Non si ruba a casa dei ladri

ITALIA - 2016
2/5
Non si ruba a casa dei ladri
Storia della a riscossa di un cittadino onesto, Antonio che si vendica di Simone, un intrallazzatore disonesto. Antonio inizialmente vorrebbe denunciarlo, ma poi, conoscendo l'Italia, un paese nel quale l'iter della giustizia è lunghissimo e spesso incerto, decide di vendicarsi in un'altra maniera: scopre che il suo nemico ha nascosto in una banca svizzera i proventi delle sue malefatte e decide di organizzare un "colpo" per riprendersi quello che gli è stato rubato. Una grande truffa ai danni di un disonesto della politica. Per compiere l'impresa, perché d'impresa si tratta, Antonio mette su una piccola banda, formata da non professionisti i quali hanno in comune una sola cosa: anche loro sono stati truffati dalla politica corrotta. Il colpo si svolge a Zurigo dove ha sede la banca nella quale Simone ha nascosto i soldi. Con una serie di imprevedibili e divertenti risvolti, e con una buffa sostituzione di persone, parte un meccanismo comico ad orologeria. E il colpo ha inizio...
  • Altri titoli:
    Non si ruba in casa dei ladri
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: MEDUSA FILM, REALIZZATO DA INTERNATIONAL VIDEO 80, IN COLLABORAZIONE CON SKY CINEMA
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 3 Novembre 2016

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
L’Italia della crisi e della disoccupazione arriva puntuale sullo schermo a cura dei fratelli Vanzina, i nostri stakanovisti della commedia a buon mercato, che sciorinano il solito campionario aggiornato di vittime e mostri del Belpaese. C’è il lavoratore oppresso dai “padroni”, il quale però non si piega, e insegue la sua rivincita cimentandosi in macchinose truffe, che scendono dritte da film dello stampo di American Hustle. Ma non aspettiamoci il carisma di Christian Bale o il fascino di Bradley Cooper, perché i nostri divi sono Vincenzo Salemme e Massimo Ghini.

Salemme veste i panni di Antonio, il titolare di un’impresa di pulizie che ha perso il suo appalto più importante, e Ghini è il faccendiere di turno. Con i suoi intrallazzi sta mandando in rovina una persona onesta, ma il colpo di scena è dietro l’angolo: l’uomo apparentemente innocuo sa aspettare, e troverà la sua vendetta in quel di Zurigo, dove le banche svizzere nascondono i soldi dei riccastri.

Carlo Vanzina è ormai da decenni il portabandiera della commedia che un tempo si chiamava “all’italiana” e aveva ben altra spina dorsale. Figlio del grande (e ai suoi tempi sottovalutato) Steno, con il fratello Enrico alla sceneggiatura, ha firmato alcuni dei maggiori successi commerciali degli anni ’80 e ’90, e ha sulla coscienza il merito (o la calamità, secondo i punti di vista…) dei cinepanettoni. I vari “Natale a” hanno spinto il pubblico, partendo da amene località dolomitiche, verso lidi sempre più esotici, dove i nostri compatrioti in terra straniera continuano ancora oggi a esportare senza vergogna i loro vizi travestiti da virtù. Ma questa volta non siamo a Miami o a Dubai, e non è neanche Natale: siamo in Italia, dove ogni regola viene aggirata come sempre da chi si crede più furbo, o lo è davvero e se ne vanta. Alcuni (pochi) finiscono in gattabuia. Altri la fanno franca, e le vittime di turno possono solo aspettare la prossima, immancabile fregatura.

Antonio/Salemme non è un uomo che si dispera, e tra una battuta e uno sberleffo, s’improvvisa maggiordomo a casa dell’acerrimo nemico. Questo è l’inizio di una serie di sketch ripetitivi, che non sempre fanno ridere. Vedere il protagonista che si scaccola nella tazzina del caffè può far cascare le braccia, e quando un napoletano s’improvvisa “burino” diventa imbarazzante. Va un po’ meglio col dialetto piemontese di Mauro Mattioli, “romano de Roma”, che azzecca a sorpresa il tono che fu di Macario.

Non si ruba a casa dei ladri aggiunge poco o niente alla sterminata filmografia dei Vanzina. Ma forse è una pretesa ingenua da parte nostra che siano loro a rinverdire (tanto per restare in famiglia) i fasti di Guardie e ladri o di Piccola posta o di Febbre da cavallo. Peccato, perché i fratelli avrebbero, oltre al consolidato mestiere, intelligenza e spirito da vendere, oltre a un indubbio fiuto per l’aria che tira. Sono bravi ma, per usare un termine, scolastico, non s’impegnano, e tirano via. Vogliamo trovare una nota positiva in questo film? Segna il ritorno sul grande schermo di Manuela Arcuri, che mancava dal 2003. Poteva farne a meno? Allora vabbe’, non ci resta che piangere.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: ENRICO E CARLO VANZINA.

CRITICA

"Nonostante qualche gag da querela (...) il nuovo film dei Vanzina (...) ha un suo tempismo quasi giallo che lo difende da cadute e inadempienze di sceneggiatura. Attori tutti in gioco, saltando di classe sociale, ma nelle sabbie mobili del trash: simbolo di neo volgarità ignorante, Manuela Arcuri funziona come spot in coppia con Massimo Ghini, che aveva iniziato con Schiller. Salemme e Stefania Rocca portano avanti il piano alla Dürrenmatt in un gioco di banche e cassette." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 novembre 2016)

"Dalla Camilluccia all'Alberone, come sintetizza una battuta del film, passando per la Svizzera. E per una trama acchiappatutto che cita i classici della commedia italiana, ma anche successi più recenti come l'irresistibile 'American Hustle' (e tante altre 'stangate' americane). Senza la profondità di quella grande commedia sulle maschere, ma con un copione solido e vivace che regala a tutto il cast occasioni di divertimento. Estraendo dalle retrovie di Mafia Capitale una storia di corruzione e vendetta senza età che però calza come un guanto al presente. In un cinema sempre più protetto, per buone e cattive ragioni, e sempre meno popolare, i fratelli Vanzina sono forse l'ultima 'ditta' che lavora ai ritmi frenetici di una volta. Il che significa confrontarsi continuamente con l'attualità senza cadere nelle imitazioni, già inflazionate in tv, ma senza nemmeno potersi permettere invenzioni troppo elaborate. Il segreto di questo cinema sta nella variazione, arte meno facile di quanto sembri, ovvero nella capacità di combinare in modo sempre nuovo un numero definito di ruoli, caratteri, accenti, situazioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 novembre 2016)

"Piacerà anzi alzerà l'indice di gradimento normalmente riservato ai film dei Vanzina. Merito della fattura. Che è ampiamente sopra lo standard di tutti i coinvolti. Dallo script (battute pungenti come non è facile sentire) ai componenti di un cast sulla carta non entusiasmante ma che qui entusiasma. Mattioli dopo 42 anni in cinema s'impone come una «maschera» che avrebbe fatto schiattare d'invidia pure Aldo Fabrizi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 novembre 2016)

"Spassosa commedia dei Vanzina, puntuali cantori del costume che cambia, stavolta pronti a irridere l'Italia dei disonesti. (...) Un film troppo simile al loro stesso 'In questo mondo di ladri' di dodici anni fa. Però si ride e tanto (o poco?) basta." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 novembre 2016)
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