Sanguepazzo

ITALIA - 2008
Sanguepazzo
Storia delle alterne fortune di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, celebri attori dell'Italia guidata da Benito Mussolini, che dopo la caduta del fascismo furono accusati di collaborazionismo e condannati a morte dai partigiani.
  • Altri titoli:
    Sangue pazzo
    Wild Blood
  • Durata: 150'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM, 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: ANGELO BARBAGALLO PER BIBI FILM, PARADIS FILM IN COLLABORAZIONE CON RAI FICTION, RAI CINEMA, CANAL +
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 23 Maggio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

30 aprile 1945. I corpi di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, coppia celebre nella vita così come sul grande schermo, vengono trovati in via Poliziano a Milano. Giustiziati dai partigiani, i due attori – protagonisti del “cinema dei telefoni bianchi” sostenuto dal fascismo – aderirono alla Repubblica Sociale dopo l’armistizio del ’43, poi Valenti si arruolò nella Xª MAS e per fare rifornimento di cocaina e morfina divenne assiduo frequentatore di Pietro Koch a villa Triste, luogo dove si dice abbia partecipato alle torture dei molti prigionieri con la Ferida seminuda per fomentare i seviziatori.
Marco Tullio Giordana porta a compimento un progetto nato – almeno a livello ideale – sul finire degli anni ’70: l’intento, nemmeno troppo celato, è quello di raccontare in maniera meno semplicistica perché Valenti e la Ferida, uno Zingaretti molto vicino al modello di riferimento e una Bellucci un filo al di sopra dei soliti standard, dovessero dare il buon esempio a tutti pagando con la morte. Revisionista, obietterà qualcuno, ma il vero problema è altrove: in quella circolarità del racconto che non sfugge alle logiche didascaliche di certe opere tv, appiattendo dove bisognerebbe evocare, esagerando dove invece sarebbe meglio sussurrare.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, CON IL SOSTEGNO DI EURIMAGES, LA COLLABORAZIONE DELLA FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE E IL PATROCINIO DELLA CITTÀ DI TORINO.

- PROIEZIONE SPECIALE AL 61. FESTIVAL DI CANNES (2008).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR SCENOGRAFIA, TRUCCO E ACCONCIATURE.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO PER: MIGLIOR SCENOGRAFIA E COSTUMI.

CRITICA

"Per ristabilire la verità, era sufficiente raccontarla. Giordana forse esagera nel rendere romantici i protagonisti, ma lo fa per due motivi. Il primo, fare di Valenti un italiano 'tipico', geniale e opportunista, tronfio e fragile, cinico e generoso; un coacervo di contraddizioni che la strepitosa interpretazione di Zingaretti esalta in modo convincente. Il secondo: raccontare il cinema in tempo di guerra, l'ambiguità connaturata al suo essere arte e industria: il confine sottile, per un artista nelle pieghe della storia, fra rovina e grandezza. Se si riesce a leggere 'Sanguepazzo' in questa chiave, scordando i veri Valenti & Ferida, l'apologo è potente, e per nulla revisionista. Al contrario: il dramma del partigiano Vero, costretto a fucilare i due, è anch'esso fin troppo romanzato. Nella realtà, la sentenza fu eseguita per motivi più terra terra: soldi, pellicce, gioielli. La guerra è molto più spaventosa del cinema." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 20 maggio 2008)

"Giordana, che dal 1983 lavora su questa storia, dice di non aver voluto 'fare un film di investigazione per ricostruire la vera storia e le vere colpe di Valenti e Ferida, ma un'opera di fantasia ispirata a vicende e figure reali'. Si è infatti preso molte libertà, ha interpretato, sintetizzato, tagliato, eluso, aggiunto, inventato. Ha usato nel film due piani temporali. Ha considerato i due personaggi con pietas, lasciando intendere che erano stati fucilati per le voci popolari più che per le loro azioni, ma il non poter stabilire con chiarezza se fossero o no colpevoli sminuisce la tragicità del destino di due persone di per se irrilevanti. Mentre Monica Bellucci va benissimo, il bravo Luca Zingaretti è fuori parte, inadeguato all'istrionismo come al fascino luciferino o perverso di Valenti. E' bellissima l'ambientazione, l'atmosfera dell'epoca: i colori spettrali dell'inverno, i locali pieni di militari tedeschi, le strade vuote della città, le stanze d'albergo con le finestre perennemente chiuse, i set improvvisati, le facce scarne, le strisce di cocaina e le fiale di morfina, le crisi d'astinenza, il dolore, il sentimento straziante della fine." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 20 maggio 2008)

"Qui l'incalzare dello storia è da 'Report', da contro informazione. Evidentemente Giordana fu colpito dal dibattito revisionista, ma fertile, ospitato sul quotidiano 'la Repubblica', tra innocentisti e colpevolisti e tra contrari comunque alla pena di morte e fautori della massima pena, almeno in situazioni di 'disumanità abnorme'. Partecipò anche Baudrillard, giustamente umanista, che però ebbe una pecca, oggi forse rimediabile. Non identificò il vero motivo della condanna a morte, o meglio dell'esecuzione di due che 'sapevano troppo' e che era bene, per superiori interessi nazionali, far tacere, almeno secondo la volontà, di una parte del Fnl. Come questo film diseguale, con momenti strepitosi, invenzioni poetiche folgoranti (quel portarsi dietro le pesanti pizze, anche nelle situazioni più pericolose...) sbagliato nel cast (e non nella bravura dei due protagonisti, Zingaretti e Bellucci, che sarebbero stati fantastici Gino Cervi e Assia Noris, star introverse, non radianti e di velocità sadica come i nostri) anche se, senza di loro, niente film." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 20 maggio 2008)

