Orecchie

ITALIA - 2016
3/5
Orecchie
Un uomo si sveglia una mattina con un fastidioso fischio alle orecchie. Un biglietto sul frigo recita: "È morto il tuo amico Luigi. P.S. Mi sono presa la macchina". Il vero problema è che non si ricorda proprio chi sia, questo Luigi. Inizia così una tragicomica giornata alla scoperta della follia del mondo, una di quelle giornate che ti cambiano per sempre.
  • Durata: 90'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP (1:1.85)
  • Produzione: COSTANZA COLDAGELLI PER MATRIOSKA IN COLLABORAZIONE CON FRAME BY FRAME, REC, TIMELINE
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2017)
  • Data uscita 18 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Ti svegli la mattina. E già capisci che non sarà una giornata come le altre. Un fastidioso fischio alle orecchie, infatti, ti ricorda quanto, pur volendo il contrario, il tuo “stare al mondo” deve convivere con il noise del contorno. Con il fastidio dato dalla superficiale normalità che ti circonda, fatta di improbabili incontri, di otorinolaringoiatri che ti rimbalzano a gastroenterologi burloni, di fast food con impronunciabili e immodificabili menù, di madri in cerca di nuove avventure, o “performer” che non sanno bene neanche loro come definirsi…

Perché di definito, alla fine, c’è rimasto ben poco: e allora, oltre a cercare di capire per un’intera giornata chi sia quel Luigi, “tuo caro amico morto”, come recita il biglietto che ti ha lasciato la tua compagna sul frigo, forse è il caso che ti dia da fare affinché gli angoli del sorriso della tua amata tornino ad allargarsi un po’ di più. Magari provando a lasciarti andare, accettando quel fischio alle orecchie. E confondendolo con il resto.

Tra il surreale e il tragicomico, in un suggestivo bianco e nero (di Francesco Di Giacomo) che prova a incastrare alcuni angoli di Roma da una prospettiva inusuale, il film di Alessandro Aronadio segue l’incedere di Daniele Parisi e lo fa con il giusto tocco minimale, inanellando una serie di situazioni, di confronti, capaci spesso di strappare il sorriso: la giustapposizione è tra la follia più o meno presunta degli altri (numerose le partecipazioni, da Silvia D'Amico a Pamela Villoresi, da Ivan Franek a Rocco Papaleo, da Milena Vukotic, da Andrea Purgatori a Massimo Wertmuller, senza dimenticare il professor Alberto Abruzzese...) e l'insofferenza del protagonista, con il quale spesso e volentieri siamo chiamati per forza di cose ad empatizzare. Perché quel senso di smarrimento, di scollamento con la realtà che ci circonda, ci accomuna (chi più, chi meno), ma sappiamo che per restare "vivi" - ogni tanto - dobbiamo imparare ad accettare qualche compromesso.

Una piccola sorpresa, da recuperare, in Biennale College.

NOTE

- PROGETTO INTERNAZIONALE SOSTENUTO E PRODOTTO DA 'BIENNALE COLLEGE'. REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON ROMA LAZIO FILM COMMISSION.

- ANTEPRIMA MONDIALE ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016), NELL'AMBITO DI 'BIENNALE COLLEGE', DOVE HA OTTENUTO: PREMIO ARCA CINEMAGIOVANI COME MIGLIOR FILM ITALIANO, MENZIONE FEDIC-IL GIORNALE DEL CIBO. DANIELE PARISI HA VINTO IL PREMIO NUOVOIMAIE TALENT AWARD COME MIGLIOR ATTORE ESORDIENTE.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2017 COME MIGLIORE COMMEDIA.

CRITICA

"Diciamo subito che è un film kafkiano, così sia. (...) Coraggiosa impresa che spiazza la media pessima della nostra commedia non evitando banalità vintage e didascalie inutili in quello che l'autore Alessandro Aronadio definisce un road movie a piedi. Naturalmente per Roma." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 maggio 2017)

"L'inusuale fotografia in bianco e nero è la cifra, che all'occhio contemporaneo risulta fatalmente stravagante e sofisticata, di questa commedia nera, romana nell'ambientazione ma non molto italiana nello spirito." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 18 maggio 2017)

"Seconda prova del palermitano Aronadio (dopo il premiato, ma meno convincente, 'Due vite per caso'), è una valida alternativa alla fabbrica di commediole ostinatamente in serie, imposte dal brand di comici famosi. (...) Un fischio all'orecchio, un ignoto amico morto, un bancomat impazzito e un otorino sadico burlone sono le coordinate del risveglio a tappe di questo narcisista incartato (forse troppo ingessato dalla sceneggiatura), una sorta di Nanni Moretti finito in un film di Marco Ferreri di lunghe sequenze analitiche. Ampio cast centrato, dal protagonista Balducci a mamma Villoresi. Out off da timbrare con un 'si veda!" (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 18 maggio 2017)

"C'è l'esimio sociologo Alberto Abruzzese alle prese con i videogame, e altri cammei eccellenti, da Rocco Papaleo a Ivan Franek e Andrea Purgatori. Ci sono echi da 'II fischio al naso' (parto immaginifico di Ugo Tognazzi, Dino Buzzati e Rafael Azcona,1966), c'è un cazzeggio romano metropolitano e un bianco e nero indie - e 'wannabe' - d'Oltreoceano, e c'è una scommessa vinta dall'incubatore della Mostra di Venezia Biennale College, che l'ha tenuto a battesimo, e dal regista, all'opera seconda, Alessandro Aronadio. (...) Tra divertissement e cialtroneria, semplificazioni e debolezze, Orecchie si fa ben vedere: la sinestesia dell'anno." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 18 maggio 2017)

"Il film di Aronadio è inusuale per il cinema italiano. Una comicità alla Allen e una regia alla Kaurismäki gli ingredienti di questo divertente affresco, in bianco e nero, per raccontare il senso di smarrimento e il comodo rifugio nell'anonimato." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 maggio 2017)

"Ognuno dei personaggi che incontra ha il volto di un grande nome del cinema e del teatro italiani: Milena Vukotic, Pamela Villoresi, Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti. Supplente di filosofia, incapace di «difendersi» dalla follia che lo circonda, il protagonista di 'Orecchie' è un rappresentante della generazione dei trenta-quarantenni italiani - della loro vita precaria avviata verso un futuro incerto che il film racchiude ironicamente nel racconto di una giornata storta. Con tanto di finale volutamente «all'americana» - dice lo stesso Aronadio - in cui l'unica soluzione per trovare un senso alla follia circostante è trovare qualcosa in cui credere, o magari arrendersi ad essa." (Giovanna Branca, 'Il Manifesto', 17 maggio 2017)
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