Misericordia in sala

"Senza il pubblico non esisterebbe il film", dicono i fratelli De Serio. Che dal 20 gennaio portano le Sette opere sugli schermi italiani dopo aver girato i festival di mezzo mondo
12 Gennaio 2012
Misericordia in sala

“Siamo al nostro primo lungometraggio, che arriva anche dopo un cammino durante il quale ci siamo nutriti di visioni, domandandoci ogni volta, da spettatori, che cosa i vari registi volessero dire a proposito della vita. I Dardenne? Anche il percorso dei loro film prevede un discorso morale ma il nostro approccio è diverso, abbiamo una sorta di ossessione per la fissità della macchina da presa, con il mondo che si muove all’interno. E quando è il mondo a muoversi, di fronte a noi può accadere qualsiasi cosa”. Massimiliano e Gianluca De Serio, gemelli, torinesi classe 1978, dopo aver portato Sette opere di misericordia per i festival di mezzo mondo (da Locarno a Villerupt, da Annecy a Londra, da Torino a Rio, da Marrakesh al Tertio Millennio Film Fest, dove hanno ritirato il Premio Navicella – Cinema Italiano assegnato da FEdS e dalla Rivista del Cinematografo), sono pronti al banco di prova più importante, il confronto con il pubblico, previsto a partire dal 20 gennaio, quando Cinecittà Luce distribuirà (in circa 15 copie, nelle città capozona) il loro film d’esordio: “L’esperienza filmica è individuale e collettiva – dice Massimiliano -. Noi siamo convinti del ruolo fondamentale giocato dal pubblico, senza il quale non esisterebbe il film”. E con la provocazione lanciata da Sokurov, fresco del Leone d’Oro a Venezia per il suo Faust (“Al mio film non serve il pubblico, ma viceveresa”), Gianluca De Serio risponde “diplomaticamente”: “Sono d’accordo con Sokurov, per quanto riguarda il suo film. Per il nostro, invece, credo che possa avere un suo pubblico, che possa toccare ogni singolo spettatore, anche emozionare”.
Prodotto da La Sarraz Pictures di Alessandro Borrelli, in coproduzione con la rumena Elefant Films e con il supporto del MiBac, in collaborazione con Rai Cinema e in associazione con FIP (Film Investimenti Piemonte), con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte, Sette opere di misericordia racconta la storia di Luminita (Olimpia Melinte), giovane clandestina che vive ai margini di una baraccopoli e che decide di uscire dalla propria situazione di indigenza. Per farlo, si imbatte nel solitario Antonio (Roberto Herlitzka), anziano e malato. Lo scontro è inevitabile, da qui la lotta e la segregazione, poi la sopraffazione reciproca, infine lo spiraglio per un autentico, insperato, contatto umano: “Consideriamo il film quale punto d’arrivo di una ricerca portata avanti nel corso degli anni, anche attraverso alcuni cortometraggi (Maria Jesus, Mio fratello Yang, Zakaria, ndr), documentari (L’esame di Xhodi, Bakroman, ndr) e le varie installazioni realizzate”, dicono i De Serio. E Gianluca spiega: “Non è il tema dell’immigrazione ad interessarci, quanto la questione dell’identità e per questo ci interessa la figura dell’immigrato clandestino come metafora di una condizione civile, psicologica: Luminita, che significa piccola luce, è il prototipo dell’essere umano nella società contemporanea. L’immigrato clandestino è colui che, per definizione, cerca un’identità”. Scandito da sette cartelli che richiamano le altrettante opere di misericordia corporale che danno il titolo al film, il lavoro dei fratelli De Serio “è un film a più livelli, dove il percorso morale della protagonista si inserisce in un meccanismo che la stritola: proprio quando la morsa la stringe in una via senza uscita, Luminita è incalzata nella sua strada verso la redenzione”.
Percorso, come detto, che passa inevitabilmente dallo scontro/contatto tra due individui ai margini: “Dicono che con questa faccia non posso fare ruoli normali”, dice Roberto Herlitzka, che poi si sofferma sul lavoro compiuto insieme alla giovane Olimpia Melinte: “Trovo che l’immagine di un uomo anziano e di una ragazza sia un accostamento molto significativo, soprattutto se, come in questo caso, rimane un accostamento platonico“. E sul fatto di essere diretto da due registi, fratelli gemelli, l’attore racconta: “Non ho nessun ricordo di litigi o screzi sul set, nessuna evidente differenza nel modo di approcciarsi al lavoro. Poi si assomigliano davvero molto, è anche difficile distinguerli nel ricordo. Il loro eventuale disaccordo non ha mai rallentato o messo a rischio le riprese: poi magari tornano a casa e si picchiano, sul set non è mai successo però”. Difficile accada anche lontano dai riflettori, visto che oltre a lavorare (su un unico pc) e a vivere insieme, Gianluca e Massimiliano De Serio a breve – il 7 febbraio – inaugureranno nel loro quartiere, La Falchera a Torino, “Il Piccolo Cinema. Società di mutuo soccorso cinematografico”, laboratorio “aperto a chiunque voglia mettersi in gioco con il cinema”.
Prima dell’uscita in sala del film, l’appuntamento con Sette opere di misericordia è domani, venerdì 13 gennaio alle ore 18.00 presso l’Università Luiss, Viale Romania 32, Aula Toti: Gianluca De Serio incontrerà il pubblico, presentando alcune sequenze del film, insieme a Dario E. Viganò, la storica e giornalista Lucetta Scaraffia, il prof. Michele Sorice, il prof. Paolo Peverini, e Luciano Sovena, AD di Cinecittà Luce. Modera l’incontro il giornalista e critico Federico Pontiggia.

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