"Giordana si è tenuto a metà: Valenti e la Ferida c'erano quando Koch torturava, ma non parteciparono, anzi sia pure flebilmente protestarono. Certo, Giordana, non arriva a farne una copia modello. Tra tirate di cocaina e sesso violento Luca Zingaretti e Monica Bellucci fanno del loro meglio per rafforzare l'immagine dell'accoppiata maledetta. L'anima cosiddetta dannata del duo è comunque lui, Monica per la centesima volta nella sua ventennale carriera, subisce e soffre." (Giorgio Carbone, 'Libero', 20 maggio 2008)

"Se e quanto fossero coinvolti in queste atrocità non è mai stato chiarito, ed è piuttosto credibile il ritratto che Marco Tullio Giordana fa di Valenti bastian contrario ed esteta decadente, esagitato, immaturo, provocatore, trascinato dal suo dannunzianesimo in un'avventura autodistruttiva. (...) Giordana, che ha nel cassetto da più di vent'anni la sceneggiatura scritta con Enzo Ungari e Leone Colonna, non è nuovo a queste imprese; nel 2003 a Cannes prese il volo 'La meglio gioventù'. Meno appassionato e straziante del film del 2003, 'Sanguepazzo' è interessante soprattutto nella descrizione di un carattere nazionale ribelle e narcisista ma debole di pensiero, eroe di cause sulle quali non s'interroga e perciò incapace di autodeterminazione e preda facile di dipendenze. Allora come oggi." (Emanuela Martini, 'Il Sole 24 ore', 20 maggio 2008)

"'Sanguepazzo' poggia molto sulle spalle di Luca Zingaretti - ormai uno dei tre quattro grandi attori italiani - un Osvaldo Valenti misurato e convincente sia nell'esorbitante arroganza sia nella ridotta umanità. Più mitigato l'arricchimento dato da Monica Bellucci, forse troppo statutariamente bella per disegnare le pieghe di un essere solo apparentemente debole e sottomesso. Comunque, nell'ultima inquadratura, quando la coppia stordita si allontana incredula per una falsa libertà che annuncia il crepitio dei mitra, si ha la sensazione di una vera storia italiana." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 20 maggio 2008)

"Una storia vera, una storia inventata, una storia esemplare. È curioso il destino di 'Sanguepazzo', il film di Marco Tullio Giordana. (...) Stabilito il contesto storico, reinventato con sensibilità moderna e gran gusto per il mélo, ma senza tradire la complessità dell'epoca, 'Sanguepazzo' compie un'operazione salutare nel nostro cinema così timoroso e politicamente corretto: racconta quei giorni decisivi con gli occhi di due maledetti. Non per facile revisionismo, come speriamo nessuno dirà, ma per porre domande che non hanno colore politico ma fanno parte di quel processo di accertamento della verità senza cui non si dà nessuna memoria collettiva e tanto meno nessuna pacificazione. Niente riabilitazioni postume insomma, né accuse retroattive. Ma una serie di dubbi sulle ragioni politiche che condussero a quella fucilazione. E una ricostruzione-reinvenzione d'epoca che grazie anche all'eccellente cast (Luca Zingaretti, Monica Bellucci, Alessio Boni, Maurizio Donadoni, Giovanni Visentin, Luigi Diberti...) spazza via schematismi e semplificazioni. Auguriamogli il successo della 'Meglio gioventù'. Per cominciare a fare finalmente i conti col lato oscuro della nostra storia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 maggio 2008)

"'Sanguepazzo' si prefigge di sciogliere - sia pure con cautela cerchiobottista - i nodi più oscuri della vicenda che chiamano in causa l'adesione popolare al fascismo, la sciagurata epopea della Repubblica di Salò, i caratteri della guerriglia partigiana e delle due anime in conflitto all'interno di essa. La ricostruzione a bagnomaria tra storia e invenzione è, però, assai di maniera, la catena degli episodi enfatica e didascalica e l'inevitabile tocco «poetico» d'autore alquanto invadente: handicap ancora trascurabili rispetto a quello della mancata qualità evocativa dei protagonisti. Tra i quali si salva solo Luca Zingaretti, che è un Valenti credibile nella sua miscela di deboscia, cialtroneria e donchisciottismo, mentre Monica Bellucci annaspa nel ruolo di una Ferida trasformata in santino e Alessio Boni non va al di là di una corrucciata fotogenia. Giordana vorrebbe farci capire come i patetici amanti, fucilati a Milano da partigiani dopo lo scempio di piazzale Loreto, fossero stati in realtà 'uccisi' dalla stessa Italietta piccolo borghese che ne aveva subito il fascino più scandalistico che divistico; ma il lodevole intento è frustrato da espressioni, dialoghi e situazioni decisamente finti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 maggio 2008)
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