Tutte le mattine del mondo

Tous les matins du monde

FRANCIA - 1991
Tutte le mattine del mondo
Ormai anziano, Marin Marais, compositore al servizio del re Luigi XIV, ripercorre con la memoria il suo itinerario umano ed artistico, legato alla figura del suo maestro, il signore di Sainte Colombe, originale figura di musicista austero e schivo, appassionato dall'amore per la sua arte che egli vuole tener lontana dal fasto della corte e dalle false lusinghe della mondanità. Morta la moglie, ricusate le profferte reali di suonare a corte e fattosi costruire un capanno, dove ha delle misteriose apparizioni della consorte, vi si chiude per ore dedicandosi allo studio della viola da gamba, al quale inizia le due figlie, Madeleine e Toinette. L'arrivo del giovane Marin sconvolge Madeleine che se ne innamora a prima vista, mentre l'austero genitore lo tratta con crudezza. E' Madeleine a perorare la causa del giovane invitandolo ad eseguire una propria composizione: inizia così uno strano rapporto con la famiglia Sainte Colombe. Il signore di Sainte Colombe non gli lesina giudizi negativi e spietati, ma cerca di farlo addentare in una tecnica musicale che superi la manualità da prestigiatore cui il giovane è naturalmente portato; Madeleine d'altro canto gli si concede, fino a restarne incinta. Poi Marais va a corte, chiamato dal re, e Madeleine, dopo un aborto spontaneo, si ammala e deperisce di giorno in giorno. Sentendosi ormai allo stremo, la giovane chiede al padre di suonare il pezzo composto per lei da Marin, ed egli fa chiamare il musicista, che in un drammatico, rievocativo incontro, le suona il brano "la reveuse". Partito Marin, la ragazza si uccide ed il signore di Sainte Colombe si chiude sempre più nel suo dolore. Ma Marais vuole avere in eredità le celebri suite del maestro, e va a trovarlo. Dopo un ultimo, intenso colloquio sull'essenza della musica, l'artista decide di donare all'allievo il libro delle sue composizioni, e suona con lui il brano dedicato alla cara moglie, "les larmes". Infine chiede a Marin di suonargli proprio "la reveuse", il brano che ha trasportato il compositore, ormai anziano, sull'onda dei ricordi.
  • Altri titoli:
    Die siebente Saite
    Todas las mañanas del mundo
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: romanzo omonimo di Pascal Quignard (ed. Frassinelli, 1997)
  • Produzione: FILM PAR FILM, PARAVISION INTERNATIONAL S.A., DIVALI FILMS, DD PRODUCTIONS, SEDIF, FR 3 FILMS PRODUCTION, CNC, CANAL+
  • Distribuzione: ACADEMY PICTURES (1992) - PANARECORD

NOTE

- PREMIO CÉSAR 1992 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTRICE NON PROTAGONISTA (ANNE BROCHET), FOTOGRAFIA, MUSICA, COSTUMI, SUONO. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (JEAN-PIERRE MARIELLES), ATTORE ESORDIENTE (GUILLAUME DEPARDIEU), SCENEGGIATURA E MONTAGGIO.

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 42. FESTIVAL DI BERLINO (1992).

CRITICA

"'Una prosa del poco, una prosa delle parole puntute' ha definito Laurence Giavarini sui 'Cahiers du Cinéma' lo stile dello scarno e suggestivo romanzo. Per rendere tale qualità sullo schermo ci sarebbe voluto un Sainte Colombe del cinema, lo Straub di 'Cronique d'Anna Magdalena Bach'. Ma il regista Corneau, più simile a Marais, aveva la legittima aspirazione di fare spettacolo con un occhio al trionfo di 'Amadeus'. Ne è uscito un film in equilibrio periclitante tra rigore e orecchiabilità, tra riflessione razionale e sentimentalismo. Attacca Gérard Depardieu, Marais ormai vecchio, con un monologo di sei minuti in primissimo piano, poi è il suo prestante figliolo Guillaume a impersonarlo giovane; di contro c'è un Jean Pierre Marielle scolpito nel legno, corrucciato, altezzoso, e in mezzo soffre e si dispera Anne Brochet, forse la migliore del cast, nella parte della figlia sfortunata e suicida. Apprezziamo il gusto di riproporre uno strumento come la viola da gamba, praticamente scomparso dalla metà del '700, considerato il più vicino alla voce umana. Eppure la musica scritta, e non descritta, nel romanzo intriga più della musica dal vivo; e il fantasma concreto e visibile di Madame Sainte Colombe è meno credibile, lieve e misterioso di quello che scivola via sulla pagina." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 5 marzo 1992)

"Nonostante le apparenze e i manifesti, non è Depardieu il protagonista di 'Tutti i mattini del mondo', ma Jean-Pierre Marielle che, con tragica intensità e asciutta autorevolezza, impersona il taciturno e iroso signor di Sainte-Colombe. Morta la giovane moglie, si rinchiude nella sua casa, nel suo dolore, nella sua musica. Nemmeno gli inviti, gli ordini del re che lo vuole a corte, lo smuovono. La musica che suona sulla sua viola a gamba - 'Le tombeau des regrets' - è così bella che risveglia i morti, alla lettera. Nel romanzo, attraverso la parola scritta, le apparizioni della moglie defunta hanno un incanto misterioso e struggente. Corneau ha rischiato assai nel metterle in immagini: che ci sia riuscito senza danni, anche se con minore felicità espressiva, torna a onore di un talento, di una misura. Con un'invenzione di sceneggiatura la storia di Sainte-Colombe è raccontata in flash-back da Depardieu che, all'inizio e all'epilogo, fa Marais vecchio imparruccato, gravato dagli anni e dagli onori. Marais giovane - che, riluttante e ruvido, Sainte-Colombe accetta come allievo per intercessione della figlia grande - è interpretato da suo figlio Guillaume. Nessuno dei tre personaggi principali - Sainte-Colombe, sua figlia Madeleine, Marin Marais - è particolarmente piacevole e simpatico, Corneau non ha fatto nulla per piacere. Il suo film ha la bellezza metafisica della natura morta di Lubin Baugin ('Le dessert de gaufrettes') che si vede nella casa di Sainte-Colombe e che ora sta al Louvre." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 6 marzo 1992)

"E' un cinema, se vogliamo, per happy few, ma in questo momento di orge televisive e di macchinoni hollywoodiani indirizzati soltanto a reazioni epidermiche, è una splendida dimostrazione di quello che ancora si può fare con l'arte del film, specie se si opera sull'immagine. Nei panni di Marin Marais c'è Gérard Depardieu, prima bolso, segnato, appesantito dal successo, poi ferito e reso trasparente dalla crisi che lo riscatta. Saint-Colombe è Jean-Pierre Marielle, il segnale più scoperto nel suo rigore e nei suoi abiti da lutto e fuori moda, della citazione di Dreyer. La figlia che morirà per amore è Anne Brochet, una figurina dolente e squisita; a Marin Marais giovane dà volto lo stesso figlio di Depardieu, Guillaume. Non so però se diventerà come il padre." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 febbraio 1992)
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