Quale amore

ITALIA - 2005
Quale amore
Andrea, nato in una ricca famiglia dell'alta finanza internazionale, durante un concerto viene folgorato dalla bellezza di Antonia, una famosa pianista capace di coinvolgere la platea con la sua musica. Decide all'istante di sposarla nonostante la contrarietà della madre e le chiede di dedicarsi solo alla famiglia. La nascita di tre figli, i problemi di salute di uno di loro e la routine matrimoniale spingono Antonia a voler tornare alla musica e alla creatività della sua vita di concertista. L'incontro con Davide, un violista ricco di talento, materializza in Andrea i sospetti più atroci: la moglie non appartiene più solo a lui. Per Andrea, che ritiene l'amore coniugale un vincolo totalizzante e vuole salvare la purezza del loro matrimonio, non resta che ucciderla. E' il suo aberrante bisogno di certezze a spingerlo a una lucida follia che lo porta all'uxoricidio e, quindi, a un manicomio criminale in Svizzera. In un grande aeroporto, durante una pausa forzata dovuta a una tempesta di neve, Andrea racconta tutto questo a uno sconosciuto mentre sta andando negli Stati Uniti ad incontrare i figli per la prima volta dopo aver scontato parte della pena.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo "Sonata a Kreutzer" di Lev Tolstoj
  • Produzione: LIONELLO CERRI PER LUMIÈRE & CO., RAI CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON AMKA FILMS PRODUCTIONS, TSI-TELEVISIONE SVIZZERA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2006)
  • Data uscita 17 Novembre 2006

RECENSIONE

di Boris Sollazzo

Sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj racconta di un nobile latifondista e una grande artista, patita del piano e dell’omonima opera di Beethoven. Un sentimento impossibile, assoluto, che rende inconciliabile amore coniugale e passionale. Imprudente, se non presuntuoso, il presupposto di potere attualizzare questo capolavoro. Ovvero l’intento di Maurizio Sciarra in Quale Amore. E’ Giorgio Pasotti il “lucido folle” d’amore, geloso e possessivo, qui capitalista banchiere d’affari (tra i pochi ritratti riusciti del film). Vanessa Incontrada, invece, è il suo oggetto del desiderio, troppo algida e lontana pur nella sua fisicità esposta e sensuale. La sua Antonia, musicista appassionata, è il centro di un dramma anacronistico, maschilista, moralista. Figlio dell’ottocento, appunto. Ma quella di Tolstoj era una donna straordinaria e consapevole, non la vittima che vediamo sullo schermo, passiva nel subire il desiderio selvaggio e (auto)distruttivo che provoca. Sciarra segue alla lettera il russo, senza interpretarne la potenza espressiva e passionale. Il risultato è un formalismo caricaturale. Una scommessa, quella di Sciarra, ambiziosa e consistente (quasi quattro milioni di euro il budget), ma purtroppo persa. Piacevole sorpresa però l’ottimo cameo del presidente del Festival di Locarno Marco Solari, che gli consegnò nel 2001 il Pardo d’oro per Alla rivoluzione sulla due cavalli.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DGC ITALIANO REPUBBLICA E CANTONE TICINO.

- PRESENTATO IN 'PIAZZA GRANDE' A LOCARNO 2006.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2007 PER LA MIGLIOR MUSICA.

CRITICA

"Se è innegabile che le storie di "amour fou" esistano anche oggi, il limite del film sta nel fatto che il contesto odierno risulta incongruo con la magniloquenza dei dialoghi, mentre Sciarra non riesce a trovare un "chiave" drammatica per motivare la tragedia: né in senso tradizionale (la forza dionisiaca della musica, che in Tolstoj scatena la gelosia) né in senso moderno (Andrea considera la moglie una proprietà, però non può possederne che il corpo). Generosa nell'esibire le proprie grazie, Vanessa è troppo radiosa per la cupa tragedia." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 17 novembre 2006)

