Cannes, destinazione Europa

“Quello che accade sulla rotta balcanica è una tragedia quotidiana, dilatata nel tempo", dice Haider Rashid. Alla Quinzaine con un film "immersivo, per empatizzare con l'esperienza dei migranti"
Cannes, destinazione Europa
Europa

“L’idea di questo film è nata in seguito a No Borders (corto-documentario del 2016, ndr), che avevo realizzato per raccontare i centri autogestiti di Roma e Ventimiglia attraverso il filtro della realtà virtuale. Anche stavolta ho voluto costruire un’esperienza immersiva, seppur non in VR, cercando di lavorare sull’empatia dello spettatore ma senza fornire troppe informazioni sul protagonista del film”.

Haider Rashid porta alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes il suo Europa, prodotto da Radical Plans con Beyond Dreams (Kuwait) e Fair Play (Italia), già acquistato per la distribuzione in sala da I Wonder Pictures: in 75’ il film racconta l’odissea del giovane Kamal (Adam Ali), fuggito dall’Iraq per cercare di entrare nella “Fortezza Europa”. Al confine turco-bulgaro, i mercenari locali danno spietatamente la caccia ai migranti. Solo, nella foresta, Kamal ha tre giorni per fuggire.

Haider Rashid

“Kamal è un simbolo, un personaggio che incarna la storia quotidiana di migliaia di donne e uomini che, ogni giorno, vivono queste esperienze lungo i confini europei”, dice ancora il regista italo-iracheno, che dell’attore protagonista racconta: “Adam è stato eccezionale, abbiamo girato in sequenza per permettergli di costruire la performance col passare del tempo”.

Girato nei boschi della Toscana (“dopo una ricerca morfologica condotta per trovare luoghi molto simile a quelli della narrazione”) ma ambientato nelle foreste della cosiddetta “rotta balcanica”, Europa è il frutto di “testimonianze dirette raccolte dai migranti che attraversano il confine tra Turchia e Bulgaria e dalle conversazioni che ne sono seguite con varie persone. Ma la Bulgaria è anche il paese dove arrivò mio padre dall’Iraq, nel ’78: sebbene il suo viaggio sia stato diverso da quello che intraprende il protagonista del film, mi è sembrato però ancora più giusto raccontare questa storia”, spiega ancora il regista.

Che dice di aver trovato nel Figlio di Saul di László Nemes “un riferimento importante per quello che riguardava l’approccio immersivo del film, strutturato in un certo senso come un thriller con la componente del suono che un’importanza primaria”.

Ad interpretare Kamal, come detto, l’inglese di origini libiche Adam Ali: “Sento di essere un privilegiato per aver potuto impersonare questo ruolo e di avere la possibilità di raccontare una storia così drammatica, all’ordine del giorno, di cui però non parla quasi mai nessuno. La storia di ragazzi lontani dalle loro case, disperati, che fuggono per sopravvivere e che vedono la morte in faccia in ogni istante. Dovremmo davvero fare qualcosa, tutti insieme, per capire come poter cambiare il corso delle cose”.

Europa

Adam Ali in Europa

“Quello che accade sulla rotta balcanica è una tragedia quotidiana, dilatata nel tempo, e l’Europa non sembra affrontarla come si dovrebbe”, aggiunge Rashid, che dice di non voler essere pessimista sulla questione, ma crede che “più passa il tempo più la situazione peggiora. Anni fa c’era più attenzione sul tema: quando non si parla delle migrazioni non significa però che tutto questo sia finito, in quest’ultimo anno anche a causa del Covid la situazione si è inasprita. È paradossale la questione libica e anche l’approccio europeo sul tema. Non si capisce perché non si instauri un vero dialogo sul modo di gestire a lungo termine questa situazione. Credo sia necessaria una presa di posizione più concreta da parte delle istituzioni e che la sinistra europea ritrovi quella guida di diritto che dovrebbe indicare la via piuttosto che il proliferare di estremismi xenofobi”.

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