, specifica Fernando Meirelles, che nel film si discosta dalle teorie ufficiali fatte sulle dimissioni del Papa, in primis quella che lui non era fisicamente in grado di andare avanti, e solleva l’idea che Papa Ratzinger non sentisse più la voce di Dio.

“E’ stata una creazione dello sceneggiatore perché aveva bisogno di un’altra ragione per cui il Papa aveva rinunciato- spiega il regista-. E’ una ragione che aiuta moltissimo perché proprio Papa Benedetto XVI parla della scura notte dell’anima. Un’esperienza che molti facciamo. Chiunque crede in qualcosa e poi c’è un momento in cui perde questo contatto con la cosa in cui crede e non la sente più. Questa perdita può durare molto o poco. E’ questa la questione alla base del tema del film, che è appunto la spiritualità e la possibilità di mettere in discussione la propria fede. Anche Madre Teresa talvolta non riusciva più a sentire la voce di Dio”. 

Jonathan Pryce si è sentito subito pronto per interpretare il ruolo di Papa Francesco: “Mi ero preparato fin dalla nascita, questa è la sensazione che ho. Non appena c’è stata la sua elezione, Internet ha cominciato a riempirsi di foto sue e mie per via della nostra somiglianza. Tutti facevano questo confronto”.

 

Di certo si è anche preparato “guardando molti video su Youtube per imparare la sua andatura, il suo modo di parlare, studiando un po’ di spagnolo, di italiano e di latino. E continuo a portare la barba per evitare che la gente per strada mi fermi chiedendomi di benedirla”.

E su Anthony Hopkins: “Lavorare con lui è stato molto bello. Il rapporto che abbiamo avuto sul set è stato un po’ lo specchio di quello che avete visto sullo schermo tra i due Papi. Si parte con un atteggiamento di sospetto e di  difficoltà, nel non sapere come trattarsi l’un l’altro. Un po’ come due cani che si incontrano e  cominciano ad annusarsi. Poi però questo rapporto cresce e l’amicizia si sviluppa”.

Infine su Papa Francesco dice: “E’ il primo Papa a cui ho prestato veramente attenzione. L’unico che ho sentito che mi diceva qualcosa sulle questioni che riguardano il mondo per quello che lui dice sulla società, sulla necessità e sul bisogno di cambiamento e in relazione all’ambiente, all’economia, ai rifugiati. Sono tutte cose che fanno appello alla nostra coscienza e ci parlano”.

 

Lo stesso pensa Fernando Meirelles su Papa Francesco: “Ci piace per il suo programma e la sua agenda. E’ quasi una popstar che è salita al Vaticano, ma soprattutto quando ha pubblicato l’enciclica sull’ambiente. Lì è diventato una persona interessantissima sulla quale volevo indagare. E’ l’unica grande voce che parla e dice che dobbiamo cambiare le cose e scrive un’enciclica basandosi sulla scienza, mentre Trump e quell’idiota che abbiamo in Brasile scrivono cose basate sulle loro semplici convinzioni personali”.

Nel film si parla anche delle ombre che calano sui due Papi. Su Papa Ratzinger: “Durante le riprese avevamo girato molto più materiale sullo scandalo degli abusi sessuali e l’analisi andava anche molto più a fondo. Dopo abbiamo visto che questo sbilanciava il film, facendolo diventare un film sulla Chiesa. Noi invece volevamo fare un film sui due Papi, sul perdono e sulla riconciliazione”.

Su Papa Francesco e sul suo passato in Argentina e sui suoi comportamenti, all’epoca in cui era 40enne gesuita, durante la dittatura militare che insanguinò il suo Paese.

“La questione argentina è nota a tutti e non è stato difficile fare ricerche su un regime così brutale – dice il regista-.  Volevamo riconoscere il coinvolgimento di Bergoglio. Sono andato personalmente in Argentina, ho parlato con i seminaristi e con tante persone che avevano lavorato con lui e ho scoperto che a nessuno piaceva Bergoglio come cardinale. Dicevano che era un uomo molto sulle sue e che non sorrideva mai, diverso dall’immagine del Papa che noi conosciamo. Mi interessava capire come, quando e perché era cambiato quest’uomo”.

Nella preparazione del film i rapporti con lo Stato Vaticano sono stati “stretti e di grande collaborazione”, racconta la produttrice Tracey Seaward. E poi specifica: “Soprattutto con l’ufficio di don Viganò che è stato di grandissimo aiuto e ci ha dato pieno accesso agli archivi della televisione vaticana”.

Ma il Papa, anzi i due Papi, lo hanno visto? “Il gruppo Netflix ha fatto una proiezione per la sala stampa in Vaticano e sappiamo che è stata ben accolta. Papa Francesco ancora non l’ha visto, ma abbiamo contatti con un cardinale dell’Uruguay, a lui molto vicino, e speriamo che tramite la sua intercessione possa vederlo. Avevo già lavorato alla produzione del film The Queen sulla regina e ci chiedevamo se lei lo avesse visto o meno, poi abbiamo saputo da una delle sue assistenti che lo aveva visto e lo aveva amato. Magari anche il Papa lo vedrà e lo sapremo dopo”.

Infine conclude il produttore Dan Lin: “Questo film racconta due Papi che sono la voce di Dio, ma allo stesso tempo mangiano la pizza, bevono la Fanta e guardano le partite. Sono uomini anche loro che vivono il dolore e la sofferenza”. 

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