"Dalla Russia alla Svizzera, dalla nobiltà terriera all'alta finanza, dal 1889 al 2006. E dalla pagina, muta, al cinema, che di musica è invece impastato. Adattando (con Claudio Piersanti) 'La sonata a Kreutzer' di Tolstoj, Maurizio Sciarra opera una serie di slittamenti significativi, come a dire che è cambiato tutto e non è cambiato nulla. Così la musica, che in Tolstoj veicolava passioni ineffabili e accendeva la gelosia, diventa qui il mondo di pure emozioni a cui il marito anela. (...) In questa chiave e in certi dettagli rubati, proprio in senso musicale (gli sguardi d'odio sulla coppietta in aereo, il rapporto malato con la madre), sta il meglio di un film che, come in Tolstoj, raffredda a dovere la vicenda facendola raccontare dall'uxoricida a un viaggiatore sconosciuto (Arnoldo Foà). Mentre il suo delirio diventa un'invettiva contro il mondo di oggi, falsamente democratico, asservito all'immateriale (la finanza, i computer), ormai patologicamente incapace di amore. Da Tolstoj a Houellebecq, per dirla con uno slogan. Senza ritorno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 novembre 2006)

"L'idea che si potesse trarre qualcosa di utile da un racconto classico come la 'Sonata a Kreutzer' di Tolstoj non era peregrina, ma nella mani di Cukor, di Mannelli, se non paradossalmente in quelle dei nostri Matarazzo e Frignone. Purtroppo anni di minimalismo e di soap opere hanno modificato gli stili di scrittura in una sorta di imbarbarimento di un melodramma ottocentesco. (...) Tra party in villa, regali costosi e incomprensioni sempre meno latenti il matrimonio declina verso una crisi inarrestabile, fino alla tragedia finale. Imbarazzante per l'ambientazione, il film frana per la manifesta inadeguatezza degli interpreti. Non si passa impunemente da 'Zelig' a Tolstoj e la pur volenterosa Incontrada dimostra che non si può seguitare a far interpretare tutti i film alla Buy, alla Bobulova o alla Mezzogiorno. Un'autentica lobby che ha disintegrato le residue velleità di rendere internazionale il nostro cinema. Il povero Pasotti recita con una dizione appiccicosa, mantenendo una allucinata fissità, privando il personaggio di ogni umana vibrazione. Alcuni fantasmi del passato rendono l'operazione ancor più malinconica, come il viscontiano Stefano Patrizi e Maria Schneider, per chi la riconoscesse." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 17 novembre 2006)

"Amore e morte. Ispirato dal racconto di Tolstoi 'La sonata a Kreutzer', già molto frequentato da cinema e teatro, Maurizio Sciarra firma un dramma della gelosia raccontato dal reo confesso Pasotti non più in treno ma all'aeroporto all'occasionale amico Foà, teste d'un amore infelice tra un ricco banchiere e una bella pianista. Scandito nei tre tempi della sonata di Beethoven il film, pur tagliato dell'imbarazzante finale, manca di un baricentro emotivo, non scotta soprattutto nel dialogo, nonostante l'impegno a condannare la mercificazione dei sentimenti e gli spietati rapporti di coppia inficiati da complessi di colpa. Certo si trasloca l'azione dall'800 all'oggi svizzero, casa da melodramma borghese patinato in cui il traffico affettivo sembra già indirizzato in un zig zag spazio temporale, ma prevedendo che all'impegnata Incontrada cadano le spalline non una ma una mezza dozzina di volte." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 novembre 2006)

"Una storia d'amore, di passione, di gelosia. Ma soprattutto la storia di un amore che diventa possesso distruttivo, di un delitto che scaturisce dalla necessità di certezze assolute. Per raccontare tutto questo forse non c'era bisogno di attingere al romanzo di Tolstoj 'Sonata a Kreutzer' come ha fatto Maurizio Sciarra per il suo 'Quale amore', presentato in anteprima all'ultimo festival di Locarno. Se non altro perché la trasposizione della tragedia amorosa dalla Russia ottocentesca alla Svizzera dei giorni nostri sfrutta inevitabilmente le suggestioni del modello socioculturale dei privilegi dei rampolli di qualche dinastia che conta. E poi al di là di certe dichiarazioni dell'autore, prevale l'alta televisione patinata, irrobustita dall'incisiva sensualità dei due protagonisti Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada che si mostra per la prima volta senza veli. (...) Tutto questo viene raccontato in flash-back da Andrea a un anziano sconosciuto mentre si reca negli Stati Uniti per incontrare i figli. Fotografia elegante, ambientazione rigorosa, crescendo drammatico emotivamente efficace." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 18 novembre 2006)
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