RocknRolla

GRAN BRETAGNA - 2008
2/5
RocknRolla
Un truffatore russo orchestra la falsa vendita di un terreno coinvolgendo una serie di personaggi loschi della malavita londinese in un gigantesco raggiro. Ne scaturisce una divertente commedia piena di equivoci.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX D-20, HDTV, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: DARK CASTLE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2009)
  • Data uscita 24 Aprile 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Favia


Siamo nei bassifondi di una Londra contemporanea dove il mercato immobiliare è diventato il più fruttuoso su cui investire e speculare. Ma sia One Two (Gerard Butler), capo di una banda chiamata Mucchio Selvaggio, sia l’imprenditore russo Uri Obamavich (Karel Roden), devono negoziare i loro traffici con lo spietato Lenny Cole (Tom Wilkinson).
Una serie di casualità però finisce per coinvolgere nell’affare più scottante e pericoloso della città un giovane tossico ex rockstar (Toby Kebbell) creduto morto da tutti, in realtà più vivo che mai.
Il regista/sceneggiatore di Lock & Stock e Snatch, Guy Ritchie, ritorna nella sua Londra con un nuovo film d’azione e umorismo dove una serie di storie parallele finiscono per ricongiungersi in un finale a sorpresa. La regia sempre dinamica e palpitante riesce bene nella sua funzione di mastice narrativo, trasportando lo spettatore nel complesso intreccio di personaggi. Tra questi spicca la figura del fascinoso Butler (300) che strizza l’occhio al personaggio di George Clooney in Ocean’s Eleven ma riesce da subito a prendere le simpatie del pubblico in sala.
Ritchie ha del talento da vendere ma la storia, pur ricca di colpi di scena, non lascia il segno.

NOTE

- PROIEZIONE SPECIALE AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

CRITICA

"Nei film di Guy Ritchie, l'ex-signor Madonna scoperto con le commedie criminali Lock & Stock pazzi scatenati' e 'Snatch' non contano le trame sempre labirintiche e abbastanza simili. Contano i dettagli, il ritmo, il susseguirsi vertiginoso e a tratti quasi stucchevole di colpi di scena, trovate di regia, battute, servite da personaggi truci e irresistibili. Perché in fondo tutti sono un po' artisti, nessuno è abbastanza criminale o demente o banalmente interessato da rinunciare al piacere in nome del guadagno. Perfino i tossici sono troppo tossici per non tentare di vendere pellicce in piena estate, ma troppo orgogliosi per non recedere dal numero da fiera con cui vantano le loro merci. Ognuno insomma vuole eccellere in ciò che fa, fosse anche torturare, accoltellare, pestare, minacciare con coltelli lunghi come un braccio, o far secco un buttafuori enorme con un colpo di matita acuminata. E anche i dubbi dei numerosi protagonisti (tutti eccellenti, fantastici Tom Wilkinson e Gerard Butler) sono di natura a ben vedere estetica e morale: il membro di una banda può andare a letto con un altro membro della gang che si scopre gay, derogando almeno per una notte alla propria indiscutibile virilità? Che domande? Deve farlo, se il compagno sta per andare in galera. Ma che succede se, dopo, si scopre che in galera non ci va più e che tutti, nella banda, sapevano? È dura insomma fare il criminale. Ma non per le solite ragioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 ottobre 2008)

"Grande divertimento ha suscitato infine la sortita di 'RocknRolla', il nuovo film con cui Guy Ritchie tenta di consolarsi dalla rottura coniugale con Madonna. Il regista di 'Lock & Stock - Pazzi scatenati' e 'Snatch' vi accentua, se possibile, la sua visione folle, grottesca e «scorrettissima» della Londra malavitosa e peccaminosa, dando il via a una girandola d'immagini che rendono il concetto tradizionale di trama una molesta anticaglia. Basti dire che nella lotta di tutti contro tutti fra gangster spaccaossa, bellezze perverse, tossicomani rockettari e gay muscolari, fa la sua sporca figura un micidiale magnate russo chiaramente ispirato a Roman Abramovich... Chi conosce lo stile di Ritchie sa che si tratta di un frullato di sequenze sopra le righe e azione sanguinaria, scandito da musica metallara e montato e dialogato come correndo a fari spenti in autostrada: se ne tenga alla larga lo spettatore che nutre preoccupazioni pedagogiche o di contenuto e si accomodi estasiato quello che ama farsi sballare da un humour nero nichilista e contemporaneo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 31 ottobre 2008)

"Le peripezie sono articolate in modo non-lineare; con colpi di scena troppo frequenti per sorprendere e con una innegabile energia, ma non divertente come nelle vecchie serie B (quelle che piacciono a Tarantino). Malgrado il bel cast, a partire dal carismatico Gerald Butler, troppo 'visto' per essere eccitante." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 aprile 2009)

"Guy Ritchie (si) sogna Tarantino, ha fame di noir glamour, snocciola i Clash e Lou Reed, cerca il 'fottuto tutto', sbava per consegnare al Cinema una scena cult: ci prova con un dialogo sugli schiaffi e con una scena di sesso fatta solo di pochi gemiti, una zip eretta e uno scatto di accendino. Guy Ritchie non è Tarantino." (Alessio Guzzano, 'City', 24 aprile 2009)

"Guy Ritchie, ex Madonna, travolto da insoliti destini, torna ora allo stile grottesco per informarci che Londra è oggi la capitale del musical e del malaffare. Ce lo dice con leggerezza da strip, tra i Coen e Tarantino ma senza averne i rispettivi meriti, suonando sempre le stesse note in contrapposizione rosa sul nero, humour che riguarda l'horror dell'avidità umane. Tutto senza far lezione morale ma prolungandosi oltre 2 ore, nonostante dialoghi talvolta brillanti e prestazioni di sofisticata violenza verbale da parte di Gerard Butler, da poco lasciato a Sparta in '300', Tom Wilkinson, Thandie Newton: un mix canzonatorio ma non casuale sul potere oggi del crimine trasversale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 aprile 2009)

"Una favola contemporanea. Che a forza di paesaggi, prove da superare, 'intimità' fra adulti, bambini, animali, evoca un mondo in via di estinzione ma sepolto nella memoria ancestrale di ognuno di noi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 aprile 2009)
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