Vincere

ITALIA, FRANCIA - 2009
Milano, primi anni del 1910. Benito Mussolini, giovane direttore del quotidiano socialista 'Avanti!', è fermamente deciso a guidare le masse verso un futuro anticlericale, antimonarchico e socialmente emancipato. Accanto al lui c'è Ida Dalser, una donna conosciuta a Trento che lo ama e lo sostiene in tutto. Arriverà persino a vendere quello che ha per aiutarlo a finanziare i suoi progetti: la fondazione di un nuovo quotidiano, il 'Popolo d' Italia', e la nascita del movimento fascista. Gli darà anche un figlio: Benito Albino. Tuttavia, quando allo scoppio della I Guerra Mondiale Mussolini si arruola nell'Esercito, Ida perde le sue tracce. Lo ritroverà già sposato con Rachele e a nulla varrà la lotta disperata che condurrà per affermare i suoi diritti come moglie e madre di suo figlio. Rinchiusa in un istituto psichiatrico e allontanata dal suo bambino, subirà torture e violenze psicologiche che non basteranno tuttavia a fermare la sua lotta ostinata.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - DIREZIONE CINEMA, EURIMAGES, PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, TRENTINO S.P.A, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE.

- IN CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

- NASTRI D'ARGENTO 2009 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (GIOVANNA MEZZOGIORNO), FOTOGRAFIA, MONTAGGIO E SCENOGRAFIA. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO PER: MIGLIOR REGIA E ATTORE PROTAGONISTA (FILIPPO TIMI ERA CANDIDATO ANCHE PER "COME DIO COMANDA").

- DAVID DI DONATELLO 2010 PER: MIGLIOR REGISTA, DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA, SCENOGRAFO, COSTUMISTA, TRUCCATORE (FRANCO CORRIDONI), ACCONCIATORE (ALBERTA GIULIANI), MONTATORE ED EFFETTI SPECIALI VISIVI (PAOLA TRISOGLIO E STEFANO MARINONI PER VISUALOGIE). ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA, PRODUTTORE (MARIO GIANANI PER OFFSIDE), ATTRICE PROTAGONISTA (GIOVANNA MEZZOGIORNO), ATTORE PROTAGONISTA (FILIPPO TIMI), MUSICISTA E FONICO DI PRESA DIRETTA.

CRITICA

"Se nella prima ora la straordinaria prova degli attori principali - Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno - sa trasmettere ai pubblico il misto di passione e narcisismo che guida il futuro Duce anche nei comportamenti privati e lo struggimento incosciente di una donna che si concede totalmente a quello che crede un grande amore, nella seconda parte il film cambia registro affidando solo ai cinegiornali il resoconto della carriera politica di Mussolini e documentando con rigore, ma anche con freddezza, l'odissea della donna rinchiusa dai fascismo nei manicomi di Pergine e San Clemente. I grandi temi della carriera di Bellocchio si possono ritrovare in larga parte dentro 'Vincere', dal peso della figura paterna, autoritaria e lontana, allo sbandamento rabbioso di un figlio che si vede privato prima di uno e poi dell'altro genitore fino alla ribellione impotente della donna che paga l'aver dato ascolto alle proprie passioni rifiutando ogni «finzione» razionale. Anche stilisticamente, il gusto visivo per i chiaroscuri (come sempre con predominio degli scuri sui chiari) attraversa tutto il film, grazie soprattutto alla bellissima fotografia di Daniele Ciprì. Mentre negli ambienti si ritrovano i 'labirinti domestici' dove l'orientamento (e la via di fuga) è sempre problematica. Ma tutti questi elementi faticano a trovare una sintesi che arrivi immediatamente al cuore dello spettatore, come succedeva per esempio nel 'L'ora di religione' o in 'Buongiorno, notte' e la presenza della co-sceneggiatrice Daniela Ceselli fa venire in mente di più la struttura della 'Balia', con il suo amore impossibile. Anche se qui le gabbie che dividono le persone sono più politiche che di classe. Anzi, proprio la parte politica alla fine finisce per schiacciare il nostro interesse per la storia della Dalser e di suo figlio, grazie al montaggio di Francesca Calvelli che fonde perfettamente immagini di repertorio e musica, questa sì l'unico elemento davvero melodrammatico in un film che, dopo questa prima visione, ci sembra prediliga la Storia alla Passione." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2009)

