Rocco e i suoi fratelli

ITALIA, FRANCIA - 1960
Una povera vedova, Rosaria, lascia in treno, con i suoi quattro figli, il paese della Lucania in cui è nata, per trasferirsi a Milano, dove vive il figlio maggiore, Vincenzo. Questi non può fare molto per la famiglia, ma riesce ad introdurre i fratelli nel mondo del pugilato. Simone, il più ambizioso, si dedica con fervore alla nuova professione, ma dopo un promettente inizio, finisce per frequentare ambienti poco raccomandabili. Rocco invece trova lavoro in una lavanderia, Vincenzo ottiene un impiego saltuario, Ciro diventa un operaio specializzato, e Luca, il più piccolo, si industria per guadagnare anche lui qualche soldo. Simone ha una relazione con Nadia, una prostituta che dopo qualche tempo finisce in prigione. Rocco la ritrova nella piccola città di provincia dove presta servizio militare: tra i due germoglia un sincero affetto, e, tornati entrambi a Milano, fanno progetti di matrimonio. Ma anche Simone è innamorato di Nadia, e avendola sorpresa col fratello, la violenta dopo aver picchiato selvaggiamente Rocco. Questi tronca la relazione con Nadia e si dedica tutto al pugilato. I debiti e gli imbrogli di Simone portano la famiglia sull'orlo del fallimento. Rocco, per salvare la famiglia, accetta un contratto propostogli da un impresario. Simone, giunto all'estremo dell'abiezione, uccide Nadia. La famiglia non può più difenderlo. Simone è arrestato, mentre Rocco conquista allori sul ring.

CAST

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA MOSTRA DI VENEZIA (1960). NASTRO D'ARGENTO PER MIGLIOR FILM, MIGLIOR SCENEGGIATURA E MIGLIOR FOTOGRAFIA IN BIANCO E NERO. DAVID DI DONATELLO 1961 PER MIGLIORE PRODUZIONE (GOFFREDO LOMBARDO).

- TRA GLI ATTORI CITATI NEI TITOLI DI TESTA, PASSARELLI, MASOERO E FRANCA VALERI NON SONO STATI INDIVIDUATI NEL FILM.

- VERSIONE RESTAURATA DAL CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA, PRESSO I LABORATORI DI CINECITTA'.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 3 APRILE 2009 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14.

- NEL 2016 ESCE IN SALA LA VERSIONE RESTAURATA IN 4K DALLA CINETECA DI BOLOGNA IN COLLABORAZIONE CON TITANUS, TF1 DROITS AUDIOVISUELS E THE FILM FOUNDATION PRESSO IL LABORATORIO L'IMMAGINE RITROVATA. IL RESTAURO È STATO FINANZIATO DA GUCCI E THE FILM FOUNDATION.

CRITICA

"(...) Visconti ha composto il suo romanzo cinematografico (...) allargando il discorso de 'La terra trema' e formalmente discostandosene nell'abbandono di molte preziosità plastiche e figurative. Opera severa e possente, è stata tacciata da alcuni (la sequenza dell'assassinio di Nadia, il ritorno di Simone e la disperazione...) di troppo turgida violenza espressiva (...) ma coloro che sono rimasti sgradevolmente colpiti dalle scene troppo 'forti' dimenticano che i personaggi sono dei meridionali e che sono colti nel climax della tragedia con quel tanto di fosco e di strugente che esso deve comportare (...). E' importante che con 'Rocco' (...) Visconti abbia raggiunto i precordi degli umili (...) che abbia fissato per sempre un momento della società italiana in evoluzione". (Pietro Pintus, "I Giorni", 20 settembre 1960)

"Fosco, vigoroso e chilometrico (melo)dramma popolare, in bianco e nero, con cadenza da tragedia greca, ispirato a un romanzo di Giovanni Testori, sceneggiato da un club di campionissimi, ambientato in una Milano fredda e ostile, già trent'anni prima di Bossi. Luchino Visconti calca un po' la mano nelle troppe scene madri (quanti guai con la censura) ma sa dirigere gli attori come pochi. Tanto è vero che perfino Alain Delon non è mai sembrato così bravo". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 22 settembre 2001)

"Se siete pronti a un film in bianco e nero di 170 minuti (la stessa durata di 'The Hateful Eight'...) è il vostro momento: la Cineteca di Bologna riporta al cinema 'Rocco e i suoi fratelli', uno degli indiscussi capolavori del cinema italiano classico. Rocco è del 1960: è il film 'coevo' della 'Dolce vita', uscito in uno scorcio di Novecento in cui il cinema italiano era indiscutibilmente il migliore del mondo. (...) Rivedere Rocco suscita pensieri contrastanti. Da un lato si prova profonda nostalgia per una stagione culturale irripetibile e ci si conferma nell'opinione che si tratti del grande romanzo sull'Italia del dopoguerra che la letteratura non ci ha saputo dare. Dall'altro è a tratti sconcertante vedere come la lezione del neorealismo - della quale Rocco è figlio- fosse stilisticamente e ideologicamente complessa, per non dire ambigua. Visconti vuole raccontare con toni da epopea l'immigrazione dal Sud a Milano, mescolando Testori e Dostoevskij (il triangolo Rocco-Simone-Nadia viene dall''Idiota') e cercando assoluto realismo nelle scene di violenza, ripristinate grazie al restauro curato dal direttore della fotografia Giuseppe Rotunno. (...) Verismo e romanzo, realtà e finzione, Storia con la maiuscola e storie con la minuscola. Dentro 'Rocco e i suoi fratelli' ci sono tutte le contraddizioni dell'Italia moderna, basta questo a farne un film indispensabile." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 marzo 2016)
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