Ogni maledetto Natale

ITALIA - 2014
Massimo e Giulia hanno storie e vite molte diverse. Quando si incontrano però scatta il colpo di fulmine. C'è solo un problema: il Natale si avvicina minaccioso. La decisione di trascorrere le Feste con le rispettive famiglie si rivelerà un'insospettabile catastrofe dai risvolti tragicomici. Potrà il loro amore sopravvivere al Natale?

CAST

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: IMPREBANCA, GROUPAMA, SQM; CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE CINEMA; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO.

CRITICA

"É la vendetta della 'Vita è meravigliosa', cioè di quel clima di buonismo natalizio imperante, senza sconti per nessuno. Il terzetto di autori di Boris, Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo ci offre finalmente una commedia originale, spiritosa, con un'idea forte e soprattutto senza corna, telefonini, psichiatri, sindromi di Peter Pan. (...) La trovata di tenere fissi i due piccioncini (Alessandro Cattelan e Alessandra Mastro-nardi) e di far roteare invece il cast in due distribuzioni identiche ma opposte, dà al racconto una vis comica speciale basata sulla buona sceneggiatura e su una capacità di osservazione non banale che si riflette in una prestazione di gruppo da parte di una compagnia di attori spiritosi. Corrado Guzzanti vince come cameriere filippino, ma anche la sua matta sorella Caterina, poi c'è una Morante d'annata, un sempre bravo Mastandrea, il già citato Pannofino che non risparmia gag, Giallini che rischia ormai l'overbooking di presenze ed altri che minori non sono perché il jolly dell'anti-cinepanettone è proprio la sintonia di tutti per uno e uno per tutti. Per una volta, nella commedia italiana, si ride e non ci si vergogna."
(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera' 4 dicembre 2014)

"Non aprite quella porta! Quale porta? Una qualsiasi, sotto Natale non bisogna varcare nessuna soglia, evitare con cura cene e festeggiamenti, soprattutto non conoscere gente nuova, la gente nuova è pericolosissima. Ne sanno qualcosa i due piccioncini innamorati da cui parte questa efferata commedia (anti) natalizia girata dai ragazzi terribili di Boris (Cattelan e Mastronardi). Che dopo essersi incontrati in modo già rocambolesco, fanno l'errore di passare il Natale insieme. (...) Cattelan terrorizzato dai facinorosi parenti della sua bella (nascosta da parrucca e scialletto c'è una comica Laura Morante, ma la risata vera la strappa Caterina Guzzanti che spia Cattelan al bagno), a rendere 'Ogni maledetto Natale' uno dei film più divertenti della stagione. Anche perché gli attori, affiatatissimi, gareggiano in follia e ognuno di loro dà il suo contributo all'orgia di vessazioni di cui è vittima Cattelan (...). Purtroppo dopo questa prima parte, riuscita perché evoca in chiave ipergrottesca le radici paesane (e rimosse) di tre quarti degli italiani, ce n'è un'altra che ci catapulta, con gli stessi attori, tra i super ricchi. E qui di colpo non si ride più, forse perché i ricchi non hanno radici, non hanno un terreno comune a parte i soldi, non hanno un dialetto - infatti per far ridere ci vogliono i servi, ed ecco Guzzanti con parrucca e dentiera fare la caricatura politicamente scorrettissima (ma non imprevedibile) del domestico filippino, mentre gli altri, a parte Giallini, girano un po' a vuoto. Insomma anche 'Ogni maledetto Natale' cede alla sindrome autolesionista che mina tanto cinema italiano di questi anni: grande partenza, arrivo incerto. Nobel della medicina chi isolerà il virus." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 dicembre 2014)

"Non sono ancora arrivati i cinepanettoni che già ci capita tra capo e collo l'anti-cinepanettone con 'Ogni maledetto Natale'. Ne1 2010 di 'Boris - Il film' - clone cinematografico della omonima serie televisiva - il trio di registi Ciarrapico-Tonre-Vendruscolo si cimenta questa volta proprio con uno dei generi più longevi del cinema italiano (il cosiddetto cinepanettone, appunto, che già sbeffeggiavano nel loro primo lungometraggio). Quello natalizio è solo lo spunto per far uscire il film in questo periodo. Quello che i tre registi compiono è dinamitare una serie di meccanismi fondanti di generi e sottogeneri del cinema italiano. Cominciando proprio da quello più semplice della commedia natalizia, ma anche della commedia tout court, risolta nel geniale ribaltamento di ruoli all'interno del plot. (...) I fratelli Corrado e Caterina Guzzanti, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Francesco Pannofino e Laura Morrete si sdoppiano mettendo così in scena una sorta di mondo rovesciato dove il secondo si specchia nel primo in una gara al ribasso di moralità e di cinismo che sfiora la dabbenaggine. Riuscito? Mah, si premia il tentativo, almeno qualcuno ci prova." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 4 dicembre 2014)

