Huppert trova Home

"Un film è come una rapina", dice l'attrice. Che a Cannes sarà una presidente di giuria "eclettica e curiosa"
16 Gennaio 2009
Huppert trova Home

“Difficile dire che sceglierò. Sarò presidentessa di giuria come sono attrice: eclettica, curiosa e aperta”. Parola di Isabelle Huppert, che guiderà la giuria del prossimo festival di Cannes. in programma dal 13 al 24 maggio. In Italia per presentare Home di Ursula Meier, dal 23 gennaio in circa 12 sale con Teodora Film, e ricevere questa sera a Jesi il Premio Internazionale Valeria Moriconi, del suo prossimo impegno da giurata eccellente, la Huppert dice che “è delicato parlare di categorie, anche quella di cinema d’autore, che ho sempre difeso, ma va maneggiata con cura.
Quella tra film d’autore e film commericali, non sempre è opposizione: pensate a Fellini, un autore che ha vinto 5 Oscar. In realtà, esistono solo buoni film”. Come per l’attrice è Home, opera prima di Ursula Meier presentata alla Semaine de la Critique a Cannes 2008 e accolta favorevolmente dalla critica francese: “Esistono ancora queste utopie nel cinema, ma è sempre più difficile, a differenza del teatro, dove il pubblico è aperto, disponibile, capace di darti tanto conforto”.
Del suo ruolo, una madre che (soprav)vive con la famiglia in una casa sul ciglio dell’autostrada, la Huppert dice: “All’inizio, è un personaggio ordinario, che poi segue lo stesso corso parabolico, metaforico e favolistico del film, ritrovandosi molto strano. Ma non è un punto di vista psicologico, bensì fisico: una famiglia osservata con un dispositivo teatrale, come dei pesci rossi in una boccia d’acqua”.
Per Ursula Meier, “Home nasce come una commedia leggera, ma poi scivola nell’angoscia e nell’orrore, con atmosfere che ricordano Hitchcock e il primo Polanski, in un misto di realismo, surrealismo e orrore”. Anche Tati e Godard tra i possibili rimandi, la regista tuttavia nega “una intenzionalità citazionale, volevamo fare un film che assomigliasse solo a se stesso: un Ufo, un oggetto cinematografico non identificato”, prende le distanze dalla Nouvelle Vague, rivendica una pluralità di letture (ecologista, sociologica, politica) e affonda: “Il vero pericolo non è esterno (l’autostrada), ma interno alla famiglia. Un recente sondaggio ha messo la famiglia al primo posto nell’orizzonte valoriale dei francesi: ebbene, a me fa paura”.
Viceversa, la Huppert nega ascendenze biografiche nei suoi ruoli, spesso di donna sull’orlo di una crisi di nervi, da La pianista di Haneke a Gabrielle di Chereau, fino a questa madre: “E’ il paradosso dell’attore: sono io senza esserlo o essendolo? Un film è come una rapina, l’attore ha solo diritti, e nessun vincolo. Per tornare a Home, può decidere di occupare anche il salotto e la sala da pranzo, anziché restarsene in cucina o in soffitta: l’occupazione degli spazi è una metafora molto utile per il nostro lavoro”.

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