Ultimatum alla Terra

The Day the Earth Stood Still

USA - 2008
Ultimatum alla Terra
Helen Benson si trova faccia a faccia con un alieno chiamato Klaatu che ha viaggiato nell'Universo per avvertire l'umanità di un'imminente crisi globale. Quando delle forze che sfuggono al controllo di Helen ritengono ostile l'extraterrestre e gli negano la possibilità di parlare ai leader del mondo come aveva richiesto, lei e il figliastro Jacob, con cui è in cattivi rapporti, scoprono rapidamente le conseguenze mortali del messaggio di Klaatu...
  • Altri titoli:
    D.T.E.S.S.
    The Day the Earth Stood Still: The IMAX Experience
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA
  • Produzione: TWENTIETH CENTURY-FOX FILM CORPORATION, EARTH CANADA PRODUCTIONS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 12 Dicembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Apocalisse alle porte. Da oltre 50 anni. C’è un’ossessione, persino un piacere, da parte del cinema americano di evocarla. Più che un remake del film di Wise, l’Ultimatum alla terra di Scott Derrickson (The Exorcism of Emily Rose) è un rimpasto di vecchio e nuovo catastrofismo. Dell’originale solo i nomi dei personaggi, l’attracco alieno a Central Park, la paranoia strisciante. Il film del ’51 funziona da cornice, dentro il quadro è variopinto. C’è Keanu Reeves, diafano e zen come ai tempi di Matrix; Jennifer Connelly in scia con la tradizione di scienziate coraggiose che hanno colorato di “rosa” il disaster movie più recente; la sfera al posto dell’astronave, come l’aveva pensata Crichton; il robot, Iron Man sagomato, contro cui nulla possono le armi di distruzione umane. Pochi esempi, il gioco dei rimandi è più ampio. Questa natura di seconda mano, quasi un carillon di tutto il fantapocalittico, è la cosa più interessante del film e – dabbenaggini di sceneggiatura a parte – il suo limite. Traccia un margine oltre il quale l’immaginario va ripensato. Tutto ciò che era stato pre-visto è accaduto. Non al cinema, nel reale. L’11/9 ha generato immagini di un’apocalisse che hanno oltrepassato qualsiasi spettacolo hollywoodiano. Il ground zero del cinema catastrofista. Non a caso la trovata più geniale del remake è la raffigurazione della forza distruttrice: una nube nera di detriti e polvere che non può non ricordare l’enorme pulviscolo seguito al crollo delle torri. A dimostrazione di quanto la realtà abbia superato l’immaginazione. E di come, più che alla terra, questo nuovo Ultimatum sia rivolto alla fantascienza.

NOTE

- REMAKE DEL FILM "ULTIMATUM ALLA TERRA" (1951) DI ROBERT WISE.

CRITICA

"L'originale, onestamente, già non era un capolavoro anche se conserva il merito di un messaggio innovativo e politicamente forte in un momento in cui la guerra fredda era un concetto poco metabolizzato dalle masse. E in fondo 57 anni dopo avviene lo stesso, ma con il riscaldamento globale e simili. Il messaggio di Klaatu è rivoluzionario, un ultimatum che non a caso lui pone subito, vuole dirlo all'Onu e gli rispondono, come sempre fa l'Occidente civilizzato, con i missili. L'uomo non può sopravvivere alla Terra, ma l'unica speranza per quest'ultima di continuare ad esistere è l'estinzione del genere umano. Altro che dinosauri, neanche l'ambientalista più fanatico direbbe una cosa del genere. Peccato rimanga l'unica intuizione geniale in un film di fantascienza approssimativo e fintamente vintage, dotato di un ottimo cast (Jennifer Connelly, John Cleese, Jon Hamm e il piccolo Jaden Smith) sempre confinato in dialoghi e caratterizzazioni banali. Budget alto, ma non si vede." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 12 dicembre 2008)

"Il regista Scott Derrickson si premura di usare gli effetti speciale al servizio di una pasta visiva da film d'epoca. Eppure, il messaggio arrivava più efficace e diretto nella vecchia pellicola in bianco e nero." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 12 dicmebre 2008)

"Se volete sfidare con l'intelligenza un film altrimenti tedioso, cercate nel suo inconscio. Così, tanto per giocare, noi ve ne diamo due. La prima è politica: a governare la crisi della minaccia aliena non è il presidente degli Stati Uniti, ma il Segretario alla Difesa (Kathy Bates, una donna, benché ottusa come tutti gli uomini quando al potere). Metafora: anche il cinema hollywoodiano considera la gestione Bush totalmente incapace. La seconda è ambientalista: la distruzione aliena delle cose realizzate dagli uomini viene compiuta da un nugolo di insetti neri che una volta bloccato nella sua corsa si trasforma in un pulviscolo nero. Metafora: le polvere sottili distruggeranno il mondo." (Dario Zonta, 'L'Unità', 12 dicembre 2008)

"Keanu si impegna con successo a non esprimere alcuna emozione. Il tasso emotivo del film, del resto, è inversamente proporzionale all'uso di trucchi digitali. I cinefili rimpiangeranno l'assenza della mitica frase 'Klaatu barada nikto!". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 12 dicembre 2008)
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