Policarpo, ufficiale di scrittura

ITALIA - 1958
Policarpo De Tappetti è un modesto impiegato ministeriale della Roma del primo novecento: è un impiegato diligente, ma il suo eccessivo zelo gli ha attirato l'antipatia del cavaliere Pancarano, suo capo ufficio. Un incontro casuale delle due famiglie al Pincio fa sì che Gegè, il figlio di Pancarano, s'innamori di Celeste, la giovane figlia di Policarpo. Di fronte alla corte che le fa Gegè, rivelatosi futile e superficiale, la ragazza si mostra alquanto perplessa; ma la famiglia, sedotta dal miraggio di un brillante matrimonio, tanto insiste che alla fine i due si fidanzano. Del tutto contrario al progettato matrimonio è il cavalier Pancarano, che, ritenendosi di nobile lignaggio, vorrebbe vedere Gegè sposato ad una signorina del gran mondo. Per distogliere il figlio dal proposito di sposare Celeste, il cavaliere avvicina Edelweiss, una cantante di varietà, che Gegè frequentava, e mediante il regalo di una certa somma ottiene che la domenica successiva Edelweiss si faccia vedere, da Gegè, sulla spiaggia di Ostia, in tutto il suo fascino. Succede quello che il cavaliere prevedeva: Gegè lascia Celeste per correre dietro alla sua antica fiamma. Celeste intanto ha conosciuto Mario, un meccanico, giovane serio ed onesto, del quale si è innamorata. Con l'aiuto di Mario la ragazza ha imparato a scrivere a macchina ed ora varrebbe trovare un posto di dattilografa. Policarpo si oppone al corteggiamento di Mario e all'idea che la figlia vada a lavorare: ma alla fine è costretto a cedere. Celeste si fidanza a Mario, mentre Policarpo, calligrafo dlplomato ed acerrimo nemico della macchina da scrivere, deve, per ordine del Ministero, trasformarsi in dattilografo. Al cavalier Pancarano giunge intanto una sgradita notizia: Gegè ed Edelweiss, fuggiti insieme a Venezia, si sono sposati.

CAST

NOTE

- IL FILM HA PARTECIPATO AL FESTIVAL DI CANNES (1959) DOVE HA RICEUTO IL PREMIO PER LA MIGLIOR COMMEDIA.

- NASTRO D'ARGENTO PER I MIGLIORI COSTUMI.

- TARGA D'ORO DAVID DI DONATELLO A RENATO RASCEL (1959).

CRITICA

"Gli interventi di Soldati sull'abile ma facile sceneggiatura di Age e Scarpelli sono riusciti a dare al film quell'umore che era inutile cercare di estrarre dal libro un pò vecchiotto di Gandolin. Ma una mano robusta al regista l'hanno data gli attori (...). A tratti il film si trasforma in una specie di album delle figurine del nostro cinema: il più riuscito di questi personaggi-lampo è il prestigiatore di De Sica". (V. De Carlo, "Schermi", 125, 1959).
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