"Qualche aggancio col presente, con il muro mediatico che si è alzato contro una moglie che ha detto basta al matrimonio con l'uomo che oggi in Italia è il più amato, il più ricco, il più ubbidito, il più potente? Sarebbe un'esagerazione, anche perché la storia, tutta la storia, è piena di donne che la ragion di Stato ha sacrificato alla vanità e ai capricci del principe ma anche di donne che sul principe e la sua corte hanno finito col prevalere. Il Mussolini gagà di Filippo Timi è un po' caricaturale, anche se volutamente i baci appassionati paiono quelle dei film con Rodolfo Valentino, la Ida di Giovanna Mezzogiorno è commovente. Ida morirà di dolore e torture mediche nel 1937, a 57 anni, Benito Albino nel 1942, a 26 anni; Mussolini finirà peggio e solo pochi anni dopo." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 19 maggio 2009)

"L'aveva detto lui stesso che 'Vincere' sarebbe stato un melodramma dal ritmo futurista. E così è. Un melodramma che procede su due piani: quello storico, che prende le mosse dai movimenti interventisti e irredentisti nel primo decennio del Novecento. E il piano privato: quello dell'amore di Ida Dalser per il Mussolini socialista direttore de L'Avanti. I due interpreti, Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno, davvero notevoli offrono un apporto fondamentale a tutto l'impianto drammaturgico. Che a tratti, però, soffre forse di una difficoltosa fusione fra i due piani storico e privato, entrambi densissimi di materiale. Ne viene fuori comunque il ritratto promesso da Belloccio. (...) Una pagina di storia dimenticata, anzi cancellata - il fascismo fece sparire tutti i documenti - che Bellocchio ci riconsegna come un testimone. Perché hai voglia a dire - come ha fatto fin qui il regista - di non aver voluto raccontare il fascismo pensando al presente. Andate al vedere il film e vedrete quante analogie con l'oggi. Solo che allora le mogli scomode venivano nascoste e cancellate, oggi invece vengono 'crocifisse' sui giornali con il seno scoperto." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 19 maggio 2009)

"Bellocchio non è mai stato un regista realistico. Fin dai tempi dei 'Pugni in tasca' i suoi interni borghesi sono sedute psicoanalitiche, o danze macabre che mettono in scena un unico, grande Tema: la repressione politica e psichica dell'individuo da parte delle istituzioni. Solitamente i suoi personaggi sono in lotta contro il potere e contro la storia. I1 salto di qualità di 'Vincere' - che sale, con 'L'ora di religione' e il citato 'I pugni in tasca', sul podio del suo cinema - è che stavolta i personaggi sono due, uno (Ida) è la vittima e l'altro (Mussolini) è il grande manipolatore, l'uomo che intuisce i meccanismi del potere e li utilizza per instaurare una dittatura a livello sia politico che familiare. In questo senso il massiccio uso del repertorio non è accessorio, ma è l'anima profonda del film. Il filmati d'epoca diventano l'inconscio dei personaggio, i sogni selvaggi di lui, gli incubi repressivi di lei. La montatrice Francesca Calvelli ha fatto un lavoro degno di Dziga Vertov: di tanto in tanto i filmati Luce vengono ristrutturati per comporre una verità inedita, nello stile delle Kinopravde della vecchia Urss. Ha ragione Bellocchio quando afferma che il film ha un ritmo futurista, ma è il futurismo alto di Majakovskij, non quello reazionario di Marinetti. E comunque, quando Ida rivive il proprio dramma di madre piangendo davanti alle immagini di Charlie Chaplin e di Jackie Coogan, è inevitabile piangere con lei. 'Vincere' vola alto: è una riflessione su tutte le forme di potere che azzerano l'individuo - né Mussolini è stato l'unico dittatore bigamo della storia, anzi, sembra essere una malattia professionale!" (Alberto Crespi, 'L'Unità', 20 maggio 2009)