"Opposizione per via interna: nella liturgia politica di un tempo si definiva 'entrismo'. Aborrendo il fenomeno dei cine-panettoni classici o rigenerati, il trio di «Boris» congegna in questo senso una commedia che rientra come confezione nel famigerato sottogenere, ma ne sabota sistematicamente spirito e logica. «Ogni maledetto Natale» permette, infatti, alla non espurgata cattiveria marca Ciarrapico-Vendruscolo-Torre di giocare con il proprio stile e all'annessa compagnia stabile di complici-interpreti, d'esibirsi a briglia sciolta in una nutrita serie di siparietti, gag e assoli che sorpassano di gran lunga la fragile consistenza della sceneggiatura. Lo spettatore si trova al cospetto, insomma, di una girandola grottesca e demenziale che punta alla compiaciuta demolizione non solo dei riti della più invasiva festività nostrana, ma anche della realtà acquisita di una ricorrenza ormai ricattatoria, sia sul piano spirituale che su quello affettivo. Il prologo dell'innamoramento a prima vista tra Massimo e Giulia finge d'essere rassicurante, ma ben presto il disinvolto e credibile Cattelan, al suo esordio sullo schermo, e la vezzosa Mastronardi di «I Cesaroni» entreranno nell'inferno del Natale, accolti al massimo delle loro pessime prerogative dai mostri di entrambi i parentadi. Prima un paesino della Tuscia dove la paranoia si veste d'incontinente populismo, ruspante sentimento e pantomime tra il trogloditico e l'animalesco; poi lo spostamento nel lusso di una famiglia romana aristocratica, ma altrettanto agghiacciante a causa del formalismo, l'avidità, la follia e il finto moralismo. L'espediente clou consiste nello sdoppiamento degli attori che sono sempre gli stessi, benché non sempre assegnati a personaggi speculari: è così possibile godersi un doppio show di sbracamento nonsensico in cui i top player Mastandrea, Pannofino, Guzzanti e Giallini sono uguagliati in rendimento da una perfetta Morante e un astro nascente come il monumentale Fresi. «Ogni maledetto Natale», sia ben chiaro, è talmente sui generis da rischiare un tipo di comicità sofisticata che le platee popolari solitamente non apprezzano. Ma la lotta di pochi cineasti coraggiosi contro la volgarità provinciale e il buonismo ruffiano, merita in ogni caso il nostro massimo rispetto." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 27 novembre 2014)

"Al secondo film, il trio di creatori della serie di culto Boris, Ciarrapico, Torre e Vendruscolo, alza il tiro senza ancora trovare il giusto ritmo - il gioco a specchio avrebbe necessitato maggior perizia di regia e controllo di stile - ma questo loro Natale è più spregiudicato, cattivello e, in fondo, onesto di tanti altri." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 27 novembre 2014)

"Finalmente una commedia ferocemente intelligente sulla 'famiglia a Natale', che scompagina i cinepanettoni puntando su dialoghi al vetriolo e un cast corale al meglio delle sue possibilità." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 27 novembre 2014)

"Qual è stato l'asso nella manica della 'commedia all'italiana' nei suoi anni migliori tra i decenni 50 e 70 con apice intorno ai 60? Al di là dell'importanza dei più conosciuti e celebrati risultati - 'La grande guerra', 'Divorzio all'italiana', 'Il sorpasso' - quale fu il decisivo segreto, il tocco fondamentale? Il formarsi, a monte di una definizione che come tutte le classificazioni storico-critiche arrivano a posteriori, di un insieme di energie che circolavano e si travasavano da un'esperienza a un'altra, di una ricchezza collettiva e diffusa di creatività e stimoli. Gruppo formato da sceneggiatori, registi, attori, produttori e perfino musicisti. Alcuni più centrali (Sordi, Age e Scarpelli, Monicelli e Risi ) altri più laterali, ma il coinvolgimento fu massiccio e toccò quasi tutto il nostro cinema: tanto da fare della commedia una sorta di genere 'della Nazione'. Che tutti insieme fondarono un sentimento, affondando le rispettive radici in una vari età e molteplicità di esperienze che spaziavano dal giornalismo satirico al teatro di varietà, passati attraverso la temperie neorealista del dopoguerra e/o il servizio alla comicità di Totò o Fabrizi, e infine riconoscendosi nell'euforico spirito contemporaneo del 'boom' e in sintonia con le pur caute 'aperture a sinistra' di una società in ebollizione e avida di democratizzazione oltre che di consumo. Sentimento che produsse un tipo di cinema 'per tutti' radicalmente diverso da altre tradizioni di commedia: comico ma anche drammatico. I tre titoli sopra ricordati ne sono memorabile dimostrazione. Un 'brand' inconfondibile. Dopo, anche se nella storicizzazione condivisa quella stagione si conclude a metà degli anni 70 (con la nostalgia di 'C'eravamo tanto amati', con la goliardia senile di 'Amici miei', con la novità tragicomica di Fantozzi) o a limite con 'La terrazza' di Scola (1980), quel modello ha trovato degnissimi eredi, primo tra tutti Paolo Virzì. Ma 'cani sciolti'. II 'sentimento' non c'è stato più, né il collettivo né la sintonia d'insieme. Ora ecco 'Ogni maledetto Natale'. Riuscito e divertente, anche se forse non interamente riuscito e omogeneamente divertente. Ma la cosa che più conta è che dentro a questo film si fa sentire una bella promessa di novità. Una promessa di recupero del 'sentimento' di cui sopra. Lo zoccolo duro viene da 'Boris', la serie televisiva del trio Ciarrapico-Torre-Vendruscolo. Ed è interessante che per una volta si possa dire anche da noi che la serialità televisiva, che in Italia sconta una notevole arretratezza, funziona da laboratorio e vivaio. II tema della scadenza natalizia, vista come una jattura, si presta a immaginare che una giovane coppia appena formata (coppia non comica ma più da commedia romantica ) faccia i conti con le rispettive famiglie. (...) A interpretare i ruoli delle due estese famiglie è il medesimo gruppo di attori che si sdoppia: Francesco Pannofino, i tre irresistibili sceneggiatori di Boris Valerio Apnea, Massimo De Lorenzo, Andrea Sartoretti, Stefano Fresi, Caterina Guzzanti, Valerio Mastandrea e Marco Giallini, con il tocco imprevisto di Laura Morante. E su tutti Corrado Guzzanti surreale, travolgente soprattutto come maggiordomo filippino della famiglia ricca." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 26 novembre 2014)
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