PHOTO
Immagine generata dall'AI
Volenti o nolenti, il caldo e il riscaldamento globale hanno un effetto anche sul cinema e sui festival di cinema. Innanzitutto, è difficile ignorare il modo in cui il mondo intorno a noi sta cambiando quando si racconta una storia, e allora l’ambiente e il rapporto che abbiamo con la natura diventano spunti fondamentali all’interno dei film, ripresi o sfruttati a seconda del bisogno. Poi c’è il tema delle riprese: se fa caldo, è difficile lavorare; se è difficile lavorare, le riprese vengono posticipate, i set si concentrano tra l’autunno e l’inverno, e così le uscite in sala vengono spostate. Se poi pensiamo all’esperienza dello spettatore, c’è un altro discorso da fare, completamente differente: la sala, con l’aria climatizzata, può essere una risorsa. E non è un caso se il comune di Parigi e quello di Roma hanno lanciato iniziative proprio per invitare le persone ad andare al cinema, dove le temperature sono chiaramente più basse.
Da una parte abbiamo avuto Ciné-Clim, con le sale parigine che aprono nelle ore più calde del giorno, tra le 13 e le 16; dall’altra, invece, abbiamo avuto Il Grande Freddo, con cui il comune di Roma ha offerto due proiezioni totalmente gratuite. Ciò nonostante, i distributori italiani continuano a fare resistenza a una programmazione estiva per riempire le sale: i risultati di Spider-Man: Brand New Day e dell’Odissea sono due eccezioni, eppure sono due eccezioni che meritano di essere prese in considerazione, proprio per cominciare a ragionare – pardon, a reimmaginare – una programmazione estiva. Parallelamente si aggiunge un altro elemento: molti cinema, specie nella settimana di Ferragosto, chiudono per ferie.
Perché è importante parlare del caldo quando si parla di cinema
Il caldo di questi mesi non è semplicemente l’ennesimo tema che aspetta di essere affrontato: è il tema. I festival vengono posticipati o addirittura cancellati per l’emergenza climatica: non tutti i paesi hanno le infrastrutture necessarie per affrontare queste temperature. Pensiamo, banalmente, alla Germania, dove il caldo ha colto impreparate moltissime realtà. E in Italia? In Italia i festival continuano più o meno come sempre, favoriti soprattutto dalle location vicine al mare. Proiezioni all’aperto, sulle barche, in spiaggia, di solito la sera, quando il sole è tramontato. O, parallelamente, in sale climatizzate, capaci di accogliere il pubblico. Forse è ancora presto per parlare di cambiamenti strutturali all’interno dei festival; forse, più che il giusto presupposto per riorganizzarsi, manca una consapevolezza diffusa.
Si va avanti come sempre. Ed è vera pure un’altra cosa, che si vedrà solo nei prossimi mesi: se ora fa così caldo, è probabile – molto probabile, anzi – che gli inverni saranno diversi rispetto a quelli che abbiamo sempre vissuto. E così diventano un tema anche quei festival che si tengono durante i mesi invernali, tra gennaio e febbraio. Per ora, il caldo non sembra aver avuto un impatto su due dei festival più importanti al mondo: quello di Cannes, che si tiene intorno a maggio, e quello di Venezia, che invece si tiene tra la fine di agosto e l’inizio di settembre (quest’anno si terrà dal 2 al 12 settembre). I festival di cinema non sono fatti, banalmente, solo di proiezioni: c’è tutto il resto di cui tenere conto.
Un festival non è fatto solo di proiezioni
Ci sono gli eventi, gli incontri, ci sono le lunghe file – spesso, anzi, lunghissime – all’esterno. E poi ci sono i red carpet, come quelli a Venezia, sotto il sole, in attesa dell’arrivo di questo o quell’attore. Non sono situazioni che si possono ignorare. Un festival, inteso come macchina organizzativa, si deve adeguare non tanto a quelle che sono le necessità del pubblico (che pure, intendiamoci, sono importanti); deve aggiornarsi rispetto al mondo e all’ambiente in cui si tiene, aggiungendo infrastrutture, investendo su spazi climatizzati, cercando di offrire assistenza a tutti i visitatori, non solo agli ospiti. Questa è una situazione relativamente nuova, a cui non c’è stato modo di abituarsi in modo graduale.
Le temperature di quest’anno hanno raggiunto nuovi massimi. Se i festival si spostano, se dai mesi più caldi vengono organizzati in quelli più freschi, ci sarà un effetto anche sul resto della filiera. In questo modo le date di uscita dei film verranno posticipate e la stagione cinematografica, compresa quella dei premi, inizierà sempre più tardi. È un circolo vizioso, non virtuoso: i set vengono organizzati nei mesi più freschi, lo stesso succede per i festival; le uscite vengono spostate in avanti e i film vengono programmati successivamente. Dal punto di vista dell’offerta, i mesi più caldi tornano a essere centrali per le sale e per l’esercizio cinematografico, proprio perché, con buone probabilità, sarà sempre più necessaria una ridistribuzione dei film nel corso dell’anno e non più solo nei mesi autunnali e invernali.
I cinema come spazi fondamentali delle città
In più, c’è un altro elemento che non può essere ignorato. Come ci dimostrano le iniziative del comune di Parigi e del comune di Roma, le sale fanno parte del tessuto urbano e possono essere una risorsa per la cittadinanza. Insomma, in questo modo finisce per crearsi un legame ulteriore, strutturale, tra il cinema, preso come industria, e la vita quotidiana delle persone. Questo è un discorso che si ricollega anche a un altro tema, che sembra avere poco o nulla a che fare con il caldo e l’emergenza climatica: il modo in cui le strutture vengono riconvertite e trasformate. Cinema che non sono più cinema, che ospitano altre attività, che per forza di cose seguono e si adattano ad altri orari.
