Smog

ITALIA - 1962
Un avvocato italiano di passaggio a Los Angeles per il Messico ove deve discutere una causa di divorzio, ha alcune ore disponibili che impiega visitando la città. Ha dovuto consegnare il suo passaporto e questo semplice fatto burocratico lo riduce all'anonimato fisico e spirituale. A contatto con la città americana ricostruisce, per così dire, la propria personalità. In varie occasioni di incontri con italiani di laggiù, viene a conoscenza di una particolare mentalità: incontra un pittore, un caricaturista, un proprietario di locali pubblici, ma soprattutto un avventuroso meridionale e la sua amante. Introdotto in ambienti diversi, in mezzo a gente che si affatica per guadagnare denaro e per vivere, trascorre alcune esperienze sociali e individuali, fino a che parte di nuovo solo, dalla città di cemento, di vetro e di acciaio dalle forme strane che sembrano rinchiudere l'inquietudine e l'angoscia dell'uomo moderno.

CAST

NOTE

- IL FILM, GIRATO IN CALIFORNIA NELL'AGOSTO/SETTEMBRE DEL 1961, E' STATO PRESENTATO ALLA 22. MOSTRA DI VENEZIA (1962).

- PRESENTATA ALLA 65. MOSTRA DI VENEZIA (2008) NELLA RETROSPETTIVA "QUESTI FANTASMI: CINEMA ITALIANO RITROVATO (1946-1975)" LA COPIA DELLA CINETECA NAZIONALE.

CRITICA

"Un reportage drammatico, psicologico, inquieto e vivo, nonostante alcune soste narrative. Il tentativo di distruggere il mito americano di un popolo felice e laborioso si scontra con l'analisi etnica e psicologica di alcuni italiani che a contatto di quel mondo cercano di arrampicarsi con mezzi leciti e no nella scala sociale del benessere materiale. (...) La simbologia di cui si nutre il linguaggio cinematografico non è sempre efficace come le intenzioni piuttosto ambiziose dell'assunto richiederebbero. Efficace e suggestiva la colonna sonora." ('Segnalazioni cinematografiche', vol 52, 1962)

"La cosa migliore del film è la parte documentaristica: Los Angeles scoperta da un bipede della vecchia Europa (...) E' chiaro che Rossi mirava (...) alla contrapposizione fra due mondi e due mentalità (...) con relativi giudizi morali, sociologici e di costume (...). E' proprio su questo piano che il film ci sembra schematico e insufficiente." (Giulio Cattivelli, "Libertà", 26 agosto 1962)
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