La mia Signorina Effe

"La fine dell'amore, l'agonia del fordismo e degli anni '70", dice Wilma Labate. Che riporta l'autunno caldo a Torino
30 Novembre 2007
La mia Signorina Effe
La registaWilma Labate

“La fine dell’amore, della passione, della lotta:  l’agonia degli anni ’70”. E’ la Signorina Effe di Wilma Labate, che riporta sotto la Mole la Torino dell’ottobre 1980: la marcia dei 40mila quadri e impiegati Fiat, che si oppongono allo sciopero degli operai, lungo 35 giorni, contro i 23mila licenziamenti decisi dall’azienda. 27 anni dopo la regista romana gira un “melò con le virgolette”, storia di passione tra l’impiegata Valeria Solarino (Emma) e l’operaio Filippo Timi (Sergio). Nel cast anche Filippo Gifuni, Sabrina Impacciatore, Fausto Paravidino e Giorgio Colangeli, prodotto da Bianca Film e Rai Cinema, uscirà in sala a fine gennaio 2008, distribuito da 01. “Erano 10 anni – dice Wilma Labate – che volevo fare un film sugli operai, ma incontravo grandi difficoltà produttive: appena parlavo di operai, arrivederci e grazie. Poi, 3 o 4 anni fa ho visto il documentario Signorina Fiat di Giovanna Boursier. E alla Fiat pensavo da sempre: è “la fabbrica”, con un impatto emotivo, di immagini e immaginario senza eguali”.  “Sono ritornata all’80 – prosegue la regista de La mia generazione – per capire l’oggi: parole quali mobilità e flessibilità nascono allora, prima non esistevano. Non è la nascita della globalizzazione, ma certamente la morte del fordismo. Si apre una nuova epoca, e se ne chiude un’altra, quella del movimento operaio”. Con filmati di repertorio girati dalla tuta blu Perotti, uno dei 23mila licenziati, e le immagini della votazione davanti ai cancelli della Fiat già utilizzate da Sabina Guzzanti e Francesca Comencini (nel documentario In fabbrica, anche questo presentato a Torino), Signorina Effe “racconta una ferita ancora aperta: Torino era la città più giusta – dice la regista – per presentarlo”. “Per essere storici – dice Fabrizio Timi, figlio di un operaio umbro – bisogna essere contemporanei. Nella relazione con Emma,  faccio passare attraverso il mio corpo il risentimento e lo scontro esterno: quando le idee sono dentro la carne il loro sentimento è ancora più forte”. “Incontrando alla Fiat Rivalta gli operai – aggiunge la Solarino – ho capito che esistono ancora, anche se nessuno ne parla più: ho sentito il loro orgoglio e senso di appartenenza all’azienda torinese. Ci hanno anche chiesto come si possa fare un lavoro così stancante e ripetitivo come quello dell’attore!”. Fabrizio Gifuni sottolinea, invece, l’importanza di quel periodo storico: “Dal tentativo di ipnosi mediatica di Vermicino allo scandalo del calcio-scommesse, sono anni in cui avviene di tutto, perché sono la cerniera del definitivo cambiamento in negativo del nostro Paese”. Gli fa eco Sabrina Impacciatore: “Non avendolo vissuto, ho il rimpianto personale per un sentimento di lotta andato perduto: oggi siamo tutti anestetizzati, incapaci di ribellarci”. Fondamentale per la Labate è il reparto presse in cui per la prima volta si incontrano e scontrano l’impiegata Emma e l’operaio Sergio: “Lo sciopero partì dal reparto presse di Mirafiori. Volevo delle presse anni ’80 e le ho ritrovate a Rivalta, ancora in uso: ci sentivamo emozionati e precari in quel luogo, con un fracasso assordante, grasso e olio ovunque”. Con Cesare Romiti che aleggia nel personaggio dell’ingegnere Federico Ferri, presse e crash-test a simbolizzare l’incontro-scontro tra tute blue e colletti bianchi, Signorina Effe – conclude la Labate – “è la storia d’amore tra due giovani, che finisce, insieme a un’altra passione. E’ l’anno della fine: della capacità di innamorarsi, fare sesso, cultura, abbandonarsi. Cala il buio: il ’68, gli anni ’70 finiscono nel 1980., dopo tutto è confuso”.

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