Bassetti e Avati, l’abbraccio tra Chiesa e cinema

Il presidente della CEI omaggia il regista nella serata d'apertura di Castiglione Cinema-RdC incontra: "Coraggioso e controcorrente, un anticonformista". E festeggia il 75° anniversario della FEdS
18 Giugno 2021
Festival
Bassetti e Avati, l’abbraccio tra Chiesa e cinema
S.E. Gualtiero Bassetti e Pupi Avati (foto di Karen Di Paola)

Sul palco del Teatro Morlacchi di Perugia arrivano sotto braccio, come due amici di lunga data. E invece il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e Pupi Avati si sono conosciuti solo pochi minuti prima. Tra di loro, a suggellare l’unione tra Chiesa Cattolica e cinema, monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo.

È il momento clou della serata d’apertura della quarta edizione di Castiglione Cinema – RdC incontra, il festival promosso dalla FEdS che, nel borgo di Castiglione del Lago sul Trasimeno, costruisce spazi d’incontro tra le comunità del territorio e i protagonisti del mondo dello spettacolo e della cultura. E, per la prima volta, la rassegna ha avuto un’anteprima nel capoluogo della regione, a Perugia, con l’intervista di Federico Pontiggia ad Avati e la proiezione di Lei mi parla ancora, ultimo film diretto dal regista bolognese.

da sinistra: S.E. Gualtiero Bassetti, mons. Davide Milani e Pupi Avati (foto di Karen Di Paola)

Sul palco, il cardinale Bassetti sottolinea l’impegno della FEdS, giunta quest’anno al suo settantacinquesimo anno di attività: “Un sentito saluto e un sincero ringraziamento a don Davide, che promuove Castiglione Cinema – RdC incontra e tutte le altre iniziative che la Fondazione Ente dello Spettacolo organizza a nome della Conferenza Episcopale Italiana”. Fondamentale il ruolo della FEdS nel promuovere l’importanza della cultura: “È attenzione all’altro, lavoro, dignità, arte coniugati insieme – spiega Bassetti – ed esprime i valori spirituali dell’uomo”.

“La CEI dà alla Fondazione la possibilità di esserci” afferma Milani, accogliendo il cardinale sul palco: “La nostra sfida è quella di costruire un ponte dove l’indagine sull’umano si cerca nel cinema che ci offre la possibilità di un senso e la visione del mondo secondo l’antropologia cristiana”.

Per suggellare il felice incontro con il maestro Avati, il cardinale celebra la sua opera così legata al territorio umbro: “Avati ha valorizzato il nostro territorio. Dall’elegia filmica di Magnificat allo spettacolo fantasioso ma corretto de I cavalieri che fecero l’impresa al ruolo trascendentale della Chiesa raccontato in L’arcano incantatore passando per La via degli angeli fino all’opera più impegnativa, ancora in lavorazione: la storia di Dante rievocata da Boccaccio”.

“Coniugando le esigenze espressive personali e quelle spirituali – prosegue Bassetti – il cinema di Avati indaga il rapporto dell’uomo con Dio con profondo senso religioso. Pochi registi come lui hanno una tale coerenza tematica nel restituire il tempo della storia con rispetto e mettendo sempre al centro l’umano e il suo legame con la famiglia, la comunità, le tradizioni”.

S.E. Gualtiero Bassetti e mons. Davide Milani (foto di Karen Di Paola)

Il saluto del cardinale avviene alla fine della proiezione di Lei mi parla ancora, trasposizione del memoir di Giuseppe Sgarbi dedicato al suo lungo matrimonio con la moglie. “Entrando in sala – racconta Bassetti – ho orecchiato una frase: ‘L’amore rende immortali’. Sì, è vero: l’amore è Dio e Dio è immortale. Anche qui Avati dimostra di non difettare di coraggio e di andare sempre controcorrente. È un anticonformista, come il nostro Papa”.

E conclude: “Il cinema di Avati è apparentemente fuori tempo ma è radicato nel presente, non solo italiano. E lo dico col cuore”.

Visibilmente commosso Avati: “Io vivo di complimenti – ha rivelato timidamente – e lei, cardinale, ha detto tutto ciò che avrei voluto fare. Non ci sono riuscito ma ci riuscirò”. E, prima di congedarsi, saluta e omaggia il fratello Antonio, insostituibile compagno di lavoro e vita.

da sinistra: Antonio Avati, mons. Davide Milani e Pupi Avati (foto di Karen Di Paola)

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