"Il pericolo di interpretazioni equivoche lo si fuga guardando il film. Il paradosso anzi, è proprio qui. Nel centenario del futurismo Bellocchio confeziona un film futurista, dalle forme splendide, con i motti futuristi che lampeggiano e corrono sullo schermo alla maniera delle didascalie dell'epoca separando una situazione dall'altra. Ecco, in questo senso forse va letto 'Vincere', che più che un film da raccontare è un'esperienza visiva completata da quella visiva, con le musiche di Carlo Crivelli che descrivono uno scenario metafisico e surrealista, richiamando alla mente le musiche contemporanee di Ligeti (con ossessivi cori di archi ai posto delle voci) o di Goffredo Petrassi. Il risultato è un prova di insieme quasi da trip allucinato e allucinante in cui questa Antigone (come l'ha definita il regista stesso) ondeggia nell'acquario di un Bellocchio che sembra quasi un Fellini inquieto, ma perennemente alla ricerca - com'è nel suo stile- di un cinema che si fondi su 'immagini nuove'." (Walter Vescovi, 'Il Secolo d'Italia', 20 maggio 2009)

"Marco Bellocchio continua a battere sui nervi tesi della storia italiana, e lo fa con coraggio e senza sconti (nemmeno a se stesso), con una generosità che gli riconoscono più i critici stranieri che non gli italiani. (...) Interpretato con impressionante professionalità da Giovanna Mezzogiorno e da Filippo Timi, per il racconto cinematografico Bellocchio sceglie la strada del melodramma, privilegiando così nell'intento la follia amorosa a quella storica. Questa seconda la lascia raccontare per intero ai documenti dell'Istituto Luce che da metà film in poi sostituiscono completamente la parte del duce-finzione con quello reale. Nell'opera si crea una frattura tra la potenza dell'invenzione e la freddezza del documento. Frattura che non si sana e che - a nostro avviso - impedisce la nascita del capolavoro. Ma poco importa, la densità di 'Vincere' rimane in gran parte intatta. Rafforzata proprio dal soggetto, dal disvelamento storico, dall'intenzione - peccato, poi tradita - di vedere la grande tragica storia di un paese attraverso gli occhi di una piccola, fragile, potentissima, innamorata, tragica donna che alla fine delle sue pene è capace di scrivere al suo Benito: 'Va' là Duce che sei solo un pover'uomo'. (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 20 maggio 2009)

"Vince solo il regista che ha fatto un gran film diverso da tutti, innovativo, dinamico, affascinante. Nuovo narrativamente, benché racconti una storia di passione, ripudio, dolore, stazionate come un melodramma italiano, non accade mai a Belloccio di indulgere al pathos: la distanza che sa mantenere rispetto alla sua protagonista ne accentua l'alta tragicità. Nuovo stilisticamente: è perfetta la fusione tra film e documenti visivi del primo Novecento; è magnifica la maniera in cui l'autore illustra la cultura pre-fascissta con un'esattezza che diventa satira; è divertente il suo modo di raccontare il giovane Mussolini socialista-interventista-fascista, esemplare trasformista all'italiana e di accompagnare il ritmo veloce degli eventi con grandi scritte esclamative alla futurista. Sono bellissime le scene di passione carnale tra Mussolini e Ida, venate di brutalità. E bella l'atmosfera precedente e seguente la guerra. (...) Gli attori sono impeccabili: Giovanna Mezzogiorno esprime bene la coerenza ostinata e orgogliosa di Ida Dalser; Filippo Timi, che interpreta Mussolini giovane e suo figlio adulto, è bravissimo. Ma non c'è dubbio che il più bravo sia e continui a essere Marco Bellocchio." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 20 maggio 2009)

"Cinegiornali, illuminazione drammatica, manicomio maschile e femminile. Il regista si è innamorato della vicenda e del personaggio, senza darsi la pena di spiegare allo spettatore il perché." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 20 maggio 2009)

"Resta che il film, sempre di grande bellezza formale, imbocca stilisticamente troppe strade. A noi sarebbe piaciuto un empito operistico mantenuto sino alla fine." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 22 maggio 2009)
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